Zlata Bartl

Il piatto si presentava bene, era invitante, lo assaggiai incuriosita: zucchine ripiene di carne. Un sapore inconsueto ma buono. Distinsi l’affumicato dello speck, il dolciastro del latte, il profumo dell’aneto e poi… qualcosa di sconosciuto. Seppi in seguito che a dare quel gusto particolare, tipico di moltissimi piatti della gastronomia croata, era il “vegeta”. Un prodotto onnipresente in tutte le cucine, in ogni casa così come nei ristoranti stellati, un condimento essiccato, dalla composizione ancora oggi segreta, molto imitato ma inimitabile, mi dissero con orgoglio, inventato nel 1959 da una donna, Zlata Bartl, la cui vita incrociò le radicali trasformazioni che nel corso del Novecento hanno coinvolto l’Europa e in particolare l’area balcanica: le due guerre mondiali, la guerra fredda, il crollo dell’impero sovietico, la dissoluzione della Jugoslavia, la nascita della Repubblica di Croazia (1992).

Quando Zlata Bartl nacque, il 20 febbraio 1920, la Grande Guerra era finita da poco più di un anno e nel 1918, in base al Trattato di Saint-Germain, era nato il Regno dei serbi-croati-sloveni (Jugoslavia). Gli anni dell’infanzia e della giovinezza furono difficili dal punto di vista politico: contrasti nazionalistici, una gestione sempre più autoritaria del potere da parte del sovrano Alessandro I Karađorđević, culminata nel 1929 con la “dittatura della monarchia” nonché le conseguenze della crisi economica mondiale ebbero effetti devastanti e alimentarono movimenti estremi come quello degli ustaša, ispirato al fascismo. L’assassinio del re (1934) accentuò l’instabilità politica e tentativi di mediazione fallirono anche per il precipitare della situazione internazionale. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale la Jugoslavia si dichiarò neutrale, aderendo poi al Patto Tripartito. Nonostante ciò, nel 1941 fu invasa dalle forze dell’Asse, spartita tra Italia e Germania e soggetta a un’occupazione particolarmente spietata. In Croazia fu creato uno Stato collaborazionista, sotto la guida del “duce” degli ustaša Ante Pavelić: la resistenza contro l’occupazione nazifascista cominciò subito.

Intanto nel 1938 Zlata Bartl a diciotto anni era stata tra le prime donne a iscriversi all’università di Zagabria dove si laureò nel 1942 in chimica, fisica e matematica. Tornò poi a Sarajevo e iniziò a lavorare come insegnante. Nel 1945, dopo la liberazione del Paese per opera delle forze partigiane, i comunisti di Josip Broz Tito instaurarono un regime che si ispirava all’Urss pur mantenendo una propria autonomia (tanto da essere espulsi nel 1948 dal Cominform e diventando, nel clima di violenta contrapposizione della guerra fredda, un Paese guida del movimento dei “non allineati”).

In questa situazione Zlata Bartl fu processata nel 1945 per aver simpatizzato col movimento degli ustaša e per aver portato un gruppo di ragazze delle superiori a visitare l’Italia: ciò fu interpretato come consenso al fascismo. Ella definì “un’ingenuità” la sua adesione al movimento ustaša e ripeté di non essere un’ammiratrice del regime fascista bensì dei monumenti, della cultura e dell’arte italiane, ma queste sue dichiarazioni non bastarono a evitarle una condanna a otto anni di carcere e la perdita dei diritti civili; scontò la sua pena nel penitenziario di Zenica fino al 1946 quando venne rilasciata sulla parola, forse perché in carcere si era ammalata di tubercolosi spinale, o forse, come dichiarò successivamente, perché poteva essere più utile fuori. Zlata Bartl, infatti, contribuì con il suo lavoro di ricerca e con le sue innovazioni al processo d’industrializzazione e al generale miglioramento delle condizioni di vita che riguardò la Jugoslavia negli anni Cinquanta e Sessanta.

Zlata Bartl e Zlata Vucelić Kralj nel
laboratorio di Podravka, 1963

Nel 1955, bloccata a Zagabria per una nevicata particolarmente intensa, decise di cercarsi un’occupazione: trovò lavoro come ricercatrice nel laboratorio chimico della Podravka, un’azienda che non versava in buone acque. Lì poté finalmente coltivare uno dei suoi interessi principali: la chimica, ambito dal quale la vita l’aveva fino allora allontanata. Si “innamorò” di Podravka a prima vista, dichiarerà poi di essersi ambientata in pochissimo tempo e di aver subito intuito cosa fare e come muoversi per realizzarlo. La fabbrica aveva sede a Koprivnica, una cittadina sottosviluppata, di cui Zlata Bartl ricorderà le strade fangose e l’unico pasto diviso con i colleghi; curiosa, preparata, mossa dal desiderio di essere utile, iniziò con entusiasmo il suo nuovo lavoro. Le prime creazioni, realizzate dal team che dirigeva nel 1957, furono delle zuppe di pollo in busta, un’innovazione “rivoluzionaria” che avrebbe facilitato la vita di molte famiglie e soprattutto alleviato le incombenze casalinghe delle donne impegnate nel lavoro. Le zuppe erano prodotte in maniera piuttosto “avventurosa”: basti pensare che i sacchetti, in assenza di macchinari adatti, erano chiusi a mano con un ferro da stiro.

Lattine di imballaggio di Vegeta, la cosiddetta Infradito oltre il 90% delle vendite viene effettuato sui mercati esteri e meno del dieci per cento interni

Questo fu solo il primo passo: la sua inventiva e creatività la spinsero a sperimentare nuove preparazioni con verdure disidratate. Nel 1959 nacque così “vegeta”, presentato in un’accattivante confezione di colore blu, con un cuoco con baffi alla francese. La prima produzione iniziò a maggio dello stesso anno: sciolto in acqua e usato come “zuppa senza carne” non funzionava, ma ebbe immediato successo quando venne aggiunto come spezia alla preparazione di diversi piatti. Il primo stock di produzione fu esaurito rapidamente. Secondo i dati del sito Podravka l’anno successivo ne furono immesse sul mercato 3 tonnellate, poi 16, poi ancora 120; nel 1964 fu superato il record di mille tonnellate. Il prodotto risollevò le sorti dell’azienda e permise lo sviluppo di tutta la zona. Ora è presente, secondo quanto riporta il sito Vegeta, in più di 60 Paesi e Podravka è un’azienda fiorente, che ha diversificato la sua produzione sviluppando molti marchi e presentando sul mercato diversi tipi di “vegeta” (universale, al rosmarino, affumicata, per arrosti e così via).

Zlata Bartl in Giappone, 1968
Bartl durante una visita a Sirimavo Bandaranaika – la prima donna primo ministro (Sri Lanka) podravka, nel ’74 o ’76

La vita di Zlata Bartl è stata complessa; ha vissuto momenti e sfide difficili ma ha dichiarato: «Non cambierei la mia vita perché ero sempre felice quando creavo qualcosa. Ho sognato tutta la mia vita di creare qualcosa che sarebbe stato utile. Ero uno spirito irrequieto, mi piaceva molto imparare, leggere e studiare alcune delle cose che non erano nel mio campo, anche a prezzo di una notte di sonno» e ha effettivamente realizzato qualcosa di utile: un prodotto innovativo che l’ha resa popolare e amata. Ha ricevuto molte onorificenze, tra cui l’Order of Danica Hrvatska, uno tra i premi più prestigiosi della Repubblica Croata, l’alta onorificenza del Presidente della Repubblica di Croazia, il Premio Città di Koprivnica, città di cui ebbe anche la cittadinanza onoraria. «Il più grande riconoscimento e la maggiore soddisfazione» sono stati per lei «l’aver potuto trasformare, con l’aiuto del suo team, un buon prodotto, vegeta, in un ottimo prodotto» e inoltre l’affetto rivelato dal soprannome, familiare e tenero, con cui venne chiamata ed è ancora conosciuta: Zia Vegeta. Zlata Bartl morì a Koprivnica in una casa di riposo il 30 luglio 2008 a ottantotto anni.

Nel 2001 Podravka ha istituito la Fondazione Ztala Bartl, il cui obiettivo è finanziare e stimolare la ricerca scientifica di cittadini e cittadine, con particolare attenzione alla gioventù della Repubblica di Croazia: non potrebbe esserci un riconoscimento che esprima meglio il senso e gli scopi che Zlata ha perseguito nella sua vita.

Fonti:

Qui le traduzioni in francese, inglese e spagnolo.

***

Articolo di Angela Scozzafava

Si è laureata in filosofia della scienza con il prof. Vittorio Somenzi e ha conseguito il Diploma di perfezionamento in filosofia.  Ha insegnato — forse bene, sicuramente con passione — in alcuni licei. Ha lavorato nella Scuola in ospedale, ed è stata supevisora di Scienze Umane presso la SSIS Lazio. Attualmente collabora con la Società Filosofica Romana; scrive talvolta articoli e biografie; canta in cori amatoriali e ama i gatti.

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