È nella sfera domestica che i rapporti di potere patriarcali si estrinsecano in maniera più subdola e strutturale, creando di fatto la base materiale per la sovrastante economia capitalista. Nella sfera domestica non si riproduce solo gratuitamente la manodopera, ma si creano e mantengono quei rapporti di sottomissione uomo-donna che ritroviamo nella visione dominatrice dell’essere umano sulla natura. Attaccare questa fonte strutturale di potere patriarcale è quindi fondamentale.
Come discusso nell’articolo Indice di Parità Domestica (Ipad): una proposta innovativa, noi come gruppo EquiDom abbiamo sviluppato uno strumento per rendere visibili le disuguaglianze di genere nella sfera domestica e per accompagnare percorsi di cambiamento. Questo indice viene pensato per un pubblico particolare, cioè quei gruppi, associazioni, movimenti e/o partiti che esprimono delle posizioni pubbliche impegnate a favore della parità di genere. L’Ipad permetterà di mostrare quindi la coerenza tra il discorso e le azioni concrete intraprese al loro interno, stimolando un percorso di cambiamento verso una maggiore uguaglianza. Per poter trovare però una sua valenza reale e condivisa, è fondamentale che le organizzazioni con cui lavoreremo siano coinvolte e diventino protagoniste della costruzione dell’indice, del suo utilizzo e del monitoraggio dei risultati: l’Ipad deve diventare “cosa loro”. Non può essere un “oggetto tecnico” calato dall’alto.
Un rischio di cui essere coscienti è quello di dimenticare le possibili asimmetrie di potere esistenti nei gruppi dirigenti delle organizzazioni con cui lavoreremo. I direttivi sono ancora in larga parte composti da uomini e si trascinano dietro un forte carico di patriarcato, frutto del peso storico che questo ha avuto nella loro formazione culturale. Di conseguenza bisognerà accompagnare tale processo da parte di facilitatrici/tori del gruppo EquiDom, che ne abbiano ben chiaro il rischio potenziale. Infine, parlare di parità domestica significa entrare in una zona sensibile, fatta di affetti, stanchezza, conflitti. Pertanto l’Ipad non nasce per colpevolizzare la persona che “fa meno”, ma per rendere esplicito tutto ciò che serve per far funzionare una casa, spesso dato per scontato.
Per costruire l’Ipad partiamo da una domanda concreta: quali sono le attività domestiche che tengono in piedi una coppia o una famiglia? Proponiamo quindi di partire da una lista dei compiti da considerare come rappresentativi dell’insieme della sfera domestica. La fase negoziale iniziale tra EquiDom e le organizzazioni ― costruire la lista dei compiti e adattarla al contesto ― è parte integrante del processo. Più questa fase è condivisa, più l’indice che ne risulta riesce a fotografare la situazione reale e, soprattutto, a essere sentito come legittimo da chi dovrà poi usarlo come base per cambiare. Avere dimensioni aggregative di quelli che sono i compiti (e chi li esegue) che si svolgono nella sfera domestica aiuta a identificare le asimmetrie di potere.
In mancanza di un quadro analitico di riferimento universalmente riconosciuto, ne proponiamo uno basato su quanto già esistente in letteratura. Ci sono almeno quattro esempi da cui possiamo trarre ispirazione. Uno è la componente del “tempo” del gender equality index dell’European Institute For Gender Equality (Eige), un altro è quanto proposto da Eve Rodsky; esistono poi l’indice di asimmetria sviluppato dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e per finire l’approccio suggerito dall’Istituto di Statistica Francese (Insee). Nell’Ipad noi scegliamo di costruire partendo da quanto proposto dall’Insee che organizza il proprio quadro concettuale sul lavoro domestico attorno a tre perimetri:
- un perimetro ristretto che contiene le attività “centrali” del lavoro domestico, la cui inclusione è raramente discussa: i lavori di manutenzione, piatti, lavanderia, stiro, spesa, cucina, cura e assistenza di bambine/i e persone non autosufficienti. Tutte queste mansioni possono essere delegate ed esistono sostituti di mercato: lavanderie, tintorie, ristoranti, assistenti all’infanzia, aiuto compiti, autiste/i, segretarie/i private/i (concierge);
- un perimetro intermedio: a questo primo elenco di attività produttive e “delegabili” si aggiungono quelle che siamo più propense a svolgere anche per piacere e quindi possono durare più a lungo di quanto sia strettamente necessario. Questo secondo elenco comprende attività di semi-tempo libero: cucito, bricolage, giardinaggio, caccia e pesca;
- un perimetro allargato: ai primi due si aggiungono i tempi di percorrenza, i viaggi in macchina e portare fuori il cane a passeggio.
Ecco, quindi, che il momento negoziale con i rappresentanti delle organizzazioni con cui andremo a lavorare diventa fondamentale. La lista delle attività viene co-costruita, perciò ne risulterà un indice rappresentativo utile per iniziare il percorso. È necessario ricordare come le attività da prendere in esame varieranno in funzione delle specificità dell’organizzazione di controparte. Nel caso fosse un movimento contadino, si dovrà fare spazio ad attività come andare a prendere l’acqua, raccogliere legna e/o frutti, miele o quanto altro nel bosco. Sembra una considerazione ovvia, ma la natura co-costruttiva dell’Ipad prende tutto il suo senso in questo processo di dialogo e negoziazione. L’adattamento alle specificità locali e culturali rende più difficile confrontare i risultati tra territori molto diversi, ma è il prezzo da pagare per avere uno strumento aderente alla realtà e quindi politicamente utile.
Al quadro proposto dall’Insee, aggiungiamo un aspetto che riteniamo fondamentale e che deriva dal lavoro di Ana Catalano Weeks: il mental load. Si tratta del carico mentale, che può spesso coinvolgere non solo il lavoro cognitivo legato alla gestione di questi compiti, ma anche il lavoro emotivo necessario per coordinarli e svolgerli armoniosamente. L’inclusione di tale tipo di lavoro è essenziale in un progetto che si prefigge di misurare il peso reale della gestione della famiglia, perché non si tratta solo di cose “da fare”: molte di esse vanno anche “pensate” in anticipo, “ricordate” senza bisogno che l’altra/o lo faccia notare, “pianificate” e “monitorate” costantemente. Spesso il carico mentale viene invisibilizzato perché è meno evidente e più difficile da misurare, perciò cerchiamo di evidenziarlo, focalizzando parti dell’indice proprio su questa dimensione.
Non si tratta solo di “fare una lavatrice”, ma di tutto quello che c’è intorno. Prendiamo proprio il caso del bucato. Non è solo “mettere su la lavatrice”: qualcuno deve accorgersi che i panni puliti stanno finendo, ricordarsi di comprare detersivo, raccogliere i vestiti in giro per casa, dividerli, scegliere il programma giusto, stendere, ritirare, piegare, mettere a posto. Una parte di questo lavoro è fisica, un’altra è mentale. La prima si vede, la seconda molto meno.
L’Indice di Parità Domestica è un tentativo di mettere alla prova, in modo concreto, quanto le organizzazioni che parlano di uguaglianza di genere riescono a trasformare le parole in pratiche reali dentro la sfera domestica, perché il privato è politico. Partendo da una domanda semplice: quali attività tengono in piedi una coppia o una famiglia? E costruendo insieme alle organizzazioni un quadro di riferimento flessibile e sensibile al contesto, l’Ipad si propone come strumento politico, più che come mero indicatore tecnico.
Per saperne di più:
- Ana Catalano Weeks, “The Political Consequences of the Mental Load”, 2024;
- Delphine Roy, “La travail domestique: 60 milliards d’heures en 2010”, Insee, 2012;
- Eve Rodsky, Come ho convinto mio marito a lavare i piatti. Il metodo che risolve per sempre la divisione dei lavori domestici e riporta la gioia in famiglia, Vallardi, 2020;
- Istituto Nazionale di Statistica, “La divisione dei ruoli nelle coppie”, 2010.
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Articolo di Laura Alfonsi Castelli

Appassionata di studi di genere, ha conseguito un master in Sociologia e ha lavorato come ricercatrice nell’ambito delle politiche pubbliche, occupandosi in particolare di giovani ed educazione. Attualmente è educatrice sociale e gestisce un centro giovanile queer femminista. Fa parte di EquiDom, un gruppo indipendente e multidisciplinare che si occupa delle disuguaglianze di genere nella sfera domestica.
