Mappe territoriali ed empowerment femminile. L’esperienza di Torino

Nell’atto di costruire una mappa si dà voce e visibilità alle cose che vengono segnalate e messe in risalto. Inoltre se l’azione di mappatura è collettiva e aperta a tutte e tutti, il potere della mappa aumenta perché, sia essa di segnalazione o di denuncia, diventa uno strumento non solo per dare informazioni utili, ma per comunicare la visione di realtà della comunità che l’ha costruita, permettendo di aprire la comunità stessa a tutte e tutti coloro che consultano la mappa.
Insomma una mappa non solo descrive la realtà, ma dà forma ad una certa visione che vogliamo avere del mondo.
Non è un caso infatti che, negli ultimi anni, stia aumentando il numero di gruppi formali e informali che si dedicano alle mappature come strumento per dare voce alle donne e per riscattarle dal ruolo di marginalità che la storia ha sempre riservato loro, influenzando enormemente il presente. Una lettura di genere degli spazi urbani (come quella portata avanti dal progetto Sex and the City) che sta dando vita ad un numero crescente di mappe, da quelle che segnalano i luoghi in cui le donne sono state vittima di violenza a quelle che supportano le ricerche di attivisti (come il progetto Crowd2Map che mappa le aree rurali della Tanzania dove avvengono le mutilazioni genitali femminili), dalle cliniche dove curarsi alle palestre dove allenarsi, dai bagni pubblici urbani agli spazi per la comunità LGBTQI+, dalle statue di donne alle vie intitolate a figure femminili.

Del potere della mappa sono ben consapevoli le socie e i soci di Toponomastica femminile che hanno fatto della mappatura uno strumento fondamentale della loro battaglia per un mondo più inclusivo e rispettoso della figura femminile. L’associazione, da qualche mese, ha fatto un passo ulteriore, sperimentando l’uso di una tecnologia digitale civica che potenzia la mappatura affiancandole una bacheca con funzionalità social. Stiamo parlando del social network civico FirstLife, lo strumento pubblico e gratuito, sviluppato dal Dipartimento dell’Università degli Studi di Torino e co-progettato con la cittadinanza, che permette di mappare non solo spazi urbani ed elementi fisici ma anche le entità effimere, come le storie, le esperienze, le narrazioni sottili, velate e nascoste che costituiscono l’anima delle cose e l’identità stessa dei luoghi; tutto questo grazie alla bacheca associata alla mappa dove è possibile radunare informazioni, racconti, discussioni e materiali, tenendo traccia dell’importantissimo sistema di parole, immagini e idee che sta dietro ad ogni luogo.

Non è un caso infatti che molte mappature nascano in seno a gruppi Facebook (come nel caso della stessa Toponomastica femminile) o Telegram o da discussioni in mailing list. FirstLife offre la possibilità di riunire mappa e community in un unico strumento, libero da interessi economici, comodo da usare e sicuro, dando accesso ad un mondo virtuale strettamente connesso al reale, dove è la comunità che decide cosa mappare e a che cosa dare voce. Per questo, negli anni, FirstLife ha dato vita ad un ecosistema di mappe, chiamate verticalizzazioni, ciascuna dedicata a comunità e tematiche diverse, a gruppi formali e informali, ricerche e indagini.

Notte della ricerca, 2021

Dallo scorso settembre tra le verticalizzazioni ce n’è una dedicata alla toponomastica femminile, con una mappatura dei luoghi urbani intitolati a figure femminili nella città di Torino, costruita in collaborazione con l’associazione Toponomastica femminile e la delegazione torinese coordinata da Loretta Junck. Sulla mappa sono stati georeferenziati strade, piazze, giardini, ecc. intitolati alle donne, a ciascuno dei quali corrisponde una card, pubblicata nella bacheca interattiva, con una breve biografia della figura a cui sono intitolati dove è possibile contribuire con commenti, discussioni, integrazioni e anche partecipare a sondaggi. Come è avvenuto in occasione del lancio della piattaforma, durante la Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori dello scorso settembre, quando è stato aperto un sondaggio per l’intitolazione dei giardini di via Revello.

Notte della ricerca, 2021

L’attività è stata un pretesto per coinvolgere le e i primi utenti della piattaforma e per dimostrare quanto la riflessione sull’equilibrio di genere nella simbologia urbana sia una questione collettiva che riguarda tutte e tutti e che si porta dietro molti significati ed emergenze.

Durante l’evento Toponomastica femminile con FirstLife ha partecipato anche alla Caccia al Tesoro del Rally della Scienza, un’attività destinata alle ragazze e ai ragazzi tra gli 8 ai 13 anni che hanno manifestato per la questione un interesse quasi inaspettato.

Incontro Carpinteri, scuola Perotti
Incontro Junck, scuola Perotti

Da qui è nata così una seconda iniziativa, quella di portare Toponomastica femminile nelle scuole, all’interno dei progetti educativi offerti da FirstLife per i percorsi di educazione civica, per lo sviluppo di competenze digitali e di cittadinanza attiva. Al momento FirstLife sta lavorando con le classi della Scuola Secondaria di Primo Grado dell’I.C. Perotti Toscani nella Circoscrizione 3, coinvolgendo due classi in un approfondimento sulla toponomastica.

Incontro a scuola Perotti

Ad una prima fase teorica tenuta dalle nostre operatrici sono seguiti gli incontri con le esperte di Toponomastica femminile Loretta Junck e Donatella Carpintieri che hanno coinvolto le ragazze e i ragazzi raccontando l’esperienza dell’Associazione e offrendo loro una panoramica sulle tematiche legate alla questione femminile: lo stereotipo, la disparità tra donne e uomini nella storia, la marginalità della figura femminile, l’importanza del linguaggio di genere, la lacuna iconografica, la discriminazione estetica e ancora le proposte per il futuro. In questi giorni le classi stanno incontrando e intervistando alcune delle figure femminili importanti per il loro territorio, tra queste Lucia Bianco e Nacer Hakim del gruppo Abele, Monica Cerutti, ex assessora regionale alle pari opportunità, e Francesca Troise, presidente della Circoscrizione 3. Infine le e gli studenti saranno coinvolti in una simulazione di intitolazione di uno spazio scolastico. Tutto questo verrà registrato, mappato, restituito e conservato sulla piattaforma EDU di FirstLife che riporta la mappatura di Toponomastica femminile su Torino e che le ragazze e i ragazzi arricchiranno di considerazioni, ricerche ed esperienze.

Per quanto il percorso sia in una fase intermedia possiamo già dire che i risultati sono molto interessanti e che le ragazze e i ragazzi hanno colto appieno la forza che sta dietro all’intitolazione di un luogo, il significato, la storia e l’opportunità di dare una svolta al futuro a partire da un’azione di crowdmapping come quella portata avanti da Toponomastica femminile. È bello vedere lo stupore e l’indignazione sui loro volti sentendo storie di discriminazione e subordinazione del passato, è rincuorante notare l’attenzione con cui partecipano alle attività e il loro entusiasmo durante l’attività «Tra cent’anni a chi vorresti fosse intitolata la tua via?» tirando fuori proposte disparate: da Rita Levi Montalcini a Bebe Vio, da Liliana Segre a Samantha Cristoforetti, da Raffaella Carrà a Chiara Ferragni, e anche a Maria Pia Ercolini, presidente di Toponomastica femminile, che dicono «dovrà sicuramente essere ricordata nella storia per aver dato il via a questa ricerca».

Siamo certi che tutto questo aiuterà ad arricchire ulteriormente la mappatura e a trasformarla in uno strumento originale a disposizione delle persone che vi accederanno e di chi ha sul territorio potere decisionale, affinché in futuro possa tenere conto di questo punto di vista sulla città. Citando le e gli studenti: «Questa mappa è importantissima, aiuta a conoscere il tema e a discuterne, perché sui libri c’è qualcosa ma non molto e invece tutto questo fa parte del nostro passato e quindi del presente che dobbiamo conoscere per fare meglio in futuro!».

Nelle prossime settimane le classi saranno impegnate in nuove attività.

Continueremo ad aggiornarvi sui prossimi sviluppi.

***

Articolo di Chiara Sonzogni

Architetta e giornalista pubblicista, mi occupo di Architettura e Società studiando e sperimentando metodi, processi e dispositivi che esaltano lo spazio, sia pubblico che privato, come strumento di crescita per l’individuo e la collettività. Ho maturato esperienza in processi di partecipazione collettiva e co-progettazione. Sono a mio agio nelle intersezioni tra discipline da cui attingo spunti inaspettati e soluzioni inusuali.

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