L’Algeria indipendente

Il 5 luglio ricorrerà il sessantesimo anniversario dell’indipendenza algerina, conseguenza di una sanguinosissima guerra civile iniziata otto anni prima. 

L’Algeria era stata conquistata dalla Francia nel 1830, ovvero ben prima che fossero ottenuti i dipartimenti della Savoia e la città di Nizza (1866). Dunque, fino agli anni Cinquanta del Novecento, nell’intera società francese era radicata la convinzione che l’Algeria fosse di diritto una regione meridionale della République, anzi, era più francese l’Algeria che la Costa Azzurra o le Alpi occidentali. Eppure il Nord Africa era sempre stato trattato più come una colonia che come una vera e propria regione, riservando statuti legali differenziati a seconda che si fosse discendenti di famiglie arabe o berbere o dei coloni europei (i cosiddetti “Pieds-noirs”).

Africa Nord-occidentale, 1950

La convivenza fra persone diverse in Algeria inizia a incrinarsi con la Seconda guerra mondiale: in cambio della partecipazione alla guerra a fianco della Resistenza francese e delle truppe angloamericane, Charles De Gaulle aveva promesso ai combattenti algerini di equiparare lo status legale di cittadino franco-algerino a quello di algerino arabo o berbero. Nel 1947 viene redatto uno statuto, mai applicato, in cui si parla di dare uguali diritti alle comunità europee e a quelle musulmane residenti nelle colonie. Ma tale promessa rimarrà incompiuta. Anche la Gran Bretagna aveva promesso l’indipendenza all’India in cambio della partecipazione alla guerra europea. Subito dopo l conflitto mondiale, le truppe francesi combattono la Guerra d’Indocina, in cui gli attuali Vietnam, Laos e Cambogia si sottraggono al dominio di Parigi. Anche qui sono presenti contingenti militari algerini. Pur combattendo al servizio della Francia, i soldati nordafricani vedono sgretolarsi l’impero coloniale di cui essi stessi sono parte. 

Con queste premesse, negli anni Cinquanta la Francia è vista più che un oppressore che come la fonte di servizi e cultura. Anzi, a proposito di cultura bisogna ricordare che la Francia segue una politica di assimilazione, ovvero di “francesizzazione” delle etnie e delle culture locali: l’Islam non è vietato dalla legge francese ma è mal visto da tutta la popolazione bianca. 

L’impero coloniale francese

Sono i decenni in cui, in modi e tempi diversi, tutto il mondo extraeuropeo sta gradualmente ottenendo l’indipendenza. A novembre del 1954 iniziano i primi attacchi algerini contro le caserme francesi. A guidarli è un fronte ampio e variegato che va dai gruppi socialisti a quelli musulmani, di cui il nucleo principale è costituito dal Front de la Libération Nationale (Fln). In Francia, sono gli ultimi anni della Quarta Repubblica, sotto il primo ministro Pierre Mendès-France. Il ministro dell’interno François Mitterrand risponde con una durissima repressione militare, autorizzando un uso sistematico della tortura. 

Nel 1956 la Tunisia e il Marocco, conquistati dalla Francia rispettivamente nel 1881 e nel 1911, si sottraggono allo statuto di protettorati francesi, pur rimanendo in buoni rapporti con la ex madrepatria. L’esercito francese è già impegnato contemporaneamente in Algeria e in Indocina e non può reprimere anche gli altri territori magrebini. Ma non è solo una questione militare a fare la differenza tra la situazione algerina e quella degli Stati confinanti: l’Algeria è francese da oltre un secolo, più del 13 per cento della popolazione locale è bianca ed europea e perdere l’Algeria significherebbe, per la Francia, perdere una parte importante del proprio territorio e costringere gran parte della popolazione a emigrare. A questo bisogna aggiungere che il suolo algerino è ricco di petrolio e gas naturale, e che la sua parte meridionale desertica è utile per gli esperimenti bellici nucleari dell’esercito francese. 

Lo stesso 1956 è l’anno della crisi di Suez tra Israele ed Egitto. L’appoggio francese e soprattutto inglese alla causa sionista non fa che aumentare l’ostilità del mondo islamico verso l’Europa, mentre il presidente egiziano Nasser si pone come il leader del mondo arabo filopalestinese. 

Gli attentati di matrice indipendentista si moltiplicano sia in Algeria sia in Francia, colpendo non solo gli obiettivi militari ma anche quelli civili, e la repressione non si fa attendere. All’inizio del 1957 i paracadutisti francesi occupano la Casbah, il quartiere arabo del centro di Algeri. L’Fln indice uno sciopero generale anche nella madrepatria, ma l’esercito occupante costringe gli operai ad andare a lavorare e apre con la forza le saracinesche dei negozi chiusi. 

Anche l’estrema destra francese, islamofoba e contraria a una soluzione pacifica, si arma per mettere in difficoltà il governo, considerato incapace di far fronte all’emergenza. Sia nell’Esagono (la Francia continentale) sia in Algeria, si registrano frequentissimi attentati di entrambe le matrici, da un lato per l’indipendenza e dall’altro per destabilizzare la situazione in favore di una repressione dura che metta a tacere le richieste del mondo islamico. 

La resistenza algerina. Militanti armate e capi storici della lotta di liberazione. Da sinistra: Samia Lakhdari, Zohra Drif, Djamila Bouhired e Hassiba Ben Bouali; Rabah Bitat, Mostefa Ben Boulaïd, Didouche Mourad e Mohamed Boudiaf; seduti: Krim Belkacem e Larbi Ben M’hidi

La battaglia di Algericostituisce l’episodio più drammatico della guerra d’indipendenza algerina. I morti si contano a migliaia, ma la resistenza è talmente radicata da diventare ingestibile.

I militari più intransigenti, preso il potere ad Algeri con l’appoggio dei pieds-noirs, preparano una sorta di putsch contro il governo di Parigi, accusato di inefficienza davanti alla difficoltà della situazione; il tentativo fallisce ma la tensione non scende. 

Immagine tratta dal film La battaglia di Algeri

La Francia è sull’orlo di una duplice guerra civile non dichiarata, combattuta su entrambe le sponde del Mediterraneo. 

La guerra in atto sta logorando l’immagine internazionale della Patria dei diritti umani e dei concetti chiave della modernità: Liberté, Égalité, Fraternité. La gravità della situazione arriva a far aprire un dibattito presso l’Assemblea Generale dell’Onu. Il governo di Parigi concede i pieni poteri «al più illustre dei francesi», il generale Charles De Gaulle, a cui è già attribuito il merito della vittoria nella Seconda Guerra mondiale, sperando così di risolvere la questione algerina con la fermezza e la determinazione auspicate da Mitterrand e al tempo stesso di ripulire la propria immagine internazionale. 

Mentre Mitterrand rivendica la francesità dell’Algeria e attribuisce le idee indipendentiste al terrorismo dei fanatici islamici, numerosi intellettuali francesisolidarizzano con la causa algerina. Fra questi ricordiamo in primis Albert Camus e Marie Cardinal (che ebbero i natali in terra algerina), Jean-Paul Sartre e Simone De Beauvoir (rappresentanti della sinistra ma non obbedienti alla linea di Mosca), Franz Fanon, André Malraux e André Breton, Aimé Césaire, François Truffaut, Simone Signoret, Françoise Sagan, Marguerite Duras, e numerose altre persone. Il documento firmato dagli intellettuali parla di «diritto all’insubordinazione e alla disobbedienza». Sartre, in un lungo articolo pubblicato sulla rivista Temps modernes nel 1955, critica non solo l’imperialismo e il razzismo francesi, evidenti in Algeria, ma l’intero sistema che il colonialismo europeo ha creato a danno del Terzo mondo, paragonandolo al nazismo combattuto fino a pochi anni prima. Camus è accusato di follia dall’Fln e di tradimento dai pieds-noirs.

Intanto De Gaulle, pur non fermando la repressione, inizia tacite trattative con i gruppi indipendentisti. L’obiettivo, almeno quello evidente, è di placare l’escalation militare. Contemporaneamente, usa i pieni poteri fornitigli dal governo per redigere una nuova Costituzione. È questa a sancire la fine della Quarta Repubblica e l’inizio della Quinta. 

Scritta con il pretesto della difficoltà del governo durante la crisi algerina, la Costituzione del 1958 aumenta i poteri dell’esecutivo, spianando la strada verso un sistema di governo sempre meno parlamentare e sempre più presidenziale. In questa Carta rientra, ad esempio, l’articolo 149, che permette di approvare una legge del governo sgradita all’opinione pubblica e alle parti sociali senza passare per la votazione parlamentare (è così che, nel 2016, sotto la presidenza di François Hollande, è stata istituita la Loi Travail, la nuova legge di stampo ultraliberista che regola il mercato del lavoro). Sempre nel 1958, la nuova Costituzione viene sottoposta a referendum popolare e approvata con oltre l’82 per cento dei voti. Si oppongono la sinistra radicale – che fiuta nell’aumento dei poteri dell’esecutivo non solo una svolta autoritaria varata con la scusa della crisi militare ma anche l’intenzione del Generale di aumentare sempre di più il proprio potere personale – e l’estrema destra, militarista e ultranazionalista, contraria a una soluzione pacifica per l’Algeria. Durante i primi anni della nuova Repubblica, De Gaulle conserva su di sé i pieni poteri attribuitigli dal governo.

L’incontro di Evian

Dopo anni di attentati, trattative e mediazioni internazionali, si arriva finalmente agli accordi di Évian, firmati a marzo del 1962 nella località alpina di Évian-les-Bains. Viene concordato un cessate il fuoco bilaterale: De Gaulle riconosce il diritto all’autodeterminazione dell’intera Algeria, inclusi i porti e la zona desertica, ma mantiene le industrie e le basi militari navali francesi sul suolo nordafricano; il governo di Algeri accetta il franco francese come propria moneta e una cultura mista franco-araba. Il primo luglio dello stesso anno, questi accordi vengono sottoposti a un referendum popolare in Algeria, il cui risultato è schiacciante: l’indipendenza vince con circa il 99 per cento dei voti. Il 3 luglio viene formalmente riconosciuta l’Algeria come Stato indipendente; ma il nuovo governo locale sceglie di considerare come data ufficiale dell’indipendenza il 5 luglio anziché il 3 per richiamare alla memoria collettiva il 5 luglio 1830, data della conquista francese. Dopo l’indipendenza algerina, centinaia di migliaia di pieds-noirs migrano in Francia.

Algeri, 1962

Lo stesso 1962 è l’anno di un altro referendum importante: in Francia, sempre su proposta di Charles De Gaulle, la popolazione approva l’elezione diretta del Presidente della Repubblicacon votazione a doppio turno. Nel 1965 si tengono le prime elezioni presidenziali a suffragio universale diretto e Charles De Gaulle è confermato all’Eliseo. 

Il presidenzialismo francese va spiegato meglio. Il sistema partitico come lo conosciamo oggi si è formato durante la terza Repubblica (1848-1852) e si andato sviluppando durante la Quarta (1946-1958). Durante i decenni, il potere dei partiti è aumentato e l’assetto istituzionale repubblicano si è trasformato in un gioco di accordi tra gruppi parlamentari in cui la popolazione era pressoché tagliata fuori dalle decisioni. La Quinta Repubblica pone un potere decisionale doppio: da un lato il Parlamento che rappresenta i partiti e dall’altro il Presidente che, almeno in teoria, rappresenta la popolazione. L’obiettivo di De Gaulle, oltre all’aumento del proprio potere personale, è appunto quello di uscire dal sistema dei partiti; il risultato effettivo della sua riforma è invece una personalizzazione della politica

Nel 1966 la nuova repubblica gollista esce dalla Nato. Il Generale vuole assicurare al Paese (e a se stesso) un ruolo di guida dell’Europa che sta andando verso una graduale unificazione commerciale, doganale e amministrativa. Ecco dunque il motivo per cui l’immagine internazionale della Francia, macchiata dal sangue algerino, andava ripulita. La sinistra aveva capito bene il senso del referendum del 1958. 

Algeri, la festa del 5 luglio 1962

La guerra d’Algeria costituisce tuttora un trauma mai superato per entrambe le parti. Le vittime si contarono a decine di migliaia sul lato francese e a centinaia di migliaia su quello algerino; trattandosi in gran parte di attentati e sparizioni forzate, è stato pressoché impossibile stabilire la cifra esatta dei costi umani della guerra. 
Tra le forze di polizia francesi, l’ostilità verso chi ha la pelle scura non è mai scemata, nonostante numerosi degli stessi agenti provengano da minoranze etniche.

Oggi nelle periferie francesi la popolazione magrebina è numerosissima, ma l’identità francese è sempre rimasta estranea e ostile al mondo arabo. 

Nel centro di Marsiglia numerose scritte inneggiano all’Algeria, mentre nella cattedrale collinare di Notre-Dame de la Garde è contenuta una targa che ricorda “l’esodo” di massa dei francesi che nel 1962 lasciarono Algeri via mare per raggiungere l’Europa sbarcando a Marsiglia. 

Nel 2001 Manu Chao, cantautore cosmopolita per scelta ma parigino almeno per nascita, ha dedicato all’Algeria Denia, l’unico brano cantato in arabo.

Per saperne di più

https://www.raicultura.it/storia/articoli/2019/07/Lindipendenza-dellAlgeria-00358ebc-cb92-435e-989d-45ad4398cde7.html

https://www.infoaut.org/storia-di-classe/5-luglio-1962-lindipendenza-dellalgeria

https://www.limesonline.com/cartaceo/lalgeria-invenzione-francese?prv=true

https://www.ilpost.it/2012/07/05/lindipendenza-dellalgeria-50-anni-fa/

https://www.treccani.it/enciclopedia/algeria_res-1fdab780-a825-11e2-9d1b-00271042e8d9_%28Atlante-Geopolitico%29/

https://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/guerre_d_Alg%C3%A9rie/104808

Fai clic per accedere a Zap20_12-InCantiere2.pdf

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Articolo di Andrea Zennaro

Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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