Eglantyne Jebb

Save the Children è una delle più importanti Organizzazioni internazionali indipendenti (Ong) per la promozione e la tutela dei diritti di bambini e bambine e adolescenti. È presente in 122 nazioni oltre che con programmi sanitari ed educativi, con azioni di pressione sui Governi affinché si emanino leggi a tutela dei minori e dei loro diritti.
Nella nostra nazione è presente come Onlus dal 1999 e opera quotidianamente per sottrarre minori vittime di pedopornografia e di sfruttamento sessuale. Fornisce supporto a minori migranti senza accompagnamento e tutela dallo sfruttamento lavorativo. Negli ultimi anni si è impegnata nel contrasto della povertà educativa digitale delle bambine e bambini più poveri.
Dal 2014 ha costituito i c.d. “Punti luce” ubicati soprattutto nelle periferie e nelle zone più degradate della nostra città, per offrire formazione gratuita ai e alle giovani fino ai diciassette anni.

Non tutti, però, sanno che la madre di Save the Children è Eglantyne Jebb, che fondò l’organizzazione a Londra, insieme alla sorella Dorothy, coniugata Bexton, il 15 aprile del 1919.
Eglenthyne era un’infermiera volontaria, nata il 25 agosto 1896 a Ellesmere nel Regno Unito. Dopo essersi laureata all’Università di Oxford in Storia Moderna iniziò a insegnare nelle scuole elementari; in seguito si trasferì a Cambridge. Durante la Prima guerra mondiale diventò Dama della Croce Rossa e quell’esperienza la segnò profondamente venendo direttamente a contatto con le sofferenze che la guerra provocava a bambini e bambine. Subito dopo il conflitto decise di agire concretamente, colpita dai disagi e dalla povertà che bambine e bambini austriaci e tedeschi, considerati figli dei nemici, stavano subendo a causa dell’embargo. Inizialmente ebbe delle difficoltà a reperire fondi per la sua causa: anche l’Inghilterra aveva le sue morti da piangere e le vittime della povertà da assistere; ma, in seguito, coadiuvata anche da un gruppo di suffragette, riuscì nell’intento. Fu addirittura arrestata a Londra, rea di aver distribuito dei volantini che ritraevano una bambina austriaca denutrita.

Non si arrese di fronte alle difficoltà e fece un appello a tutte le donne britanniche: «Mi rivolgo alle mie connazionali perché mi aiutino a sollevare la questione della salvezza delle vite infantili in Europa, in modo totalmente al di fuori della politica. Che siano le donne di questo Paese a intraprendere un lavoro che gli uomini, nelle loro organizzazioni politiche sembrano incapaci di portare avanti».
Scrisse a Papa Benedetto XVI per avere anche il supporto della Chiesa cattolica e il papa rispose all’appello con un’enciclica chiedendo a tutte le chiese sparse per il mondo di non ignorare l’appello.

Nel 1923 elaborò e scrisse la prima Carta internazionale dei diritti dell’infanzia e soleva ripetere che l’educazione infantile deve «raccogliere l’eredità del mondo»: il rispetto per le donne, per gli anziani, per i popoli lontani geograficamente, la gentilezza anche nei confronti degli animali, sono delle qualità che vanno inculcate sin dai primi anni di vita, se si vuole costruire un futuro di pace. La Carta, l’anno successivo, venne adottata dalla Società delle Nazioni con il nome di Dichiarazione di Ginevra. Sempre su questa Carta si basa la Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 1989, ratificata da gran parte delle nazioni del mondo.
Si recò anche in India, incontrando Gandhi, per sensibilizzare e contrastare i matrimoni precoci, ancora oggi una delle piaghe più purulente in tante, troppe parti del mondo.

Eglanthyne morì prematuramente a soli 52 anni, ma Save The Children continua ancora oggi a esistere. Non diventò mai madre per scelta, ma le sue e i suoi figli sono stati, sono e saranno tutti i bambini e le bambine del mondo.

«Il futuro è nelle mani dei bambini. Che ogni bambino affamato sia nutrito, ogni bambino malato sia curato, ad ogni orfano, bambino di strada o ai margini della società sia data protezione e supporto».

***

Articolo di Ester Rizzo

Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Ist. Sup. di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) nel corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzoLe Ricamatrici, Donne disobbedienti Il labirinto delle perdute.

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