È importante parlare di sessualità

Abbiamo incontrato Giulia Ariani, Caterina Camilli, Federica Cocuzzoli e Beatrice Papisca, ostetriche dell’Associazione Selene di Roma. Ci hanno raccontato in cosa consiste il loro lavoro e perché parlare di sessualità sia così importante.

Breve presentazione: cos’è l’Associazione Selene, chi siete voi, quando è nata e cosa significa Selene?
Selene è la Titanide della luna, abbiamo scelto questo nome perché è legato alla ciclicità femminile e dal momento che la femminilità è un ciclo che dura dalla nascita fino alla morte e segue la luna e le sue fasi, ci sembrava il nome più adatto.
Siamo quattro ostetriche, ci siamo conosciute all’Università e ci siamo rese conto che l’ambiente ospedaliero non ci piaceva perché non riuscivamo a dare continuità all’assistenza alle donne come volevamo. L’associazione è nata quasi quattro anni fa con l’idea di portare sul territorio informazioni il più possibile corrette, quindi all’inizio andavamo in spazi come oratori, librerie, dove potevamo portare queste informazioni fino a quando non abbiamo trovato una sede fissa che è diventata sia la sede dell’associazione che il nostro studio di ostetriche libere professioniste.
Ci occupiamo di benessere e salute femminile a 360 gradi, seguiamo le donne dalla prima mestruazione alla menopausa e oltre. Ci occupiamo anche di salute in generale, non solo di gravidanza, parto e post partum ma anche di riabilitazione del pavimento pelvico che è connesso a una serie di problemi come i dolori mestruali, i dolori durante i rapporti, le difficoltà sessuali. 

Come vincere la paura/vergogna di conoscere e affrontare la propria intimità?
Il miglior modo per vincere la paura o comunque la vergogna per affrontare le tematiche come la sessualità è parlare della propria intimità sessuale. Noi facciamo di tutto perché diventi un argomento come un altro anche se, ancora oggi, parlare della sessualità rappresenta un tabù, vengono innalzati muri che devono essere abbattuti proprio parlando della sessualità, che è anche l’unico modo per conoscersi, per sapere effettivamente le cose come funzionano, per capire cosa ci piace e cosa non ci piace, aspetti fondamentali per affrontare sia questa tematica, ma anche la sessualità con consapevolezza e soprattutto con libertà. 

Spesso questi temi non sono ben conosciuti persino da coloro che sono esperte e esperti del settore. Capita ad esempio che se si hanno dolori durante i rapporti ci si sente dire dal medico o dalla medica che è colpa dello stress o che è normale. Così non risolviamo il nostro problema e andiamo incontro a frustrazione, insicurezza, etc. Perché è importante affidarsi a persone specializzate/professioniste?
Per quanto riguardo la sessualità è importantissimo scegliere accuratamente il o la professionista a cui rivolgersi, che non dovrebbe mai essere giudicante. Quando si parla di dolore durante i rapporti o anche di assenza del desiderio, non dovrebbe limitarsi a dire semplicemente che la causa è lo stress oppure consigliare di cambiare partner per risolvere tutti i problemi. Dobbiamo ascoltare le nostre sensazioni e capire se il/la professionista ci ispira fiducia, in caso contrario rivolgersi ad altri/e; se ci sentiamo giudicate dobbiamo non solo andarcene ma anche farlo notare a chi ci sta giudicando. 

C’è una storia particolare che ci volete raccontare?
Ci sono diverse storie che potremmo raccontare che dimostrano che la riabilitazione del pavimento pelvico effettuata da sanitari che sanno fare il proprio lavoro porta dei risultati importanti. La storia che mi viene in mente riguarda una ragazza di circa trentatre anni che per vent’anni ha sofferto di dolori assolutamente invalidanti durante le mestruazioni e che prendeva almeno due farmaci al giorno. Il dolore le impediva di andare al lavoro e di uscire di casa. Dopo quattro sedute di riabilitazione al nostro studio ha completamente risolto il suo problema, ora vive con serenità le sue mestruazioni; oppure una ragazza di ventisette anni, con grandi difficoltà ad avere rapporti con il partner, al punto che la prima volta è stato impossibile anche visitarla sia per il terrore del dolore, sia per il dolore stesso. La ragazza dopo diverse sedute di riabilitazione presso il nostro studio ha ripreso tranquillamente i rapporti penetrativi con il compagno e stanno anche pensando di avere un bambino.

Si dovrebbe parlare di questi temi nelle scuole?
Assolutamente sì, bisognerebbe parlare di sessualità ed educazione sessuale nelle scuole perché la scuola è il primo mondo con cui gli e le adolescenti entrano in contatto. Tra adolescenti sono diffuse tantissime informazioni non corrette che possono essere anche essere molto pericolose in quanto loro non chiedono aiuto a persone competenti ma alla cerchia degli amici e delle amiche che ne sanno, spesso, quanto loro o addirittura meno; oppure cercano informazioni su internet. Ciò comporta molti rischi perché non vivere una sessualità consapevole, può significare, oltre ad avere gravidanze indesiderate, contrarre le malattie sessualmente trasmissibili mettendo in serio pericolo la propria salute. Per questi motivi sarebbe necessario che l’educazione sessuale divenisse una materia del programma scolastico. 

Cosa vorreste dire alle nuove generazioni di donne?
Alle nuove generazioni di donne vorremmo dire di informarsi il più possibile, di cercare informazioni corrette e di affidarsi a sanitari che comprendano i loro bisogni e le loro paure e problematiche. Soprattutto di non arrendersi e di non aver paura a esprimere le difficoltà, i dolori, perché spesso si tratta di sintomi comuni tra le donne. Avere chiaro che non c’è niente di cui vergognarsi o di avere paura, andando a fondo a quelle che sono le loro problematiche e cercando professioniste che possano veramente aiutarle.

E cosa direste alle vecchie generazioni invece?
Alle vecchie generazioni vorremmo dire che comprendiamo che ai loro tempi le cose erano diverse e le tante difficoltà affrontate, però vorremmo invitarle anche a non avere paura di far parlare di questi temi nelle scuole. Di recente è accaduto che dovevamo fare un incontro e parlare di educazione sessuale in una scuola di Catania e la mattina stessa c’è stato riferito che non avremmo più potuto farlo a causa dei genitori che non erano d’accordo che si parlasse di queste tematiche. Parlare della sessualità è un tabù ed emerge anche da questo episodio. Pensiamo invece che l’unico modo che abbiamo per proteggere i nostri figli è di parlarne e soprattutto di dare loro informazioni. Da parte dei genitori c’è la paura che i figli si approccino ai temi della sessualità in quanto hanno l’idea del bambino e della bambina sempre piccoli e non si rendono conto che in realtà i e le bambine crescono e quindi a un certo punto inevitabilmente in un modo o nell’altro arriveranno a conoscere la sessualità.
È importante che i ragazzi e le ragazze conoscano determinate tematiche con il giusto approccio visto che attualmente l’età in cui ci si avvicina alla sessualità si è anche molto abbassata rispetto alle precedenti generazioni.
Il reale problema è che ci arrivano con le parole che si dicono tra di loro, con le cose che leggono su Internet, con i porno che guardano che non sono affatto la realtà, e quindi ci arrivano completamente sfasate, senza le corrette informazioni. Pensiamo che tutto ciò sia negativo per la loro crescita e che rischia di farle sentire inadeguate rispetto alla sessualità, a causa di stereotipi e ideali completamente distorti. Ad esempio vedono nei porno dei genitali perfetti che nella realtà sono diversi e questo le porta a fare dei paragoni e alla paura di sentirsi sbagliate o comunque diverse, come riguardo al fatto che molte donne hanno le piccole labbra più grandi delle grandi labbra, cosa che è praticamente normale, ma non saperlo può generare un senso di inadeguatezza. 

Sogni e progetti per il futuro?
Per quanto riguarda il nostro futuro, la prima cosa che abbiamo intenzione di fare è di riprendere a girare sul territorio, per diffondere le nostre idee e informazioni, come facevamo prima della pandemia. Inoltre, uno dei nostri più grandi progetti che vorremmo portare avanti è quello di parlare della sessualità nelle scuole, non in maniera sporadica, come abbiamo fatto finora ma realizzare un vero e proprio progetto che sia costante perché è assolutamente fondamentale che nelle scuole ci sia un’attenzione alla diffusione della conoscenza di una sessualità consapevole.

Cosa significa essere ostetrica? Le ostetriche fanno solo nascere bambini/e?
Le ostetriche non fanno solo nascere i/le bambine, anche perché la/il bambino nasce da solo con la sua forza e quella della mamma. Noi siamo presenti per permettere che avvenga tutto nella maniera migliore per la mamma e il/la neonata. L’ostetrica sostiene la salute della donna in tutte le fasi della sua vita. La nostra idea dell’ostetrica è quella di una professionista che sostiene la donna nelle proprie decisioni, mettendola al centro di tutto il percorso.

Per quale motivo avete deciso di creare Associazione Selene? Qual è il vostro obiettivo?
Il motivo principale è stato il rifiuto di una realtà, che era quella ospedaliera che non ci apparteneva e dal fatto che vedevamo le donne solo in una fase della vita, che era quella del parto. Non le vedevamo prima e neanche dopo, ma solo al momento della nascita del figlio/a. A noi invece interessava mantenere un contatto con la donna e conoscerla prima del parto. Il nostro obiettivo fondamentalmente è quello di dare consapevolezza alle persone e di liberarle dei costrutti sociali che portiamo dietro da secoli e che ci impediscono di sentirci libere nei confronti del nostro corpo e della nostra natura, quindi parlare di determinate tematiche secondo noi serve a creare e aumentare la consapevolezza sulla salute collettiva. Un individuo consapevole del proprio corpo può fare prevenzione e quindi anche sostenere la salute collettiva. In questo modo un individuo più consapevole della propria salute è anche più felice. Le nostre attività, oltre a quelle di sostegno del travaglio e del parto, sono anche di seguire le donne durante la gravidanza e nel post partum, ci occupiamo quindi del benessere della mamma e del/la bambina, oltre a riabilitazione del pavimento pelvico, al sostegno durante le mestruazioni anche con l’ausilio delle medicine alternative, quali quella cinese.
Organizziamo incontri riguardanti la sessualità, le mestruazioni, il pavimento pelvico e parliamo delle norme di disostruzioni in caso di incidenti nell’età pediatrica. Ai nostri incontri partecipano persone di età diverse, sia ragazzi/e che adulti/e. Ad esempio ci sono persone che vengono da noi in età della menopausa e riscoprono la loro sessualità come è capitato ad alcune donne alle quali il ginecologo/a aveva detto che i rapporti dolorosi fanno parte di un destino inevitabile a causa dell’età avanzata. Queste donne hanno riscoperto una sessualità ormai dimenticata. Per la nostra società un individuo è sessualmente attivo intorno ai 20-25 anni. In realtà la sessualità con gli anni può crescere in maniera esponenziale. Il nostro metodo consiste nell’aiutare le persone in difficoltà a superare i loro disagi, accogliendole con un’apertura mentale e senza condizionamenti culturali.
Nel nostro studio si parla liberamente di questi argomenti e lo si può notare già entrando: troviamo coppette appese, dildo, sex toy, libri che parlano di sessualità, di mestruazioni, Ci piace introdurre la visita dicendo che non giudichiamo le persone ma vogliamo ascoltarle, per aiutarle a liberarsi delle loro paure e per indirizzarle verso un percorso di salute. Questo approccio le fa sentire libere di dire cose che tendenzialmente non direbbero mai a un camice bianco.

Sui vostri canali fate molta comunicazione su temi come sessualità, salute sessuale e riproduttiva, gravidanza, prevenzione. Di questi temi si parla ancora poco o non abbastanza?
Dei temi come la sessualità, la salute sessuale, la consapevolezza e le mestruazioni non se ne parla mai abbastanza. I social per certi versi aiutano, nel senso che tanti ragazzi e ragazze ricevono informazioni dalle pagine social come la nostra, ma quello che manca è la mediazione umana, ovvero avere qualcuno che a scuola o durante gli incontri medi le informazioni, quindi non ricevere soltanto l’informazione da Istagram o dal video sul Youtube, ma avere qualcuno con cui interagire, fare eventualmente domande e quindi mediare quell’informazione. Ci teniamo a specificare che le informazioni che forniamo non sono realtà assolute, perché ogni persona ha una propria sessualità, quindi è necessario capire che l’informazione non è sempre applicabile a tutti e a tutte, ma è uno spunto su cui riflettere.

Sempre a proposito dei social, voi avete la rubrica Arte Ostetrica. Come è nata l’idea di legare l’arte e in particolare la Street art al vostro lavoro?
Ci sono persone dell’associazione che hanno una forte passione per la Street Art e che l’hanno trasmessa a tutte noi, l’arte in genere e la street art ci piace molto. L’Associazione è nata anche come associazione di idee, pensiamo che il ruolo dell’ostetrica come professionista indipendente sia quello di utilizzare le mani, che sono lo strumento per eccellenza per fare tante cose, come il tocco ostetrico, percepire il bambino/a all’interno dell’addome, percepire il corpo materno. Per noi l’utilizzo delle mani viene inteso proprio come arte, utilizzare le mani per fare un lavoro, visto che come ostetriche noi non utilizziamo una strumentazione. Da questa riflessione è nata l’idea di creare una rubrica che mettesse in relazione l’espressione artistica legata a un corpo femminile o alla sessualità e collegarla al nostro lavoro. L’arte riesce a raggiungere tutti e tutte, noi spaziamo dall’arte classica a quella contemporanea, alla scultura, al testo poetico e ci siamo accorte che c’è un mondo che parla delle donne e non solo di loro, ma anche di tutto quello che c’è attorno, come le coppie, oppure dell’amore di una nonna che culla il bambino: l’arte può esprimere l’amore in diverse forme. Nell’arte c’è anche tanto attivismo, gli artisti e le artiste possono fare attivismo anche, una cosa che per noi è importante e nella quale troviamo la similitudine tra chi fa questo tipo di arte e il nostro lavoro.

Cosa significa per una donna conoscere il proprio corpo e perché è fondamentale?
Conoscere il proprio corpo è fondamentale per ogni persona per diverse ragioni. Dal punto di vista anatomico conoscersi e conoscere le parti del proprio corpo, come quella pelvica ma non solo, permette di capire, in caso di un’alterazione, come un’irritazione o un’infiammazione, che è necessario sottoporsi a degli accertamenti. Questo significa fare prevenzione e tutelare la propria salute.
Riguardo alla salute collettiva, conoscersi, fare ad esempio autopalpazione del seno mensilmente per prevenire le malattie, significa anche andare a sovraccaricare meno il servizio sanitario. La salute dovrebbe essere basata sulla prevenzione, ma se non mi conosco, non mi tocco e non mi guardo non sono in grado di fare prevenzione. È importante anche sapere, ad esempio riguardo alle mestruazioni, che devono avere un ritmo, una regolarità, il sangue dovrebbe avere una certa consistenza e un certo colore. Sono argomenti di cui non si parla, quindi una ragazza che ha una sindrome premestruale debilitante sarà portata ad evitare l’argomento. Inoltre, per quanto riguarda la sfera intima, come la zona pelvica, legata a censura, crediamo sia importante conoscere il proprio corpo in quanto la consideriamo una forma di piena libertà. Conoscersi, toccandosi mettendosi davanti a uno specchio, parlandone, ognuno con i propri tempi, senza forzature. Se possibile farsi aiutare da professioniste come noi che guidiamo le persone alla scoperta del proprio corpo. Si può provare anche da autodidatte, con un ascolto interno magari con la respirazione, ad ascoltare il proprio corpo da un altro punto di vista, non guardare soltanto il mondo esterno, ma accorgersi anche di quello che succede dentro di noi. Non è così scontato e facile, anche le persone che vengono da noi e che stanno già a uno step successivo, spesso hanno difficoltà. In questi casi noi consigliamo di iniziare a massaggiarsi il piede, in quanto socialmente accettato rispetto alla vulva, poi dal piede passare alla caviglia, poi al ginocchio per iniziare piano piano ad approcciarsi alle zone intime.
Il nostro intento è di liberare le parti intime di tutti i costrutti morali e sociali e di trattarle come una parte qualsiasi del corpo, che ha qualche funzione in più che dobbiamo imparare a conoscere, ma partire dal presupposto che è una zona del nostro corpo come un’altra che ha bisogno di cura e attenzione come tutte le altre parti.

Avete intenzione un giorno di includere nella vostra attività anche altre figure professionale, come ad esempio le psicologhe?
Noi collaboriamo anche con altre figure di riferimento come la psicologa, l’osteopata, la nutrizionista, la naturopata e la ginecologa. Ci sono figure professionali che orbitano intorno all’associazione Selene. Siamo come un albero che sta al centro e che ha altre diramazioni, senza per questo alterare la natura originaria dell’associazione.

***

Articolo di Livia Fabiani

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Livia Fabiani vive a Roma, dove si laurea in Architettura alla facoltà di Roma Tre. La sua passione per l’arte e il territorio trovano sintesi ideale nella Street Art. Curatrice indipendente di mostre e murales, dal 2020 è presidente dell’Associazione VenUs per promuovere l’empowerment femminile attraverso l’arte urbana.

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