Il potere della libertà. Le streghe tra storia, folklore e narrativa 

La figura della strega è da sempre presente nella nostra tradizione letteraria, artistica e cinematografica, spesso descritta come creatura abietta e maligna, che si serve dei propri poteri magici per creare disordine e caos. Già nel corso del Seicento, nella cittadina americana di Salem, i processi per stregoneria hanno dimostrato come le donne siano state vittime sacrificali di una società eteronormativa e patriarcale, che non lasciava spazio all’indipendenza e all’autodeterminazione delle persone.

Il primo capitolo della mia tesi si concentra proprio sulla natura storica e sociologica di tale fenomeno. Si studiano le dinamiche del capro espiatorio, dell’estraneità e della costruzione del nemico, che insieme alle suggestioni maschili riguardo la sessualità femminile hanno portato alla demonizzazione della donna e alle persecuzioni sistematiche verso molte di esse. Si analizzano i verbali degli interrogatori originali di Salem, al fine di dimostrare la facilità con cui queste donne venivano perseguite dalla legge senza possibilità di difendersi, spesso a causa di futili superstizioni. 

Il presunto legame tra le donne e il diavolo non era concretamente dimostrabile, anche se molti giudici pretendevano di fare il contrario: vestiti colorati, macchie sulla pelle e comportamenti atipici, erano solo alcune delle scuse usate per montare un’accusa. Per questo motivo, i processi si basavano sull’autoconvincimento delle stesse accusate, che nella disperazione arrivavano a confessare crimini non commessi. Purtroppo, la demonizzazione femminile è un fenomeno più antico di quanto si creda. Basti pensare che la Chiesa Cattolica ha completamente censurato nei secoli la figura di Lilith, esempio originario di donna che si autodetermina e si sottrae al potere maschile.

Prima donna creata, Lilith è secondo la tradizione ebraica la prima moglie di Adamo, ancora prima di Eva. Colei che rifiuta di sottomettersi al marito, fugge dall’Eden e diventa regina degli inferi. Considerata dalla Chiesa un cattivo esempio per le donne, la sua figura viene del tutto distorta. Concubina del diavolo, madre dei demoni: questi sono gli unici appellativi che la Chiesa Cattolica le riserva quando la nomina. La prima strega è stata così creata. 

La situazione peggiora nel XIV secolo, quando la stregoneria viene dichiarata un’eresia da parte dell’istituzione cattolica. Una continua opposizione tra l’angelo del focolare e la creatura mostruosa sembra essere per molto tempo l’unica possibilità per le donne. Lo stesso accade in letteratura, dove le figure femminili espletano in maniera ricorrente le stesse funzioni. La prima consiste nella donna come antagonista pericolosa per la società: strega, vampira o mutaforma il cui scopo è quello di incantare gli uomini, maledirli e succhiare loro il sangue e quindi la vita. Attraverso queste creature si concretizza la paura primaria dell’uomo ovvero quella della donna che mina l’autorità e la salute maschile.

Un ulteriore topos molto diffuso è quello della vittima, colei che si trova in una situazione di difficoltà ed è bisognosa dell’aiuto maschile. Infine, la donna può svolgere il ruolo di musa, vale a dire la donna casta e pura, ridotta a semplice oggetto passivo del desiderio maschile, che persegue esclusivamente l’obiettivo del matrimonio. Un cambiamento significativo avviene dal secondo Settecento in poi, proprio con lo sviluppo del genere gotico. Le donne diventano autrici di successo di storie horror e gotiche: Ann Ward Radcliffe, Mary Wollstonecraft Shelley e le sorelle Jane, Emily e Anne Branwell Brontë per citarne alcune. Pian piano, anche le protagoniste dei libri si evolvono, diventando delle eroine in grado di sconfiggere da sole il male. 

Il secondo capitolo è dedicato all’autrice americana Shirley Jackson, che amava definirsi una strega per via della sua personalità eccentrica. Un’artista in grado di narrare la vita domestica attraverso il genere gotico, creando protagoniste tormentate che cercano di fuggire da una vita familiare repressiva. Un esempio su tutti è il romanzo del 1959 The Haunting of Hill House. Con le sue storie di fantasmi, la scrittrice critica ferocemente la condizione femminile negli Stati Uniti degli anni Cinquanta, che riduceva le donne a diventare delle presenze spettrali. 

Il terzo capitolo è dedicato all’inglese Angela Stalker Carter, che con la sua raccolta del 1979, The Bloody Chamber and Other Stories, rivisita il mondo delle fiabe classiche che tutti conosciamo e ribalta completamente il ruolo della donna all’interno di esse. I suoi racconti a sfondo horror mettono da parte gli stereotipi femminili in favore di giovani donne indipendenti, che non hanno bisogno dell’aiuto maschile, ma al contrario si salvano da sole. Emergono qui altre varianti alla figura della strega, quali la vampira e la mutaforma. La scoperta dell’identità personale, il desiderio femminile e le metamorfosi animali sono centrali nell’opera. 

La quarta parte si focalizza sul romanzo del 1996 dell’inglese Margaret Drabble: The Witch of Exmoor. In questo libro, che si rivela una forte satira sociale del periodo thatcheriano, l’autrice affronta uno dei temi a lei più cari: la maternità. La scrittrice considera la maternità nella sua interezza, riconoscendone la gioia, ma anche l’impegno e le fatiche che possono condizionare l’esistenza di una donna. In ogni caso, riconosce il pieno diritto della donna all’autonomia nella propria scelta. Lo fa attraverso una protagonista, Frieda, soprannominata “la strega di Exmoor” dai suoi stessi figli, dopo la sua decisione di allontanarsi dal nucleo familiare e isolarsi in una dimora vicino al mare. Drabble contesta, infine, quella condizione di isteria continuamente ascritta alla donna e al suo posto rivendica il diritto di trattare il tema della malinconia, un sentimento più profondo generalmente attribuito agli scrittori. 

L’ultimo capitolo tratta la condizione della strega nell’Inghilterra del Seicento e lo fa tramite l’autrice Jeanette Winterson e il suo romanzo del 2012 The Daylight Gate. Questa storia ripercorre gli eventi del processo per stregoneria di Pendle del 1602, il più noto fra quelli avvenuti in Inghilterra. Viene ricordato non solo per l’alto numero di vittime, ma anche perché si è rivelato un precedente fondamentale per i successivi processi, ad esempio quello di Salem. Il clima di paranoia che aleggiava nel regno, l’analfabetismo delle zone rurali e la politica intollerante del sovrano protestante Giacomo I contribuirono in maniera significativa al triste epilogo.
La scrittrice rivisita il romanzo storico inserendo elementi fantasy, romantici e polizieschi, fornendo comunque un quadro dettagliato di quello che doveva essere il trattamento riservato alle donne accusate di praticare la stregoneria. La sua narrativa sperimentale emerge anche nell’inserimento di elementi come la fluidità di genere e il triangolo amoroso queer, che vede protagoniste due donne insieme a un uomo, opposto a quello tradizionale in cui due uomini competono per l’amore di una donna. Inoltre, il romanzo affronta il delicato tema dei casi di stregoneria nelle bambine. 

L’obiettivo ultimo di questa tesi è dimostrare che la strega, così come altre creature mitiche, altro non è che un referente in cui vanno a incanalarsi le nostre fobie più profonde. Incarna, inoltre, il senso di paura di qualsiasi società, perché rappresenta il cambiamento e l’insorgenza di nuovi valori. La strega in particolare è il simbolo della lotta al dominio patriarcale e alle costruzioni sociali di genere, in quanto esercita il suo potere principale, quello della libertà. 

Qui il link alla tesi integrale:  https://toponomasticafemminile.com/sito/images/eventi/tesivaganti/pdf/174_Senese.pdf

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Articolo di Francesca Senese

Nata in Umbria nel 1995, si trasferisce in Toscana per studiare all’Università di Pisa. Consegue una laurea triennale in Lingue straniere moderne e una magistrale in Lingue e Letterature euroamericane. Appassionata di letteratura e cinema, passa il suo tempo libero a scrivere, guardare film horror e ascoltare musica rock.

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