Ketanji Brown Jackson, prima giudice afroamericana della Corte Suprema negli Usa

«Ci sono donne che non ho mai incontrato ma che hanno fatto la storia, le cui vite e sfide sono d’ispirazione per me e per migliaia di altre donne, affinché continuiamo a percorrere le nostre strade ogni giorno». Queste parole di Ketanji Brown Jackson, prima giudice afroamericana della Corte Suprema americana, sono un grande riconoscimento nei confronti delle lotte femministe che hanno permesso alle donne di emanciparsi e ottenere con molti sacrifici il loro posto nel mondo. 

Nata a Washington D.C. il 14 settembre 1970 e cresciuta a Miami, i suoi genitori conobbero fin dall’infanzia il significato della segregazione razziale, frequentando scuole e università per soli studenti di colore. Entrambi iniziarono la loro carriera come insegnanti, ma il padre decise di iscriversi alla Facoltà di legge quando la figlia andava alle scuole materne. Fu questo che fece appassionare la giovane Ketanji agli studi giuridici: adorava vedere il padre leggere i casi e preparare le arringhe, mentre lei era impegnata con i compiti. Nonostante i suoi insegnanti le avessero consigliato di “non puntare troppo in alto”, nel 1996 terminò anche lei il corso di legge ad Harvard con il massimo dei voti. Nello stesso anno si sposò con il chirurgo Patrick Graves Jackson, con il quale ebbe due bambine.

Dopo la laurea, iniziò la carriera come assistente per diversi giudici. Successivamente, dal 2000 al 2003, prestò servizio come avvocata e difensora d’ufficio, garantendo assistenza legale anche a chi non poteva permettersela. Il Washington Post ha da poco pubblicato una review dei suoi casi da difensora pubblica, sottolineando che è riuscita a vincere in diverse occasioni, ottenendo una consistente riduzione o addirittura la cancellazione delle pene per imputati e imputate. Proprio per questo motivo, molte persone di ideologia conservatrice la ritengono troppo tollerante nei confronti di chi ha commesso crimini.

Dal 2007 al 2010 proseguì il suo percorso come avvocata specialista nei processi d’appello. Nel 2009 venne nominata dal Presidente Obama membro dell’United States Sentencing Commission e nel 2012 fu confermata giudice della District Court for District of Columbia, dove si distinse per le sue sentenze contro determinate attività economiche e imprenditoriali di Donald Trump.
Già nel 2016 il Presidente la ritenne una potenziale candidata per la Corte Suprema, in sostituzione del giudice Antonin Scalia, venuto a mancare improvvisamente, ma il posto fu poi assegnato al collega Neil Gorsuch. Venendo da una famiglia afroamericana che ha subìto la discriminazione razziale, essa stessa è ben consapevole di quanto il sistema giudiziario non sia sempre equo e imparziale. Infatti nel 2019 si espresse contro la nuova legge repubblicana che prevedeva il rimpatrio immediato di immigrate/i sprovvisti di documenti, senza dar loro la possibilità di essere ascoltati in tribunale, definendola una decisione irragionevole e arbitraria. In una occasione disse apertamente: «Insegno alle mie figlie ad approcciare il mondo con uno spirito di gratitudine. Non bisogna guardare nessuno dall’alto in basso mostrando superiorità, ma si deve portare rispetto per ogni essere umano».

Il suo momento arriva il 25 febbraio di quest’anno, in seguito alle dimissioni del giudice Stephen Breyer e l’appoggio del Presidente Biden che aveva promesso la nomina di un/a giudice afroamericana, sostenuto anche dalle organizzazioni e dagli attivisti per i diritti civili.
La Corte Suprema degli Stati Uniti d’America è la più alta corte della magistratura federale, avendo ampia giurisdizione di appello su tutti i casi che passano nei tribunali federali. In quanto Corte costituzionale ha il controllo di legittimità costituzionale e può invalidare una legge ordinaria, qualora violasse la Costituzione.
Come stabilito dal Judiciary Act del 1869, la Corte è composta da Presidente e otto giudici associati. Ogni giudice ha un mandato a vita che termina con la morte, con le sue dimissioni oppure in caso di rimozione dall’incarico per accuse o condanne. Ogni membro dispone di un solo voto per decidere i casi in discussione. Le/i giudici sono proposti dal Presidente degli Stati Uniti e successivamente approvati dal Senato: il 7 aprile 2022 Ketanji Brown Jackson ha ottenuto 53 voti a favore, tra cui tre repubblicani, e 47 contrari, diventando così la prima afroamericana a ricoprire la carica di giudice della Corte Suprema. Nonostante questa significativa nomina, ancora oggi la Corte Suprema rimane a maggioranza repubblicana e conservatrice con sei giudici su nove.

Ketanji Brown Jackson ha affermato: «Per lo sviluppo della mia carriera è stato fondamentale avere il privilegio di lavorare con donne che sono dei modelli di forza e anche un punto di riferimento per tutte le ragazze, come le mie figlie, che devono essere consapevoli delle loro opportunità».

In copertina. Brown Jackson e Biden.

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Articolo di Elisabetta Uboldi

Laureata in Ostetricia, con un master in Ostetricia Legale e Forense, vive in provincia di Como. Ha collaborato per quattro anni con il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Clinica Mangiagalli di Milano. Ora è una libera professionista, lavora in ambulatorio e presta servizio a domicilio. Ama gli animali e il suo hobby preferito è la pasticceria.

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