Daphne Caruana Galizia

Nascere in uno Stato come Malta, dove la corruzione è endemica e tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione, ne sono invischiati, è una condanna per chi, come Daphne Caruana Galizia, nata Daphne Anne Vella, ha intrapreso la strada del giornalismo investigativo nella speranza di non vedere il suo Paese in vendita, come i suoi resort e i suoi casinò, spesso in mano a sedicenti imprenditori senza scrupoli. Se sei una donna, poi, si scateneranno ancora di più contro di te, ti toglieranno credibilità, infangheranno il tuo nome, insinueranno che i tuoi articoli li scrive tuo marito; riusciranno persino a sminuire il fascino dei tuoi capelli lunghi e neri, normalmente utilizzati per descrivere la bellezza femminile, paragonandoli a quelli di una strega. Ma Daphne, che bella lo è davvero, nata il 26 agosto 1964 a Sliema da Michael Alfred Vella e Rose Marie Mamo, dopo gli studi in una scuola cattolica sente subito qual è la sua vocazione e già nel 1987 inizia a lavorare come giornalista.

Foto in bianco e nero di Daphne Caruana Galizia da giovane

Due anni prima si è sposata con Peter Caruana Galizia e dalla loro solida unione sono nati tre figli. All’inizio degli anni Novanta è editorialista per The Sunday Times e redattrice associata del The Malta Independent. Sarà la prima a firmare gli articoli col suo nome. In seguito lavorerà per The Malta Independent on Sunday e dirigerà la rivista Taste & Flair, che si occupa di giardinaggio, arredamento e cucina. Nel 1997 si laurea in Archeologia e dell’archeologa conserva lo spirito e il modo di procedere, che la fanno scavare e scrostare a fondo fino a dissotterrare la notizia sotto i diversi strati da cui è celata. Nel 2008 la sua vita ha una svolta: decide di aprire un blog, Running Commentary, che arriverà fino a 400mila visualizzazioni al giorno (quando a Panama gli abitanti sono 450mila). Vi commenta le vicende politiche di Malta e pubblica i risultati di importanti investigazioni. Non ha paura di dire la verità su quello che sta succedendo nella sua isola, divenuta oggetto di appetiti di cementificatori — anche dei clan dei casalesi —, oligarchi, sfruttatori di lavoratori e lavoratrici sottopagate; dove si registra un alto numero di infortuni sul lavoro tra i manovali (richiesti per la costruzione di alberghi e case da gioco) e che è diventata un centro per il rilascio di passaporti a pagamento (passaporti d’oro concessi per un milione di euro) per personaggi equivoci e scandalosamente ricchi. Tutto questo con la complicità dei partiti di governo, che Caruana Galizia non ha paura di denunciare, e di alcune banche, tra cui la Pilatus, l’istituto bancario che, dopo la morte della giornalista, sarà costretto a chiudere grazie a una whistleblower in contatto con Caruana Galizia. La blogger rivela comportamenti scorretti e fraudolenti di politici di maggioranza e di opposizione. Racconta nel suo “Bordellogate”, con tanto di foto delle visite fatte dal Ministro dell’Economia Cardona ai bordelli di Düsseldorf, in Germania, durante una visita ufficiale di Stato. Per questa e altre notizie riceve continue lettere di minaccia dagli studi legali delle persone che accusa. In risposta pubblica quelle stesse lettere sul suo blog, in modo che tutte e tutti le possano leggere.

Foto di famiglia di Daphne con il suo figlio più giovane
Foto di famiglia di Daphne con suo marito Peter, scattata nella loro casa a Malta nel 1997

Ma Caruana Galizia non si occupa solo di corruzione; scrive anche a proposito della misoginia imperante nella sua isola: «A Malta la natura delle molestie verso le donne giornaliste è davvero primitiva. Riguarda sempre il loro aspetto fisico, quanto sono grasse, quanto sono sovrappeso». Ricorderà che negli anni ’90, in uno dei suoi primi articoli, scriveva così: «Non posso accettare il fatto che un uomo ricopra un incarico pubblico con la forfora sulle spalle, l’abito frusto, i capelli inguardabili e nessuno faccia mai commenti, tipo che sembra si sia appena alzato dal letto, che è davvero orribile o trasandato e perché non si lava i capelli? Nessuno. Perché un uomo ha il diritto di andare in giro vestito da straccione con i capelli da porcospino. E guai a dirlo perché questo è ciò che ci si aspetta dagli uomini. Poi però se una donna appare meno che perfetta, viene bersagliata di critiche. Guarda quanti sforzi fanno le donne impegnate nella vita pubblica a Malta. Davvero guardale. Io le guardo e penso: «Perché pensate di dovervi buttare giù dal letto la mattina alle sei per mettervi due dita di trucco sul viso? Guardate gli uomini intorno a voi. Alcuni non si lavano nemmeno la faccia».
L’indagine per cui sarà conosciuta in tutto il mondo riguarda lo scandalo dei Panama Papers, che avrà poi un filone a parte, i Malta Files. Nel 2016 sarà la prima giornalista a parlarne, grazie alla documentazione a lei pervenuta dal figlio Matthew, membro del Consorzio Internazionale dei giornalisti investigativi (Cigi). Panama Papers è il nome di un fascicolo riservato digitalizzato contenente 11,5 milioni di documenti confidenziali provenienti dallo studio legale panamense Mossack Fonseca, con informazioni dettagliate su oltre 214.000 società offshore che servono a sottrarre al controllo statale a scopo di evasione ed elusione fiscale i soldi di una serie di persone, tra cui funzionari e funzionarie pubbliche, uomini di governo e loro parenti, collaboratori e collaboratrici di più di 40 Paesi.
Caruana Galizia pubblica per prima la notizia del coinvolgimento dei ministri Konrad Mizzi e Keith Schembri in questo scandalo e fa il nome del Ministro dell’Energia Mizzi come acquirente di società offshore a Panama e in Nuova Zelanda, a scopo di riciclaggio di denaro proveniente dal governo corrotto e antidemocratico dell’Azerbaigian. Pochi giorni dopo il ministro Mizzi ammette di aver costituito il Rotorua Trust, proprio in Nuova Zelanda. In seguito a quest’inchiesta, Caruana Galizia è inclusa da Politico Europe tra le 28 persone che scuoteranno l’Europa nel 2017.
One woman wikileaks, come sarà chiamata da questo momento, non si ferma e accusa Michelle Muscat, moglie del primo ministro Joseph Muscat, di essere proprietaria di una società offshore panamense. Dopo queste rivelazioni ci saranno elezioni anticipate che riconfermeranno Muscat.

L’auto di Daphne Caruana Galizia dopo l’esplosione

Il 16 ottobre 2017, Caruana Galizia viene fatta saltare in aria, letteralmente fatta a pezzi e bruciata come una strega, da un’autobomba piazzata nella sua auto, vicino alla sua casa a Bidnija. In questo articolo, scritto per la nostra rivista, sono riportate le circostanze del barbarico assassinio. Al momento della sua morte i processi a suo carico, intentati prevalentemente da esponenti politici/he, sono 47, di cui 5 penali, in seguito portati avanti nei confronti dei suoi parenti, perché così prevede lo strano sistema giuridico maltese. Caruana Galizia ha cominciato a essere insultata e sbeffeggiata a 25 anni, le hanno ucciso i cani, incendiato la casa e spiati i movimenti per intimidirla. Da quattro anni non può nemmeno più andare in spiaggia perché la fotografano in continuazione e caricano le sue foto su Facebook con commenti disdicevoli. Quarantasette minuti prima di morire scriverà questo post sul suo blog: «Ci sono criminali dovunque io guardi. La situazione è disperata».

La frase scritta da Daphne Caruana Galizia alcuni minuti prima di morire

Dal giorno della morte della giornalista, nei pressi del Monumento al Grande Assedio vicino alla Corte di Giustizia maltese a La Valletta, c’è un memoriale spontaneo a lei dedicato, fatto di immagini, pensieri e candele portati dalla gente. Più volte è stato distrutto ma viene sempre ripristinato con vasi di fiori, cartelli con la scritta “Invicta” e nuovi pensieri. Di lei il giornalista danese Brugger ha detto: «Considero Daphne una delle persone più coraggiose che abbia mai incontrato. Praticamente c’era lei, da sola, contro l’intero stato mafioso maltese. Per me era la quintessenza del vero giornalista: sempre, implacabilmente in cerca della verità, a qualunque costo».

Memoriale di Daphne Caruana Galizia

L’assassinio della giornalista rappresenta un fatto gravissimo per uno Stato dell’Unione Europea, di cui Malta fa parte. Di fatto questa piccola isola è il più importante crocevia di affari illeciti legati alla finanza internazionale.

Dopo molte esitazioni, nell’inchiesta su mandanti e assassini dell’omicidio di Caruana Galizia, sostenuta oltre che da moltissimi movimenti di protesta da una risoluzione del Consiglio d’Europa in seguito alla relazione dettagliata sulle lacune dello stato di diritto maltese del parlamentare olandese Pieter Omtzigt, soprannominato “il Segugio” per il suo fiuto per la corruzione, si è arrivati alle sentenze. Nel 2025 sono stati condannati all’ergastolo Jamie Vella e Robert Agius per avere fornito la bomba che l’ha uccisa; ai fratelli De Giorgio, George “il Cinese” e Alfred “il Fagiolo”, come esecutori rei confessi sono stati inflitti 40 anni di carcere; Vincent Muscat, “il Kohhu” (il cucù) che ha confessato prima degli altri collaborando con la giustizia, ha avuto la pena ridotta a 15 anni di carcere. Nel 2019 una quarta persona, Melvin Theuma, è stata arrestata ma, avendo contribuito a una svolta nelle indagini e individuato il mandante dell’assassinio nell’imprenditore semianalfabeta e cocainomane conclamato Yorgen Fenech, ha avuto il condono tombale. Nel 2020 Fenech, Mister Casinò, descritto come violento con le donne e molto ben introdotto negli ambienti della criminalità organizzata e nel governo di Malta, è stato arrestato mentre stava tentando una fuga rocambolesca. Nel febbraio 2025 Fenech ha ottenuto la scarcerazione su cauzione, in attesa del processo per presunta complicità nell’assassinio della giornalista.
Del suo Paese Caruana Galizia aveva scritto: «Nessuno può sperare di comprendere la politica di Malta o la società maltese senza prima comprendere il familismo amorale, che plasma e guida entrambe. Malta si trova in una situazione pericolosa, e oggi non possiamo più dire che sono i politici corrotti ad averla portata a questo punto, perché è ormai impossibile negare che quei politici corrotti sono il riflesso della società.»

Copertina del libro Dì la verità anche se la tua voce trema di Daphne Caruana Galizia, edito da Bompiani

Nell’articolo di Nadia Verdile prima citato e pubblicato sulla nostra rivista sono indicati i numerosi riconoscimenti e i Premi intitolati alla grande giornalista investigativa, tra cui il Daphne Project, un gruppo di giornaliste e giornalisti che portano avanti le inchieste della collega assassinata.
Nel 2019 è stata pubblicata da Bompiani la prima raccolta di scritti di Daphne Caruana Galizia, Dì la verità anche se la tua voce trema; poche settimane dopo la pubblicazione si sono dimessi i ministri Mizzi e Schembri. Nel 2020 si è dimesso anche il Primo Ministro Joseph Muscat.
Daphne Caruana Galizia sapeva di rischiare la vita per amore della verità, ma era una donna viva, libera e coraggiosa e ci ha lasciato parole preziose come queste: «Quando le persone vi rimproverano e vi criticano accusandovi di essere “negativi”, di non seguire la corrente o di non adottare un atteggiamento di benevola tolleranza verso i loro eccessi, ricordatevi sempre che sono loro, e non voi, a essere nel torto. La lotta contro la corruzione e contro l’assalto al primato della legge deve continuare».
Su audible è possibile ascoltare la vicenda dettagliata dei Malta files in un podcast di Roberto Saviano, Criminali ovunque io guardi, Daphne Caruana Galizia, in Le mani sul mondo.

Qui il link alle traduzioni in spagnolo, francese e inglese.

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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.

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