ROBERT DOISNEAU, FOTOGRAFO UMANISTA

Henri Cartier-Bresson, Ritratto di Robert Doisneau, Parigi 1986

Il museo dell’Ara Pacis di Roma ospita, fino al 4 settembre 2022, la mostra dedicata al fotografo parigino Robert Doisneau (1912-1994), vincitore nel 1983 del Gran Prix national de la photographie. Fotografo umanista tra i padri della street photography francese, Doisneau è molto influenzato dal contemporaneo e concittadino Henri Cartier-Bresson. La prima immagine esposta raffigura proprio Doisneau ritratto dal celebre collega a Parigi nel 1986.

A sinistra: Passeggiata domenicale, Parigi 1934
A destra: I fratelli, Parigi 1934

La prima sezione della mostra, intitolata Enfances, ritrae bambini e bambine parigine. Lo stile è decisamente “bressoniano”, coglie l’attimo più rilevante di ogni azione creando giochi di movimenti e composizione perfette.

I primi scatti mostrano la timidezza di un autore ancora giovane, che fotografa a distanza e spesso dall’alto. Il suo stile si evolve nel corso degli anni, fino a cercare complicità ed empatia con i soggetti ritratti.

La ragazzina della bidonville di Ivry, Parigi 1946

La seconda sezione, intitolata L’occupation et la Libération, è dedicata a una parte fondamentale della Storia francese ed europea in generale. Doisneau si rifiuta di mostrare l’orrore della guerra, egli non è un fotografo del sangue né un cacciatore di tragedie sensazionali. Ritrae il lancio di volantini antinazisti sulla città e un combattente delle Ffi (le milizie della Resistenza francese guidata da Charles De Gaulle) dietro una barricata ma durante un momento di riposo, senza la tensione né la tragicità dello scontro armato che condurrà alla liberazione della capitale. La foto di gruppo dei combattenti presenta i sorrisi di una fotografia scolastica, fatta eccezione per la scritta Ffi e la croce di Lorena (simbolo della Resistenza francese) che si intravedono sul tricolore repubblicano.

Da sinistra: Il riposo delle Ffi; Lancio di volantini; Le Ffi di Ménilmontant. Parigi 1944

La terza sezione, intitolata Le monde du travail, raccoglie le immagini scattate dall’autore subito dopo la fine della guerra durante il lavoro come pubblicitario presso le officine della Renault, quello che Doisneau chiama «il mondo di coloro che si svegliano presto». I giochi di luce registrati al chiuso sono magnifici.

Da sinistra: Catena di montaggio della Renault, Boulogne-Billancourt 1945; Fabbrica Bobin, Montrouge 1945

La quarta e la quinta sezione, intitolate rispettivamente Paris et sa banlieue e Le Théatre de la rue, sono dedicate alla periferia e in generale alla vita parigina, che l’autore definisce un «parco giochi in cui giocavo al fotografo ambulante». Qui la sua fotografia urbana mischia il mondo dei ricchi e quello dei poveri, ritraendo ancora l’infanzia e la classe lavoratrice.

Da sinistra: La dattilografa di Vert Galant, Parigi 1947; Le bambine di place Hébert, Parigi 1957
Da sinistra: Madame Titine accampata sul lungofiume dell’Arsenale, Parigi 1950; Domenica mattina, Arcueil-Cachan 1945; La fisarmonica di rue Mouffetard, Parigi 1951

L’ultima immagine di questa sezione ritrae una manifestazione gollista: siamo a Parigi nel 1958, durante il passaggio dalla IV alla V Repubblica.

Manifestazione del 28 maggio 1958, Parigi 1958

La sezione successiva è intitolata Scènes d’intérieurs. Coerentemente con il suo stile umanista, Doisneau mostra il quotidiano anziché lo straordinario, anzi, è proprio nella normalità di tutti i giorni che egli cerca la bellezza. Le fotografie sono state scattate nei bistrot parigini, girati insieme al poeta Robert Giraud, e nelle case-guardiole, le portinerie dei palazzi di lusso. «I veri portinai e le vere portinaie (il termine concièrge in francese è sia maschile che femminile) esistono soltanto a Parigi. Parigi non può essere concepita senza i suoi portinai e le sue portinaie», afferma il fotografo. Dedicate a un mestiere quasi del tutto scomparso, oggi rimpiazzato dai citofoni, le immagini qui esposte sono state pubblicate sulla rivista Vogue. L’immagine della signora con il gatto non può non far pensare a Renée Michel, la colta portinaia parigina protagonista del romanzo L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, e al suo amato felino Léon.

Da sinistra: Portinaia con il gatto bianco, Parigi 1945; Portinaia di rue du Dragon, Parigi 1946; Portinaia con gli occhiali, Parigi 1945

È in questa sezione che si trova il bellissimo ritratto di Mademoiselle Anita, scattato in un bistrot nel 1951 per conto dell’agenzia Rapho.

Mademoiselle Anita, Parigi 1951

La settima sezione, intitolata Une certaine idée de bonheur e dedicata all’amore romantico e alla gentilezza parigina, raccoglie scatti commissionati dalla rivista americana Life.

Da sinistra: Lavoro a maglia sulla banchina, Parigi 1951; Be bop nella “cave”, Parigi 1951; Bacio rannicchiato, Parigi 1950

Qui è esposta l’opera più famosa dell’autore, lo scatto che ritrae il bacio di due innamorati davanti all’Hotel de Ville (in copertina). Diversamente da molte altre, l’immagine non è spontanea ma è stata costruita: nel 1950, quando la rivista Life commissionò a Doisneau il lavoro sul tema dell’amore a Parigi, baciarsi in pubblico non era affatto usuale né considerato normale, dunque egli ingaggiò un attore e un attrice di teatro che già intrattenevano anche una relazione intima e li fece baciare in vari luoghi della città. È il fotografo a costruire l’immagine o è quest’ultima a manifestarsi davanti al fotografo per essere ritratta come fosse un essere animato dotato di una volontà propria? L’uomo con il cappello che passa alle spalle della coppia è indice del modo di lavorare di Robert Doisneau: costruire l’inquadratura e poi, prima di scattare, attendere che la scena si completi da sé. Nonostante i drammi del mondo novecentesco, Doisneau ritrae coppie e scene di dolcezza che lo facciano sentire a proprio agio. Ma – viene da chiedersi – quanto è veritiero dare della Francia una visione dolce e romantica durante gli anni delle guerre d’Indocina e d’Algeria? Scrive a questo proposito Tano D’Amico nel libro Di cosa sono fatti i ricordi (2011): «C’erano delle guerre coloniali in corso in Algeria, nel cuore dell’Africa, nella penisola indocinese. Nella civilissima Parigi, patria di tutte le libertà, agli algerini che vivevano in città era proibito farsi vedere in strada la sera. Gli uomini dalla pelle più scura non si vedevano mai nelle fotografie dei grandi maestri che cantavano la gioia di vivere francese. Dovevano solo lavorare. Una notte si diedero appuntamento in centro per dimostrare e rendersi visibili tutti insieme. C’era la polizia ad attenderli, caricò e uccise quattrocento persone a bastonate. Trascinò i cadaveri sul lungosenna e li gettò nel fiume. I grandi maestri sul lungosenna continuavano a fotografare gli innamorati che si baciano. Nessuno fece chiasso, nessun intellettuale si immischiò».

L’ottava stanza, dedicata alla villeggiatura e allo svago della borghesia francese, raccoglie il tema Le temps des loisirs et des vacances. Siamo alla fine degli anni Cinquanta, dopo la ricostruzione postbellica e durante il boom economico del dopoguerra, una sorta di seconda Belle époque europea. Il tema di questa sala è collegato a quello della decima e ultima, Monde et mondanité, che sfoggia balli e vestiti di lusso, fotografie commissionate dalla rivista Vogue.

Da sinistra: Un pranzo in campagna, L’Hay-les-Roses 1949; La spiaggia di Olonne, 1959

La nona sezione espone i ritratti ed è intitolata appunto Portraits. Le fotografie di personaggi famosi sono l’opera meno nota di Doisneau, che di solito predilige l’ordinario e il quotidiano. Qui compaiono i volti di importanti artisti novecenteschi, come i pittori Pablo Picasso e Georges Braque, lo scrittore Albert Camus e i poeti Jaques Prévert e André Malraux, lo scultore Alberto Giacometti e la scienziata Irène Joliot-Curie. Con loro, ben più che con chi passa in strada, Robert Doisneau instaura un rapporto di amicizia e di complicità, che è evidente anche negli scatti.

Da sinistra: Albert Camus sulla rampa con Catherine Sellers, Parigi 1957; André Malraux, Parigi 1954; Ti saluto mia strada: Jaques Préver, Parigi 1955
Da sinistra: I pani di Picasso, Vallauris 1952; Georges Braques a Varengeville, 1953
Da sinistra: Giacometti nel suo studio, Parigi 1957; Irène Joliot-Curie all’Institut du radium, Orsay 1942

Le immagini di Doisneau sono interpretabili, non hanno l’intenzione di dire tutto, restano a disposizione dell’immaginazione di chi osserva. Dice di sé il fotografo: «Le fotografie che mi interessano, quelle che trovo riuscite, sono quelle aperte, che non raccontano una storia fino alla fine ma lasciano allo spettatore la possibilità di fare a sua volta un pezzetto di strada insieme all’immagine, di continuarla e concluderla a proprio piacimento: una specie di trampolino nel sogno».

***

Articolo di Andrea Zennaro

Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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