Neera e Paola, le altre “arpie” di Fallaci

«Le donne Fallaci sono state tutte arpie. Lo erano le nostre antenate, lo era Oriana, lo sono io. Solo nostra madre era una donna buonissima. Infatti non era una Fallaci», ha spiegato Paola nel settembre 2007 in una intervista a «Vanity Fair». Ma perché proprio arpia, termine utilizzato generalmente con accezione negativa? «Le arpie, nella mitologia, erano creature con il corpo metà donna e metà uccello, tremende, cattive, ma con una grande spiritualità. Le donne Fallaci me le ricordano: hanno sempre avuto il coraggio di ribellarsi, in primis al fascismo, dicendo pane al pane e vino al vino, a costo di essere odiose. Hanno avuto la forza di non sposarsi, in epoche in cui se non avevi un marito non eri niente, e anche di innamorarsi di un’altra donna, quando di lesbiche non si parlava neppure», queste le parole di Paola. Come ricordava la celebre sorella? «Oriana aveva una marcia in più. Nessuno poteva competere con lei: era troppo intelligente. Come se non bastasse, studiava, leggeva, si documentava moltissimo».

Il papà con le figlie

Edoardo Fallaci (1904-1988), artigiano, tenacemente antifascista e iscritto al Partito socialista, e Tosca Cantini (1906-1977), casalinga, avevano quattro figlie: Oriana, Neera, Paola ed Elisabetta, adottata. «Sono nata a Firenze il 29 giugno 1929 da genitori fiorentini. Da parte di mia madre, tuttavia, esiste un “filone” spagnolo: la sua bisnonna era di Barcellona. Da parte di mio padre, un “filone” romagnolo: sua madre era di Cesena. Connubio pessimo, com’è ovvio, nei risultati temperamentali. Mi ritengo comunque una fiorentina pura. Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione. All’estero, quando mi chiedono a quale Paese appartengo, rispondo: Firenze. Non: Italia. Perché non è la stessa cosa». Così Oriana Fallaci amava raccontare le origini sue e delle sorelle (La vita di Oriana narrata da Oriana stessa per i lettori dell’«Europeo»). Ma chi erano davvero le sue sorelle? Oscurate dalla personalità ingombrante della primogenita, hanno subito il destino di altre donne meritevoli di attenzione e di ricordo. Proviamo a riportarle alla memoria collettiva.

Libro di Neera Fallaci Dalla parte dell’ultimo, 1974.

Neera, la secondogenita, era nata nel 1932 ed è morta a soli 52 anni, il 20 luglio 1984. Giovanissima aveva iniziato l’attività di giornalista al quotidiano toscano La Nazione, poi si era trasferita a Milano con lo zio Bruno Fallaci, giornalista a sua volta, e Oriana. Era stata inviata del settimanale Oggi. Ma la notorietà le era arrivata con la pubblicazione della pregevole biografia di don Lorenzo Milani, dal titolo Dalla parte dell’ultimo (1974), con cui aveva vinto il Premio Campione. Un lavoro straordinario e sempre attuale perché per la prima volta l’intera vita del parroco di Barbiana veniva percorsa ed esplorata anche negli avvenimenti più remoti e nelle pieghe più sconosciute, in un testo arricchito da documenti originali, fotografie, scritti inediti.

Libro di Neera Fallaci Di mamma non ce n’è una sola, 1981.

A questo proposito si può leggere una bella intervista al pittore Hans Joachim Staud incontrato dalla scrittrice nel 1973, quando era gravemente ammalato, il quale aveva avuto un ruolo essenziale nella gioventù di Milani come insegnante d’arte e maestro di vita, colui che lo introdusse all'”assoluto spirituale”.

Notevole successo aveva ottenuto anche l’altro suo libro: Di mamma non ce n’è una sola, uscito nel 1981, sul tema delle adozioni; un problema scottante e, a distanza di quaranta anni, ancora vivo che era riuscita a delineare con grande sensibilità attraverso interviste con persone direttamente interessate, protagoniste di casi sia precedenti alla legge del 1968 sia successivi.

Paola, la più piccola, era nata il 15 gennaio 1938 ed è morta il 5 dicembre 2021 nella casa di Casole, nella campagna di Greve in Chianti, dove viveva da anni circondata dai suoi animali. Raccontò una volta in un’intervista pubblicata su La Nazione: «Mi sarebbe piaciuto fare Agraria, ma in famiglia storsero il naso. Oriana, un giorno, mi convinse a provare con la fotografia. Diceva che avrei guadagnato bene, che potevo seguirla nei suoi viaggi. Mi comperò una Leica M3, l’accompagnai a intervistare Giovanna di Bulgaria e, visto che gli scatti del fotografo ufficiale vennero male, pubblicarono i miei». Anche lei giornalista, aveva collaborato a Tempo, prestigioso settimanale dell’epoca, e Oggi. Sulla rivista Annabella si occupava di questioni femminili. A parte un breve periodo in cui ha lavorato in tv come intervistatrice a Domenica in, è sempre rimasta lontano dalle luci della ribalta, fino a quando, dopo la morte di Oriana, aveva ingaggiato una lunga battaglia legale per l’eredità familiare che l’aveva opposta a uno dei suoi due figli, Edoardo Perazzi, nominato dalla famosa zia esecutore testamentario.

Paola Fallaci

Risale dunque al 2007 la questione che vide Paola, insieme all’altro figlio Antonio, fronteggiare Edoardo che aveva affidato documenti privati a quotidiani di destra e fatto pubblicare, incompiuto, il libro di Oriana: Un cappello pieno di ciliegie, storia della famiglia Fallaci tra il 1773 e il 1889, da cui mancava tutta la parte relativa al XX secolo e, in particolare, alla Resistenza.

In una intervista al quotidiano La Stampa (14.8.2008) Paola affermava: «Io, di Oriana, sono la massima esperta mondiale, non per meriti e studi particolari, ma semplicemente perché sono stata sua sorella per quasi settant’anni. Gli ultimi tempi non ci siamo frequentate, mi aveva chiesto di andare a New York con lei e credo che il libro c’entrasse qualcosa, non aveva bisogno di me soltanto per assisterla come ho fatto per mesi qui in campagna. Ma io le dissi di no, primo perché a mia volta ero di nuovo ammalata di cancro, secondo perché non volevo abbandonare tutto, terzo perché temevo le sue reazioni, l’ho vista maltrattare, scacciare troppa gente per non essere allarmata. […] Aveva bisogno delle scenate e delle confidenze al muto servo di turno per spiegare quanto era infelice. Dopo si sentiva meglio, ma il povero disgraziato che aveva fatto a fettine? “No, a New York non ci vengo, resta qui con me fra Milano e la campagna, andiamo avanti così”. Ma Veronesi non le piaceva (“Si siede sul bordo del letto e mi fa le carezzine sulle guance”), voleva ritentare con l’oncologo di New York».

Tre anni dopo Paola abbandonò di nuovo il consueto riserbo, rattristata dalla vendita della casa di Manhattan (che avrebbe voluto destinata ad una fondazione), e presentò un esposto alla Procura di Firenze impugnando il testamento di Oriana, in cui Edoardo veniva nominato unico erede, sostenendo che in calce ci sarebbe stata una firma falsa; nel 2015 il Tribunale fiorentino ha disposto l’archiviazione dell’inchiesta «perché il fatto non sussiste».

È stato il figlio Antonio a dare l’estremo saluto alla madre con un post su Facebook datato 6 dicembre: «Ieri notte è morta mia madre Paola Fallaci, giornalista, femminista, mamma. Per starle vicino abbiamo passato due anni incredibili vicino a lei, tra la natura straordinaria di Piuca, infiniti ricordi e grandi progetti. La mamma era una persona bizzarra, radicale, molto sentimentale: ci volevamo sinceramente bene. Con lei si scioglie ogni radice con la mia famiglia di origine e si perde il cognome Fallaci anche se io, Benedetta e tutti i nostri figli conosciamo bene tutto il valore della mia famiglia e ne conserveremo la storia con orgoglio e riconoscenza. Mamma: ti ricordi quando ero bambino e mi svegliasti in piena notte per andare a vedere le stelle cadenti, abbracciati, sulla scala di Casole? Ne conservo ancora il ricordo del profumo affettuoso di gelsomino. Buonanotte mamma: ci ritroviamo in giardino».

In copertina. Paola e Oriana Fallaci.

Con la scomparsa di Paola, ci ha fatto piacere ricordare tutt’e tre le Fallaci, “arpie” dal carattere forte, giornaliste e testimoni del XX secolo.

***

Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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