Il cortile delle sette fate

Il cortile delle sette fate: già il titolo di questa fiaba ci riporta all’odonomastica di Palermo e ai censimenti effettuati dall’associazione Toponomastica femminile. Il cortile esiste ancora oggi, nel cuore del centro storico della città, di fronte la chiesa di Santa Chiara. Fa parte delle 256 strade, vicoli e piazze intitolate a figure femminili contro le 2.288 intitolate a figure maschili. Lo trovate sul nostro sito alla voce “Altro”. In questa voce sono compresi nomi femminili non identificati o toponimi legati a tradizioni locali. Nel cortile si trova ancora una torre dell’acqua in stile liberty che garantiva un flusso costante del prezioso liquido alla popolazione.
Sempre di questo cortile ci parla anche il Pitrè, storico ed etnologo nato a Palermo nel 1841, che così scriveva: «In questo cortile delle sette fate… la notte arrivavano sette Donne di fora, una più bella dell’altra…». Queste donne rubavano uomini e donne mortali dai loro miseri giacigli e li trasportavano in una dimensione fatata dove vivevano avventure fantastiche, ammiravano ricchezze e assaggiavano prelibatezze a loro negate nel mondo reale. Allo spuntare dell’alba, l’incantesimo si scioglieva e le sette donne li restituivano alla loro ordinaria vita, ma con un senso di benessere per ciò che avevano goduto.
Le Donne di fora, in Sicilia sono sempre state creature magiche, un po’ streghe, un po’ fate, un po’ dame bianche e un po’ banshee. Figure che comunque si riallacciano alle antiche Dee Madri che le religioni cristiane cercarono, invano, di cancellare per sempre. Sono legate al misterioso mondo magico del femminile che non conosce confine netto tra morte e vita, tra bene e male.

Nadia Terranova, scrittrice e collaboratrice delle pagine culturali della Repubblica e della Stampa, con questo suo ultimo lavoro ci regala «la magia dell’infanzia, la magia di Palermo, la magia dell’amicizia femminile in una favola senza tempo» come ben scrive Stefania Auci. Il libro, Ed. Guanda, illustrato da Simona Mulazzani, racconta la storia di una bambina, Carmen, e di una gatta nera, Arte (abbreviazione di Artemide). Siamo alla fine del 1550, a Palermo, nel periodo della caccia alle streghe da parte dell’Inquisizione. Nelle pagine si alternano i racconti e i pensieri dell’una e dell’altra che, una notte, si ritrovano insieme proprio in quel cortile in cui ai tempi, vivevano ancora solo sei fate.
Dice la gatta: «Palermo è piena di invasati che escono di testa quando vedono qualcuno libero e felice, soprattutto se quel qualcuno è una donna…».
Dice Carmen all’inquisitore che l’ha imprigionata: «Il diavolo è nella vostra testa. Io non l’ho mai visto… ma da quando siete entrato qui dentro a fare finta di farmi delle domande pur avendo già deciso la mia sorte, non ne sono più tanto sicura… se esistesse somiglierebbe a voi…».
E i pensieri e le vicissitudini di bambina e gatta si incontrano, si intrecciano e poi si dipanano facendo da scudo a paure ancestrali che generavano odio verso le guaritrici, le medichesse, le donne sapienti e libere che si mandarono al rogo.
Una favola che ha il sapore della storia della Sicilia, terra di veggenti, maghe e Sibille, di donne padrone del mondo sovrannaturale dove gli uomini non riescono a entrare e non hanno alcun potere. Un mondo irrazionale che li estromette dalla Conoscenza trasmessa in via matrilineare.

Come ha dichiarato la scrittrice in un’intervista, questo libro rappresenta anche «la possibilità per le bambine di non vergognarsi della propria diversità, di esibirla, di viverla, di trovare il proprio posto nel mondo anche quando si ha l’impressione di essere fuori dal mondo. E se la città ti respinge, ti offende… può sempre esserci… in un luogo magico un posto per te. Questa storia è anche un invito per tutte le bambine a cercare non solo il loro posto, ma anche le proprie sorelle».
Un messaggio questo che fa bene anche a noi adulte e che ci ricorda come la “sorellanza”, oggi, costituisce àncora e riparo per tante di noi.

Nadia Terranova 
Il cortile delle sette fate 
Guanda, Parma, 2022
pp. 112

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Articolo di Ester Rizzo

Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Ist. Sup. di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) nel corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzoLe Ricamatrici, Donne disobbedienti Il labirinto delle perdute.

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