Le consigliere di parità e la certificazione della parità di genere

Tra i temi centrali delle tavole rotonde: la disoccupazione femminile, il divario salariale tra uomini e donne e il ruolo effettivo delle Consigliere di Parità in relazione alla Certificazione della Parità di genere, nell’evento che si è svolto il 27 ottobre 2022 presso palazzo Pirelli. L’incontro “Le Consigliere di Parità e la Certificazione della Parità di genere” è stato organizzato dall’Ufficio della Consigliera di Parità regionale, cui hanno presenziato Anna Maria Gandolfi, Consigliera di Parità regionale della Lombardia, Angela Alberti in rappresentanza del Coordinamento Donne Cisl Lombardia, Cgil e Uil, e Andrea Catizone per la Fondazione Libellula.

In Italia, a causa della pandemia da Covid-19, l’occupazione femminile è drammaticamente calata al 49%, il più basso dal 2013, nelle regioni a Sud la disoccupazione raggiunge addirittura il 70%. Tali dislivelli hanno aumentato anche il numero di anni che saranno necessari a raggiungere la piena parità. 
I motivi vanno ricercati nelle arretratezze culturali ancora vigenti nella nostra società: molte donne sono state costrette ad abbandonare il lavoro durante il lockdown nel 2020, perché ritenute “le uniche” che potevano prendersi cura della famiglia e rimanere a casa.

Locandina dell’incontro


È stato dibattuto anche il ruolo centrale delle aziende, luoghi privilegiati per il reinserimento delle donne nel mondo del lavoro, di come il conseguimento di tale obiettivo sarebbe un buon passo avanti per le imprese stesse: è stato provato che un’azienda in cui non vi siano discriminazioni vede i suoi profitti aumentati del 20%, con un conseguente miglioramento del Pil dell’Italia intera. La Consigliera Gandolfi ha ricordato che la legge n. 162/2021 e la legge di Bilancio 2022 prevedono, a partire dal 1° gennaio dell’anno corrente, la Certificazione della Parità di genere sul posto di lavoro per eliminare il divario di retribuzione tra uomini e donne: un percorso utile alle aziende affinché, attraverso l’assunzione di personale femminile, possano raggiungere la massima efficienza, senza trascurare i benefici fiscali che potranno ottenere. Tale Certificazione, potrà essere rilasciata a tutte le aziende che dimostreranno l’effettiva efficacia delle proprie politiche in tema di parità di genere. Come conseguenza pratica, il rilascio comporterà diversi vantaggi alle società private che avranno accesso a un miglior punteggio nelle graduatorie degli appalti e a un esonero parziale del versamento dei contributi previdenziali di lavoratori e lavoratrici. Per le imprese virtuose ci sarà tra l’altro, uno sconto dell’1% sui contributi fino a 50.000 euro all’anno. La Certificazione di Parità, inoltre, è una delle misure che il Governo ha inserito nel Pnrr, tra le politiche per il lavoro. Pertanto, è stato ricordato il ruolo cruciale delle Consigliere di Parità, di come esse stesse subiscano discriminazioni, nonostante sia un lavoro vero e proprio a livello sia regionale che nazionale, oltre a ribadire la loro funzione principale, cioè la promozione e il controllo dei principi di uguaglianza e opportunità e di non discriminazione. Le Consigliere si occupano, inoltre, del rilascio dei Certificati di Parità, del controllo delle aziende, di verificare le eventuali denunce di discriminazione all’interno delle stesse (anche da parte di uomini) rimanendo sempre super partes.

I rapporti per quanto riguarda la parità all’interno delle imprese, sebbene dovessero essere redatti ogni due anni, sono drammaticamente in ritardo: l’ultimo risale al 2018.
Alla tavola rotonda si è parlato anche di Accredia: l’ente nazionale italiano riconosciuto per la pubblica utilità, che prevede misure volte ad assicurare la parità di genere e l’equilibrio tra uomo e donna su mansioni, opportunità e salari sul luogo di lavoro, attraverso più proposte del mercato del lavoro stesso.

Altro tema importante è stato il Pnrr e i fondi stanziati: il piano prevede, infatti, lo stanziamento di sette milioni e mezzo di euro per sostenere le imprese. Tuttavia, tale cifra è stata considerata modesta a fronte delle gravi conseguenze della pandemia, per il raggiungimento degli obiettivi e per mettere in pratica le innovazioni. Pertanto nella regione Lombardia, il presidente Fontana ha deciso di stanziare un ulteriore contributo di dieci milioni di euro per il nuovo programma comunitario, dimostrando che: «La Lombardia c’è», come hanno detto le persone invitate all’evento. L’ulteriore contributo andrà a finanziare il sistema formativo per la serie di dati che serviranno per le Certificazione, per i servizi di assistenza tecnica e di accompagnamento.

Fra gli ultimi argomenti discussi, da notare i drammatici dati raccolti dalla Fondazione Libellula, l’ente che si occupa di promuovere la cultura contro la violenza di genere e la discriminazione anche sui luoghi di lavoro: in diverse interviste, è risultato che il 53% delle lavoratrici ha subito molestie, discriminazioni e stereotipi in contesti lavorativi, il 68% ha ammesso di aver lasciato il lavoro dopo la maternità e il 44% delle intervistate non ritiene che i ruoli manageriali, né rompere il tetto di cristallo, siano esempi positivi alla parità di genere. Questi dati mostrano ancora una volta quanto il disvalore verso chi è donna sia enorme e quanto sia necessario un cambiamento della cultura partendo dalla base, non solo quindi per lo sviluppo dei diritti, ma anche per lo sviluppo individuale e delle aziende, che altrimenti perderebbero delle risorse importantissime anche per la crescita dell’intero Paese. Forse il cambiamento sta già partendo dalle e dai giovani, ma è necessario in questa direzione un cambiamento a 360 gradi da parte di tutte e tutti.

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Articolo di Marianna Milano

Nata il 2 giugno a Milano, sta conseguendo la laurea in Lingue, Lettere e Culture comparate all’Università L’Orientale di Napoli. I suoi interessi sono soprattutto la letteratura orientale, l’arte in tutte le sue sfumature, tra cui fotografia, cinematografia e critica. Ha svolto volontariato presso le associazioni Viva Vittoria e La metà di niente.

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