Natzeda Alexsandrovna Lochvick Bucinskaja era nata il 21 maggio del 1872 a San Pietroburgo. Vanta il primato di essere stata la prima scrittrice e drammaturga “umorista” russa. In realtà la vena di umorismo con cui ha tratteggiato personaggi e personagge delle sue opere è spesso intrisa di malinconia e drammaticità e probabilmente la definizione di “divertente fuori, tragica dentro” è quella più confacente alla sua produzione letteraria.
La madre, Varvara Aleksandrovna, aveva origini francesi ed era una donna colta, amante della poesia e della letteratura europea oltre che russa. Il padre, Alexsander, era un giurista e criminologo di nobili origini. Nadzeda aveva un fratello e tre sorelle: Elena, Varvara e Maria. Quest’ultima scelse lo pseudonimo di Mirra e fu una famosa poeta, definita la Saffo russa, morta prematuramente a soli 35 anni.
Sin da giovane, Nadzeda, amava leggere i classici della letteratura russa come Tolstoj e Puskin ma si interessava anche di arte contemporanea. Nonostante lo stimolante ambiente culturale familiare, iniziò la sua carriera letteraria dopo i trent’anni, dopo un matrimonio, dopo la nascita delle due figlie e dopo la separazione dal marito.
Le sue poesie saranno pubblicate nel 1901 e, in seguito, anche altri suoi racconti sulla Pravda.
Lenin venne colpito da una sua poesia, Le Api, che parlava del duro lavoro delle sarte, ma lei non ne fu lusingata poiché lo riteneva un uomo privo di senso dell’umorismo, che non nutriva rispetto nei confronti della cultura.
Decise di pubblicare con lo pseudonimo Teffi forse ispirandosi a un suo vicino di casa, da lei definito un uomo stupido perché si faceva chiamare Steffy invece di Stepan e così dichiarò: «Avevo bisogno di un nome che portasse fortuna… gli imbecilli sono sempre fortunati».
Questa sua ironia le portò veramente fortuna: nel primo decennio del Novecento, in Russia, dal ceto operaio allo stesso zar Nicola II, tutti e tutte amavano leggere i suoi racconti umoristici.
Testimonia così la poeta Irina Odoevskaja: «Il talento di Teffi metteva d’accordo persone dalle più diverse opinioni politiche e dai più diversi gusti letterari».
Le sue pubblicazioni divennero dei best sellers, lei fu definita la regina della risata e il suo nome Teffi fu utilizzato anche per prodotti commerciali come dolciumi, caramelle, candele e profumi.
Molti suoi scritti vennero pubblicati sul quotidiano socialdemocratico La Nuova vita dove collaborava anche Gor’kij.

Teffi visse intensamente gli eventi storici del suo Paese di quel periodo e accolse con entusiasmo la Rivoluzione del febbraio del 1917. Quell’entusiasmo però durò ben poco e subentrò una grande delusione. Così scrisse: «Leninisti, bolscevichi, anarco-comunisti, furfanti, scassinatori patentati: che caos! Che guazzabuglio satanico! Quale enorme lavoro occorrerà per risollevare e liberare da tutta questa immondizia la grande idea del socialismo».
Quando giunse il periodo invernale e la fame, il gelo, la censura attanagliarono la sua città, maturò l’idea di allontanarsi dalla sua terra con la scusa di una tournée letteraria. Iniziò così il suo periglioso viaggio su treni lenti che attraversavano stazioni, città saccheggiate, paesi poveri e affamati, Quel suo percorso si riempì di dogane, controlli, sentinelle, soldati feriti. Affrontò malattie, come il tifo che dilagava, e le conseguenziali quarantene. Le sue esperienze e le sue osservazioni si trasformarono in materiale che utilizzava per scrivere, riuscendo a cogliere in quel disastro gli aspetti paradossali e anche comici di quella quotidianità stravolta. Si recò a Kiev, a Odessa e poi a Istanbul. Il viaggio la portò infine a stabilirsi definitivamente a Parigi nel 1920. Dalle osservazioni e dalle peripezie di questo viaggio scaturirà il romanzo Da Mosca al Mar Nero.
Nella capitale francese, dove divenne anche animatrice di alcuni circoli letterari, i suoi racconti venivano pubblicati sui settimanali che leggevano gli emigrati russi. In questi scritti emergono prepotentemente le figure delle donne russe emigrate: intraprendenti, coraggiose donne che si sforzano di integrarsi e accettano la nuova condizione in una terra con usi e costumi diversi dai territori di appartenenza. Invece, gli uomini immigrati appaiono come disorientati, impacciati, immersi ancora nella nostalgia per la propria terra, piccoli uomini deboli di cui lei evidenzia soprattutto il lato comico.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale fu netto il suo rifiuto di collaborare con i nazisti. Vivrà l’ultima parte della sua vita in precarie condizioni economiche e di salute. Morirà a Parigi il 6 ottobre del 1952.
Tra le opere ricordiamo la pièce La questione femminile in cui Teffi racconta la storia della diciottenne Katja che tenta, nel suo nucleo familiare, di stabilire una parità tra i sessi, lamenta la condizione di inferiorità della donna e aspira a ristabilire nella società il matriarcato. La ragazza riesce a concretizzare un’inversione e una mescolanza di ruoli, spesso a tratti esilarante, ma il messaggio di Teffi è chiaro: donne e uomini sono imbrigliati negli stessi schemi societari difettosi e urge la nascita di una nuova umanità per entrambi i sessi.
Nei suoi Racconti umoristici del 1910 la scrittrice ci propone una serie di svariati ritratti femminili: donne belle, brutte, giovani, anziane, nubili, coniugate e malmaritate, ma a tutte viene elargito il prezioso consiglio di non lasciarsi sopraffare dagli uomini che gravitano nella loro vita: padri, fratelli, mariti e anche semplici conoscenti.
Con la sua scelta di usare ironia e umorismo, non certo usuale per le scrittrici di quell’epoca, Teffi dimostrò che anche alle donne è possibile tramite l’arguzia, condurre lettori e lettrici a riflettere su comportamenti e condizionamenti della società in cui si vive.
La sua storia e la sua produzione letteraria, alla sua morte, caddero nell’oblio. In Russia le sue opere furono ripubblicate negli anni Duemila, durante la Perestrojka. In Italia sono state tradotte alcune delle sue opere come il citato romanzo Da Mosca al Mar Nero, Un romanzo di avventure, Una creatura di Turgenev e diversi racconti.
Teffi è passata alla Storia come scrittrice umoristica, ma riflettiamo su un suo scritto in cui affermava: «Gli aneddoti fanno ridere quando li si racconta. Quando li si vive diventano tragedia. La mia vita è un aneddoto senza fine, in altre parole è una tragedia».
Un’altra scrittrice che sfugge ai canoni letterari prestabiliti.
In copertina: dettaglio dalla copertina di Da Mosca al Mar Nero.
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Articolo di Ester Rizzo

Giornalista. Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Ist. Sup. di Giornalismo di Palermo, socia Sil, collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille. I primati delle donne. Autrice dei saggi: Camicette Bianche, Donne Disobbedienti, Il labirinto delle perdute e i romanzi storici Le ricamatrici e Trenta giorni e 100 lire, sempre per Navarra editore.
