Girls on fire. La presenza femminile nello sport

Nell’ambito della seconda mobilità romana — la quarta e ultima prevista dal progetto inserito nel programma Erasmus+Azione KA154-YOU Tutta mia la città — è stato ideato Girls on Fire. La presenza femminile nello sport, un itinerario di genere a Roma Nord, tra Ponte Milvio, Foro Italico, quartiere Flaminio e Foro Olimpico. 
Realizzato con la preziosa collaborazione di Desireé Rizzo e Beatrice Ceccacci, il percorso si articola in nove tappe, nove punti di interesse che, in quanto luoghi custodi di imprese, memorie e tracce di quante li hanno vissuti — come atlete, appassionate o insegnanti — consentono di approfondire il rapporto e la lunga storia che intercorre tra le donne e lo sport. 

Mappa di Villa Borghese

Muovendoci da Sud verso Nord, iniziamo l’itinerario a Villa Borghese, luogo centrale per lo sport femminile che, nel tempo, ha ospitato moltissimi eventi dedicati al benessere, alla corsa e alla solidarietà tra donne. Tra questi, solo per citarne alcuni, si ricordano il progetto Rome is Women, ideato e realizzato dalla ex maratoneta e mezzofondista Lucilla Andreucci per Acea Run Rome The Marathon, e StraWomen, il più grande raduno d’Italia di corsa/camminata non competitiva, giunto nel 2026 alla sua 16ª edizione. In entrambi casi, si tratta di iniziative sportive interamente al femminile, volte alla promozione e alla sensibilizzazione sui temi della salute femminile, attraverso il movimento fisico e una community motivante, e dell’aggregazione fra donne.

Mappa di Villa Glori

Da Villa Borghese procediamo verso Villa Glori, dove incontriamo la figura di Maria Sofia di Baviera (1841-1925), l’ultima regina delle Due Sicilie, ricordata per il coraggio dimostrato durante l’assedio di Gaeta (1861), quando, travestita con abiti maschili, andò in visita ai feriti negli ospedali di guerra, rifiutandosi di lasciare la roccaforte. Nota, tra l’altro, per la grande passione per lo sport e l’attività fisica, la regina fu un’abile cavallerizza e nuotatrice appassionata. Durante il soggiorno romano, che seguì alla caduta di Gaeta e all’annessione delle Due Sicilie al Regno d’Italia, Maria Sofia di Baviera frequentò la Villa, nel tempo luogo di ritrovo dell’aristocrazia internazionale, dilettandosi in diverse attività fisiche. La sovrana viene rievocata per la sua dinamicità e per il suo stile di vita libero e indipendente, caratteristiche che fanno di lei una donna lontana dagli stereotipi di rigidità e immobilità femminile ottocenteschi.

Targa delle Fiamme Gialle

Con la terza tappa arriviamo al Piazzale di Ponte Milvio, davanti alla targa commemorativa delle Fiamme Gialle. Restaurata nel 2021, dieci anni dopo la sua inaugurazione, l’iscrizione celebra la vittoria del “Trofeo Scudo Nelli” (1921), segnando il luogo esatto dove, nel 1911, ebbe inizio la storia dell’atletica leggera agonistica della Guardia di Finanza. Così come per l’ingresso nel Corpo, che ha iniziato ad accogliere le donne a partire dalla fine degli anni Novanta, in seguito all’evoluzione normativa (Legge 20 ottobre 1999, n. 380) che ha aperto i concorsi militari e delle forze di polizia anche al personale femminile, anche l’arruolamento nel gruppo sportivo è stato progressivo: l’integrazione delle atlete è avvenuta, infatti, solo nel 2001. Da quel momento, molte delle campionesse che oggi onorano la targa sono icone dello sport mondiale in discipline come l’atletica leggera, lo sci, il canottaggio e altre specialità olimpiche. 

Paola Pigni

Percorrendo circa cinquecento metri raggiungiamo la nostra quarta fermata: lo Stadio della Farnesina, futuro Stadio Paola Pigni. Proprio quest’anno, su sollecitazione della petizione promossa dal figlio e dalla figlia della grande mezzofondista italiana, il consiglio del Municipio XV di Roma ha approvato all’unanimità la proposta di intitolazione in suo onore «per gli innumerevoli traguardi raggiunti nel corso della sua carriera sportiva […] e per essere stata un’atleta che ha sfidato i pregiudizi e le discriminazioni in un periodo in cui alle donne era permesso disputare solo gare di velocità, aprendo così la partecipazione alle gare di distanza a tutte le altre atlete, dando vita alla moderna atletica leggera femminile». 
Tra le sue vittorie più importanti, si ricordano due medaglie di bronzo nei 1500 metri, vinte rispettivamente alle Olimpiadi di Monaco del 1972 e agli Europei di Atene nel 1969, e i sei record mondiali in cinque specialità del mezzofondo su pista. Inoltre, è stata due volte campionessa mondiale di corsa campestre (1973-74) e diciannove volte campionessa italiana assoluta. Dopo essersi ritirata dalle competizioni agonistiche, a partire dal 1979, si è dedicata all’insegnamento, svolgendo il ruolo di docente presso l’Istituto Comprensivo Nitti e di allenatrice e preparatrice di giovani atleti e atlete proprio allo stadio Farnesina. Oltre ai suoi tanti lasciti sportivi, ve ne è anche uno di tipo letterario: nel 1976, infatti, Paola Pigni partecipò alla realizzazione di Prendine mille e una, ma non sposarne alcuna, il volume curato da Luigi Silori in cui sono raccolte interviste ironiche a celebri donne italiane sul tema del matrimonio.

La fermata davanti al complesso del Foro Italico è piuttosto lunga. La struttura, infatti, si presta a un percorso commemorativo, tra presente e passato, che permette di approfondire diversi ambiti e tematiche.

La fermata davanti al complesso del Foro Italico è piuttosto lunga. La struttura, infatti, si presta a un percorso commemorativo, tra presente e passato, che permette di approfondire diversi ambiti e tematiche.

La prima porzione dell’impianto su cui ci soffermiamo è l’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”, l’Ateneo, allora noto come Istituto superiore di educazione fisica, in cui, tra il 1953 e poi fino al pensionamento (1965), insegnò Andreina Sacco Gotta. Altista, ginnasta e cestista italiana vincitrice di sette titoli nazionali in cinque diverse discipline, nonché più volte record nazionale nel salto in alto e nel salto in lungo, si deve a lei l’introduzione della ginnastica ritmica a carattere sportivo nei programmi scolastici femminili col nome di ginnastica femminile moderna (1953). L’innovazione del suo metodo, promosso dagli anni Cinquanta sia in Italia che all’estero, portò alla nascita della ginnastica ritmica sportiva, con i primi Campionati mondiali individuali nel 1963 e a squadre nel 1967. Dopo l’esperienza come direttrice tecnica della sezione ginnastica artistica femminile, a partire dal 1973, l’atleta si dedicherà esclusivamente a ruoli federali e organizzativi, presiedendo il Comitato tecnico femminile della Federazione Internazionale di Ginnastica e partecipando come membro ai comitati organizzatori dei campionati del mondo e dei giochi olimpici fino alle Olimpiadi di Mosca del 1980. In vita fu insignita del Distintivo d’Onore di Atleta Azzurra, della stella d’oro al merito sportivo e del titolo di cavaliere della Repubblica Italiana.

Venere Ignuda, Foro Italico

Se avete mai visitato l’area del Parco del Foro Italico, un tempo denominatoForo Mussolini, avrete sicuramente fatto caso alle numerose sculture di marmo — precisamente sessanta — che circondano lo Stadio dei Marmi, chiamato così non a caso. E avrete sicuramente notato che gli atleti raffigurati, simbolo delle diverse discipline sportive, sono tutti uomini! Non ce ne stupiamo: d’altronde la collezione fu realizzata, per volontà del regime fascista, per celebrare l’ideale di educazione fisica maschile mussoliniana.
Non ci sorprende, quindi, nemmeno che l’unica statua femminile dell’area sia stata dimenticata, nascosta a lungo in un groviglio di rovi. Se oggi siamo a conoscenza della sua esistenza il merito è di Angela Teja, docente di Scienze motorie che l’ha riscoperta nel 2007. Così, dopo anni di inosservanza, la Venere Ignuda è stata finalmente vista e riportata agli antichi fasti grazie al progetto di pulitura del Coni. Posizionata su un piedistallo e realizzata in stile razionalista, inizialmente la statua è stata attribuita a Silvio Canevari, lo scultore e pittore vissuto tra il 1893 e il 1932. Tuttavia, grazie alle attestazioni di Riccoboni, è stato possibile riconoscere la paternità dell’opera al carrarino Morescalchi e datarne la realizzazione al 1931.

Palazzo del Coni (Comitato Olimpico Nazionale Italiano)

Per l’ultima tappa presso il Foro Italico raggiungiamo l’edificio del Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Recependo quanto disposto all’articolo 21 (Misure atte a garantire pari opportunità, benessere di chi lavora e assenza di discriminazioni nelle amministrazioni pubbliche) della Legge n.183 del 4 novembre 2010, anche il Coni, quale pubblica amministrazione, ha costituito il “Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni” che sostituisce, unificando le competenze di consulenza, verifica e propositive in un solo organismo, i Comitati per le pari opportunità e i Comitati paritetici sul fenomeno del mobbing. Con l’obiettivo, esplicitato nel Regolamento, di «contribuire all’ottimizzazione della produttività del lavoro e al miglioramento dell’efficienza delle prestazioni collegate alla garanzia di un ambiente di lavoro caratterizzato dal rispetto dei principi di pari opportunità, di benessere organizzativo e di contrasto da qualsiasi forma di discriminazione e di violenza morale o psichica per i lavoratori e le lavoratrici», il programma 2026 della Commissione Cug del comitato si propone di promuovere benessere lavorativo, pari opportunità e parità di genere anche nello sport. A questo scopo, sono previste azioni mirate sul benessere organizzativo e sulla conciliazione tra vita e lavoro, e iniziative di comunicazione e contrasto alle discriminazioni di genere. 

Per raggiungere le ultime due tappe del nostro itinerario di genere non ci allontaniamo di molto: Viale delle Olimpiadi dista appena trecentocinquanta metri. Proprio all’ingresso, di fronte alla cosiddetta “Casa delle Armi”, incontriamo l’ex Ostello della Gioventù, dal 2019 Palazzina Ondina Valla.

Ondina Valla

All’anagrafe Trebisonda Valla (1916-2006), con la vittoria ai Giochi olimpici del 1936 a Berlino negli 80 metri ostacoli, Ondina divenne la prima e più giovane donna a vincere un oro olimpico, segnando un record rimasto imbattuto fino al 2004.
«Di Berlino rammento la grandiosità dell’apparato. Di Hitler, invece, ho un ricordo confuso. Mi volle conoscere e stringere la mano. Mi disse qualcosa ma parlava in tedesco e io non ci capii nulla. Poi non ho dimenticato le feste, il sindaco e la banda alla stazione di Bologna e il prefetto che fa trasferire il suo segretario perché aveva preparato un mazzo di fiori piuttosto mosci. Avevo vent’anni, allora, e avrei dovuto partecipare anche all’Olimpiade precedente, quella del 1932 a Los Angeles. Ma sarei stata l’unica donna della squadra di atletica e così mi dissero che avrei creato dei problemi su una nave piena di uomini. La realtà è che il Vaticano era decisamente contrario allo sport femminile».

L’ostacolista di Rito Valla

La vittoria, scalfita nel bronzo nell’opera L’ostacolista, la statua in bronzo che le dedicò suo fratello Pietro, valse all’ostacolista e velocista italiana l’elezione, da parte del governo fascista, a simbolo ed esempio per tutte le ragazze italiane. Al ritorno in patria, sarà accolta a Piazza Venezia da Mussolini e acclamata dalla stampa che coniò per lei la definizione “Il sole in un sorriso”.
Tra i suoi numerosi successi si ricordano anche: il primato nazionale nel salto in alto (1937), tre vittorie ai Giochi mondiali dello sport universitario di Tokyo e quindici titoli nazionali, e il primo posto nel lancio del peso ai campionati abruzzesi del 1952. 

Walk of fame dello sport italiano

Nel maggio 2015, una targa dedicata a Ondina Valla è stata inserita nella Walk of Fame dello sport italiano, la nostra ultima tappa.
Collocato tra viale delle Olimpiadi e lo Stadio Olimpico, all’interno del Parco olimpico del Foro Italico, il viale — lastricato con 147 targhe dedicate alle campionesse e ai campioni che hanno segnato la storia dello sport azzurro — è stato ideato dal Coni e inaugurato nel 2015. Tra le leggende celebrate figurano numerose protagoniste dello sport italiano, provenienti da diverse discipline: Irene Camber, Giovanna Trillini, Valentina Vezzali ed Elisa Di Francisca per la scherma; Lea Pericoli e Flavia Pennetta per il tennis; Sara Simeoni per l’atletica leggera; Novella Calligaris per il nuoto; Paola Fantato per il tiro con l’arco; Manuela Di Centa, Stefania Belmondo e Gabriella Paruzzi per lo sci di fondo; Josefa Idem per la canoa; Sara Anzanello e Francesca Piccinini per la pallavolo; Antonella Bellutti per il ciclismo; Tania Cagnotto per i tuffi; Giulia Quintavalle per il judo e Gerda Weissensteiner per slittino e bob.
Qui concludiamo il nostro itinerario di genere alla ricerca della presenza femminile nello sport.

Con le gambe affaticate e lo spirito colmo di orgoglio, non ci resta che trarre le nostre conclusioni: attraversare questi luoghi ci ha permesso di riflettere sulla tradizionale dicotomia tra pubblico e privato, su quella narrazione storica parziale che, nella maggior parte dei casi, ha consegnato ai posteri un’immagine mansueta del femminile, relegata tra le mura domestiche, marginale, pressoché nulla, rispetto alla costruzione e alla significazione dello spazio cittadino. Ripercorrere questi spazi attraverso una lente di genere permette allora di mostrare (e dimostrare) il contributo delle donne che, abitandoli e attraversandoli quotidianamente — anche attraverso lo sport — li hanno trasformati, ridefinendone i confini e inscrivendo la propria presenza nello spazio urbano.
E poi c’è un’assunzione di consapevolezza: correre come una femminuccia non è poi così male!

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Articolo di Sveva Fattori

Diplomata al liceo linguistico sperimentale, dopo aver vissuto mesi in Spagna, ha proseguito gli studi laureandosi in Lettere moderne presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza, con una tesi dal titolo La violenza contro le donne come lesione dei diritti umani. Presso la stessa università ha conseguito la laurea magistrale in Gender studies, culture e politiche per i media e la comunicazione.

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