Helsinki, flâneuses nella capitale più giovane

Agli inizi del XX secolo Helsinki è probabilmente la città scandinava che affronta il cambiamento più significativo: capoluogo del Granducato controllato dalla Russia dal 1809 e sede universitaria dal 1827, nel 1917 diventa capitale della Finlandia indipendente e repubblicana. Ne consegue, tra l’altro, un mutamento drastico nell’immagine cittadina: l’aspetto urbano del primo Novecento risentiva della vicinanza alla Russia, sia nei palazzi imponenti di stile neoclassico, sia nella grandiosa chiesa ortodossa Uspenski, di tradizione bizantino-russa; dopo l’indipendenza vengono adottati i tratti dello Jugendstil tedesco, temperato però da caratteristiche locali, soprattutto ispirate alla natura (fiori, piante, animali) e completate da bovindo che catturano la luce, così preziosa a questa latitudine. Il colpo d’occhio di chi viaggia all’inizio del secolo, perciò, varia notevolmente rispetto a quello di chi raggiunge la città negli anni Venti.

Uspenskin Katedraali, Cattedrale della Dormizione (ortodossa)

La prima delle italiane a ricordarla nel suo resoconto è Giulia Kapp Salvini, che vi arriva in crociera da Stoccolma il 23 agosto 1904: Helsinki è solo il centro principale di uno Stato, per quanto autonomo, fortemente controllato dallo Zar. Kapp definisce la giornata passata in città «piacevolissima», nonostante l’arrivo alquanto burrascoso, poiché il sistema di controllo doganale è particolarmente severo: «Appena ancorati vennero a bordo dei militari e doganieri russi, che stettero lì a far la guardia […] prima che fossero compiute tutte le formalità […] per fortuna le autorità ci permisero di portare a terra le macchinette fotografiche, perché era giorno di mercato e la grande piazza che dà sul porto era piena di gente, popolani e contadini». Sarà proprio l’immagine di Kauppatori, la piazza del mercato, a ripetersi pressoché invariata nei resoconti di tutte le viaggiatrici italiane, affascinate dalla sua atmosfera inaspettatamente popolare e cordiale. Kapp offre innanzitutto una panoramica generale, accompagnata dalle sue fotografie: «come Stockholm, Cristiania e Gotenburg si presenta subito all’occhio del forestiero che arriva, dalla sua parte più bella, e in questo le città nordiche sono differenti da quelle degli altri paesi, che per lo più hanno nelle vicinanze del porto o delle stazioni, i loro quartieri più poveri e più brutti».

Kalamarkkinat Kauppatorilla, Mercato del pesce (1885)
Kauppatori ja kauppahalli, Piazza del Mercato e Mercato Coperto (1890)

L’autrice passa quindi a descriverne il carattere «assolutamente svedese»: a Helsinki, anzi Helsingfors, le «classi educate» parlano svedese «e tutti lo capiscono»; solo poche chiese – come l’imponente cattedrale ortodossa – le vetture pubbliche e le uniformi dei cocchieri sono «russificate contro la volontà dei finlandesi»: infatti la carrozza che la conduce in visita alla città «nella forma ricorda gli Iswostick russi»; inoltre tutte le insegne «che non siano di carattere governativo» sono in svedese e finlandese, mentre «solo nei nomi delle strade e negli uffici pubblici si trova l’iscrizione russa in aggiunta alle altre due». Tutto ciò dimostra che «la popolazione odia i russi, non vuol saperne della lingua russa, ed esita perfino ad accettare denaro russo, mentre prende volentierissimo quello svedese». L’itinerario turistico porta i coniugi ai monumenti storici: la cattedrale luterana nella piazza di S. Nicola, «di grandi dimensioni e di bella architettura; e ai lati l’Università, l’Ateneo, il palazzo del Senato e quello del Parlamento, tutti begli edifizi, con bei colonnati» e infine il giardino zoologico. Per uno sguardo panoramico sulla città la coppia raggiunge l’Osservatorio sulla collina, dalla quale si domina la baia con le innumerevoli isole. Il parco circostante è coperto da «veri tappeti d’erba, che paiono di velluto, tanto l’erba è fine, fresca ed eguale; non ne avevo mai visti di così belli» afferma Kapp che, sempre attenta a individuare i quartieri signorili, ammira il vicino Brunnsparken, la zona residenziale delle ambasciate, «con magnifici alberi, tutto pieno di ville e di case particolari […] il quartiere più elegante d’abitazione»; il verde, i giardini, la pulizia, conclude, rendono la città «molto simpatica».

Cattedrale di Helsinki (luterana)

Nel poco tempo rimanente la coppia visita Högholmen, isola «di diporto» per gli abitanti della capitale, con locali, giardini e «diverse attrazioni». Di fronte al caffè incontrano per la prima volta una renna, «addomesticata, che veniva a domandare lo zucchero e il pane agli avventori, e lo prendeva dalla mano senza paura. Abbiamo fatto la sua fotografia in diverse pose». Le ultime righe sono dedicate alla partenza: il piroscafo si allontana suonando l’inno russo, mentre tutti i soldati escono per un ultimo saluto dal «forte di Sveaborg, che chiude l’entrata alla baia, in modo che nessun battello potrebbe entrare o escire senza il permesso di quella formidabile fortezza».

Università di Helsinki

Le altre viaggiatrici italiane giungeranno a Helsinki dopo circa vent’anni, quando la città ha già in parte operato quella trasformazione architettonica che ne conferma la nuova identità di capitale di una nazione indipendente. Anche Stefania Türr descrive il panorama: «L’arrivo […] è veramente piacevole. Le torri ed i campanili della città sono visibili già da lontano». Una volta sbarcata, paragona il centro urbano con quelli italiani, ricchi di edifici storici secolari: «dal lato artistico la città non offre niente di speciale, ma dal lato pittoresco sì, posta com’è su un promontorio sporgente nel Golfo di Finlandia, circondata da tre lati dal mare e tutta cinta d’isole e d’isolotti»; la sua bellezza, perciò, sta nella configurazione naturale, perché, conclude, tuttora nell’architettura si riconosce «l’impronta della tirannica dominazione» della Russia zarista. La visita di Türr, sbarcata a Kauppatori, la piazza del mercato, prosegue sulle orme di Kapp, incontrando gli stessi edifici storici, ai quali si è aggiunta l’imponente stazione ferroviaria, «sorretta da enormi giganti di pietra». Nel pomeriggio anche queste tre visitatrici (l’autrice, l’amica Cornelia e la figlia di lei Marzia) raggiungono in auto l’Osservatorio, da dove vengono scattate alcune foto e si elencano i principali punti di riferimento: Suomenlinna, Nyland con lo Yacht Club, l’isola-parco di Körkeasaari, innumerevoli altre isolette che cingono la città, le foreste sulla terraferma; la visita prosegue nel Museo all’aperto di Seurasaari che «non offre niente di interessante»; proprio qui, tuttavia, Türr osserva e descrive una sauna, «la capanna di legno dove i Finlandesi si rinvigorivano usando sistemi molto energici; si coricavano denudati su lunghi tavolati mentre caldaie d’acqua bollente venivano gettate sul pavimento per provocare i fumi atti a far loro fare dei bagni a vapore», quindi, trascorsi quaranta minuti, «grondanti di sudore, d’inverno, si gettavano nel Baltico […] d’estate entravano nelle ghiacciaie». È evidente che l’autrice considera la sauna un’abitudine del passato e presuppone che chi legge non ne conosca né il nome né l’esistenza; a suo parere la funzione era semplicemente quella di temprare il fisico della popolazione finlandese, che forse per questo ha «saputo perseverare nella lotta e ottenere la libertà!» conclude. Rientrata in città Türr osserva con curiosità i postini, che sfrecciano veloci in «sidecar»: infatti qui «non amano le chiacchiere, non vogliono perdere tempo», afferma; una nota elegante conclude la visita, prima del rientro sul piroscafo e la partenza per la Germania: un gradevole tè con pasticcini all’elegante Grand Hotel Fennia.

Cortile del Grand Hotel Fennia

Nel 1924 anche Maria Albertina Loschi raggiunge Helsinki via mare. Rispetto a quelle delle altre viaggiatrici, la sua descrizione è più esauriente e approfondita: la Finlandia è la sua unica meta e il suo resoconto intende riportare un quadro completo della nuova nazione. Per coinvolgere chi legge in una partecipazione emotiva e corporea Loschi integra le immagini visive e le considerazioni razionali con le percezioni sensoriali. Come abbiamo visto nell’articolo dedicato al suo viaggio, questa autrice abbandona lo stereotipo della «città bianca del nord» per sottolineare la «collana smeraldina» delle isole che precede la «delicata e lieta polifonia di colori sullo sfondo azzurrino del cielo» della città; in un avvicinamento lento che coinvolge emotivamente chi legge, attivando nella sua immaginazione l’esperienza concreta, fisica dell’arrivo alla meta, Loschi fa un uso sapiente del lessico, servendosi di aggettivi, nomi alterati, personificazioni che stabiliscono un contatto affettivo con la vitalità degli elementi paesaggistici: Helsinki appare infine, in tutto il suo splendore, «liberata» dalle isole. Una volta a terra, il colpo d’occhio viene arricchito da altre percezioni sensoriali: «Chi ti saluta allo sbarco? […] il profumo dei tigli in fiore», che avvolge insieme la scrittrice e chi legge in un unico, complice abbraccio sottolineato dallo stile colloquiale del «chi ti saluta». A Kauppatori «la tavolozza si fa sempre più ricca» in un arcobaleno di colori caldi, di fiori e ortaggi animati: «la vivacità grassoccia di begonie enormi, il pallore aggraziato di piccole rose […] la fresca carezza delle lattughe»; chi legge è di nuovo coinvolto fisicamente e condotto alla scoperta di una città a torto ritenuta algida. 

Museo d’arte Ateneum

La modernità degli edifici la qualifica come «città giovane […] che progredisce continuamente» dove «si costruisce con audace genialità» con «lo slancio di questa architettura razionale». L’innovazione è evidente pure nella partecipazione femminile al lavoro manuale: «sulle impalcature lavorano anche le donne, tra vernici e calcina, talquale come gli uomini»; la Sala delle Deputatesse in Parlamento testimonia invece la diffusione della professionalità femminile: è stata progettata e disegnata da architette, un fatto impensabile nell’Italia degli anni Venti.

Ester Lombardo raggiunge Helsinki nel 1926 da Stoccolma, con il moderno idrovolante che fa servizio di linea due volte alla settimana. Per la prima volta, perciò, il primo impatto visivo è una panoramica dall’alto: «L’arcipelago delle isole e dei laghi ha, nella luce del mattino, qualche cosa di diafano e di irreale come se stesse sospeso nel vuoto fra cielo e mare». Sempre generosa con gli aggettivi, definisce la visione «unica, imparagonabile, irraggiungibile»; una volta atterrata, come Türr coglie la «velocità» della vita cittadina: «il finlandese è un popolo che ha fretta», quasi dovesse recuperare il tempo perduto durante la lunga soggezione imposta prima dal dominio svedese e poi da quello russo. La città in generale le appare «modernissima nella sontuosità degli edifici e nel movimento»; l’edilizia, priva di caratteri originali, «risente alquanto di quella tedesca»; apprezza invece gli edifici di granito rosso e la stazione monumentale, i quartieri nuovi «modernissimi, spaziosi […] movimentati dal viavai dei trams». La sua breve visita la conduce a un emporio di tappeti tradizionali, che «servivano per tutto: per coperte da letto, per gualdrappe da cavallo e per adornare le pareti e coprire le cassapanche», nota senza troppo interesse. Sempre attenta alle spese e, in generale, alla vita quotidiana, Lombardo non manca di sottolineare con soddisfazione che questa città è meno costosa delle altre scandinave e che il cambio con la lira è favorevole, il vitto abbondante, il pane ottimo e gli antipasti numerosissimi e gustosi; purtroppo «vige il regime secco e il vino è carissimo e imbevibile», conclude, facendo riferimento sia alla legislazione, che in tutti i Paesi del Nord impone regole severe sugli alcolici, sia alla scarsa qualità della bevanda.

Teatro nazionale finlandese

Quando arriva in Finlandia nel 1934 Anna Maria Speckel ha già attraversato Lituania, Lettonia ed Estonia via terra; partendo da Tallinn anche lei raggiunge Helsinki in idroplano, «unico mezzo che permetta il pronto e sicuro possesso di una terra sconosciuta, come per chi approdi per la prima volta in un continente ignoto»; tuttavia, se Lombardo era stata affascinata da una visione irreale dall’alto, Speckel invece «conquista» la città con un colpo d’occhio eccitante ed esclusivo, descritto con un linguaggio aggressivo che mostra la città circondata da isole «in parata» contro una skyline «cinerina»: questa terra ignota deve essere «conquistata», «posseduta». 

Museo nazionale finlandese

Senza averne elaborato l’impianto teorico, Speckel propone per Helsinki la modalità di visita della deriva psicogeografica, che sarà definita dai Situazionisti negli anni Sessanta del XX secolo: «Per fare una deriva – affermerà Guy Débord nell’articolo “Théorie de la dérive” del 1956 – andate in giro a piedi senza meta od orario. Scegliete man mano il percorso non in base a ciò che sapete, ma in base a ciò che vedete intorno. Dovete essere straniati e guardare ogni cosa come se fosse la prima volta […] portare al centro del campo visivo l’architettura […] percepire lo spazio come un insieme unitario e lasciarvi attrarre dai particolari». Allo stesso modo Speckel sostiene che «per ben conoscere Helsinki bisogna sbarazzarsi di ogni “guida” o “Baedeker” e andare alla ventura, di strada in strada, non opponendosi a quella curiosa impressione familiare che la città desta in noi appena se ne prenda possesso […] Questo rapido ambientarsi, questo spogliarsi di ogni fattore estetico e culturale, permette di penetrare d’istinto lo spirito di questa capitale e di conoscerne l’intima essenza: l’anima»; secondo la viaggiatrice infatti lo scopo esplorativo della vera turista è quello di «avvicinare l’anima della città», ovvero «possederla, penetrarla».
Questa «anima» «non le viene dall’armonia delle sue proporzioni o dalle sue bellezze artistiche, ma da un quid inafferrabile e incontrollabile, che è del resto anch’esso armonia»; è creata dalla fusione di atmosfera, architettura e «quel respiro invisibile e possente di migliaia di uomini che in essa nascono, vivono e muoiono». Soltanto avvicinandola in questo modo ci si può rendere conto «di quel poetico e un poco enigmatico aggettivo» che la definisce «città bianca del Nord»: il bianco, infatti, non si riferisce alla presunta freddezza della capitale, ma all’essenza profonda di Helsinki, alla sua «anima chiara, trasparente, non scevra di una fierezza quasi primitiva e di una serena e sana giovialità» da cui «si diffonde l’energia in tutto il Paese».
Tuttavia, pur dopo aver affermato la necessità di muoversi alla ventura, senza guide turistiche che la influenzino, Speckel procede attraverso lo stesso itinerario delle altre viaggiatrici: il mercato di Kauppatori, dove lo sguardo coglie gli stessi dettagli già evidenziati da Loschi, ma fa leva sulla sinestesia per affascinare chi legge, descrivendo «una tavolozza» dove «si fondono, con le scaglie argentee e con le carni rosate del salmone, tutte le sfumature degli erbaggi e dei legumi, a cui fan da contrasto le tinte violente del vicino mercato dei fiori».

Sullo sfondo, il Palazzo Presidenziale, la Legazione svedese, Esplanadi con Havis Amanda, la ninfa che emerge dal mare, simbolo della Finlandia stessa. Anche lei descrive l’architettura della città, concentrandosi sul Palazzo del Parlamento che visita in compagnia di uno degli architetti costruttori: «L’edificio si eleva nella sagoma semplice di una linea razionalista, nobilitata da un colonnato di gusto classico, che forma il peristilio e a cui si accede da un’ampia scalea». Come Loschi, rimane affascinata dalla Sala delle Deputatesse, ma ha una reazione del tutto diversa: «All’architetto che gentilmente mi accompagnava… non ho potuto tacere il mio elogio, […] una grande sala, un ambiente prezioso dalle accese tonalità di rosso e di giallo, destinato alle deputatesse del parlamento finlandese. Scherzando, ho allora chiesto se quei colori un poco violenti fossero stati scelti quali simboli della… vivacità della rappresentanza parlamentare femminile». Nel suo resoconto Loschi aveva elogiato l’impegno delle donne nella progettazione e nell’arredamento della sala; con questa battuta sulla loro «vivacità» Speckel conferma invece la sua concezione della donna, destinata a rimanere un «vivace» accessorio nella vita pubblica. 

L’autrice è l’unica a descrivere con entusiasmo la Casa degli Artisti, la struttura innovativa e funzionale dove è ospitata e dove «ognuno […] può avere con una spesa minima di affitto, uno studio più o meno vasto, in cui è stato ricavato con tutte le astuzie della moderna edilizia, una stanzetta da letto, una cucina e un bagno, il tutto corredato dalle più moderne invenzioni in materia domestica»: una struttura simile ai «flats» che aveva visto solo in America. Helsinki nel complesso conserva notevoli contrasti architettonici: accanto agli edifici innovativi, che riportano al «tumulto della vita d’oggi», si affiancano le costruzioni tradizionali in legno: un’altra dimensione della Finlandia, che si conferma terra di «contrasti geniali», capace di conciliare «il nuovissimo e l’antichissimo, il patriarcale e l’ultra-moderno»; una città che «eccita – con l’imprevisto delle sue costruzioni lineari – le curiosità più futuriste. Sul limite estremo del continente questa metropoli sembra sorta per servire di passaggio naturale fra il passato e l’avvenire».

Dopo essere stata la «simpaticissima» città di Kapp, Helsinki assume i connotati della capitale: veloce e moderna per Türr e Lombardo, affascinante o «conquistata» dall’alto con i primi voli, è presente con più intensità emotiva e corporea nelle memorie di Loschi e Speckel, dove chi legge sperimenta un contatto più concreto con questa meta lontana e poco conosciuta. 

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Articolo di Rossella Perugi

Laureata in lingue a Genova e in studi umanistici a Turku (FI), è stata docente di inglese in Italia e di italiano in Iran, Finlandia, Egitto, dove ha curato mostre e attività culturali. Collabora con diverse riviste e ha contribuito al volume Gender, Companionship, and Travel-Discourses in Pre-Modern and Modern Travel Literature. Fa parte di DARIAH-Women Writers in History. Ama leggere, scrivere, camminare, ballare, coltivare amicizie e piante.

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