Tra fede, spiritualità e cura del prossimo

Nel precedente contributo (Vitamine vaganti n. 374) dedicato a Marianna Farnararo De Fusco, ho avuto modo di evidenziare il valore pedagogico e sociale della sua opera, mettendo in luce il suo impegno a favore delle/degli orfani, di figli e figlie di detenuti e delle persone più fragili. In quelle pagine è emersa la figura di una donna che fece dell’educazione uno strumento di promozione umana e di riscatto sociale.
Desidero ora soffermarmi su un’altra dimensione della sua personalità, forse meno conosciuta ma non meno significativa: quella di cofondatrice della Nuova Pompei e di compagna spirituale di Bartolo Longo, recentemente proclamato Santo. Una prospettiva che appare particolarmente attuale nel 2026, anno in cui ricorrono i centocinquant’anni dalla posa della prima pietra della Basilica e che ha visto un evento di straordinario valore simbolico: la visita di Papa Leone XIV al Santuario di Pompei l’8 maggio 2026.
La coincidenza delle date non può passare inosservata! L’8 maggio 2025, giorno tradizionalmente dedicato alla Supplica alla Madonna del Rosario, il cardinale Robert Francis Prevost veniva eletto Pontefice con il nome di Leone XIV. Esattamente un anno dopo, l’8 maggio 2026, il nuovo Papa ha scelto di recarsi in pellegrinaggio a Pompei per celebrare il centocinquantesimo anniversario dell’inizio di quella straordinaria avventura spirituale e sociale che ha cambiato il volto della Valle pompeiana.
La visita papale ha rappresentato molto più di una semplice commemorazione. Papa Leone XIV ha voluto rendere omaggio non soltanto al Santuario, ma anche alle Opere di Carità sorte accanto a esso, incontrando bambine/i, famiglie, religiose/i, educatori/trici e volontari/e. Un gesto che ha riportato l’attenzione sul cuore autentico del progetto originario di Bartolo Longo e Marianna Farnararo De Fusco: una fede capace di tradursi in accoglienza, solidarietà e promozione della dignità umana.
In questo contesto commemorativo assume particolare significato anche il progressivo recupero della memoria storica della Contessa. Come già ricordato altrove, la città di Pompei ha recentemente dedicato una strada al suo nome, riconoscendo pubblicamente il contributo determinante che ella offrì alla nascita della Nuova Pompei. A questo significativo riconoscimento si è aggiunta anche l’intitolazione della biblioteca del Liceo Statale “Ernesto Pascal” di Pompei, un’iniziativa dal forte valore simbolico che lega il nome di Marianna non soltanto alla memoria storica della città, ma anche al mondo della cultura e della formazione delle nuove generazioni.

Articolo redazionale in View.publitas.com

Si tratta di due gesti che testimoniano la crescente consapevolezza del ruolo svolto da questa donna nella costruzione dell’identità civile, sociale e spirituale della città. Per molti anni il suo nome è rimasto quasi oscurato da quello di Bartolo Longo; oggi, invece, la comunità pompeiana sembra voler restituire a Marianna il posto che le spetta nella storia della città e delle opere nate all’ombra del Santuario. La storia della Nuova Pompei, infatti, non può essere compresa pienamente senza Marianna Farnararo De Fusco. Vedova del conte De Fusco, proprietaria di terreni e possedimenti nella Valle di Pompei, donna di profonda fede e di grande sensibilità umana, ella scelse di condividere il progetto di Bartolo Longo mettendo a disposizione non soltanto le proprie risorse economiche, ma la sua intera esistenza.
Spesso si è portati a considerare Bartolo Longo come l’unico protagonista dell’opera pompeiana. Eppure una lettura più attenta delle fonti storiche mostra una realtà diversa. Marianna non fu una semplice sostenitrice, ma una vera cofondatrice. Fu parte integrante di quel progetto che trasformò una zona rurale e povera in un centro internazionale di spiritualità, carità e promozione sociale.
Una celebre espressione utilizzata per descrivere il loro rapporto afferma che «lui era l’intuizione, lei era la concretezza». Una sintesi efficace che restituisce il carattere complementare della loro collaborazione. Bartolo concepiva grandi progetti; Marianna contribuiva a renderli possibili. Bartolo sognava; Marianna aiutava a tradurre quei sogni in opere durature.
Questa complementarità trova una suggestiva chiave di lettura nelle parole di san Giovanni Paolo II che, nella Lettera alle donne del 1995, riflettendo sul racconto della Genesi, affermava che l’uomo e la donna sono chiamati ad aiutarsi reciprocamente non soltanto nell’agire, ma nell’essere stesso. Mascolinità e femminilità, scriveva il Pontefice, si completano vicendevolmente e permettono una più piena realizzazione dell’umano.
La vicenda dei nostri coniugi sembra incarnare in modo esemplare questa prospettiva. Dio mise accanto all’apostolo del Rosario una donna capace di condividere la sua missione e di sostenerla con intelligenza, sensibilità e spirito di sacrificio. Come accade spesso nella storia della santità, accanto a una grande figura maschile troviamo una grande figura femminile: san Benedetto e santa Scolastica, san Francesco e santa Chiara, e, per certi aspetti, anche Bartolo Longo e Marianna Farnararo De Fusco.
La loro unione presenta, inoltre, una caratteristica del tutto particolare. Dopo il matrimonio, celebrato nel 1885, i due decisero di vivere il proprio rapporto nella continenza perfetta. Bartolo aveva infatti pronunciato un voto di verginità e Marianna accolse pienamente questa scelta. Il loro matrimonio assunse così una dimensione profondamente spirituale, trasformandosi in una straordinaria comunione di vita e di missione.
Non ebbero figli secondo la carne, ma generarono una fecondità ben più ampia. Le opere educative, gli istituti per gli orfani, le case di accoglienza, il Santuario e l’intera Nuova Pompei costituiscono il frutto di questa singolare unione. La loro fecondità si manifestò nelle opere nate dalla collaborazione quotidiana di due persone che avevano posto Dio al centro della propria esistenza.
Esiste poi un elemento particolarmente suggestivo che sembra quasi racchiudere simbolicamente la loro storia. Nel celebre quadro della Madonna di Pompei, ai piedi della Vergine sono raffigurati san Domenico e santa Caterina da Siena mentre ricevono il Rosario rispettivamente da Gesù e da Maria. Si tratta di una rappresentazione tradizionale della spiritualità domenicana, ben nota agli studiosi.

Madonna di Pompei, dal sito https://www.santuario.it/, con autorizzazione di don Salvatore Sorrentino, responsabile dell’archivio e della biblioteca del Santuario di Pompei

Eppure, osservando ciò che accadde successivamente nella Valle di Pompei, è difficile non cogliere una sorprendente analogia. Come non vedere nei due santi domenicani una sorta di prefigurazione spirituale dei due grandi apostoli del Rosario che avrebbero dato nuovo e fecondo impulso a una terra abbandonata e martoriata? Come non riconoscere, almeno simbolicamente, in san Domenico e santa Caterina un’immagine che richiama Bartolo Longo e Marianna Farnararo De Fusco?
Naturalmente non si tratta di una lettura storica, ma di una suggestione spirituale che appare particolarmente significativa alla luce della loro vicenda. Entrambi dedicarono la vita alla diffusione del Rosario; entrambi si consacrarono alla Vergine; entrambi fecero della carità una forma concreta di evangelizzazione. E soprattutto entrambi condivisero una stessa missione, vivendo una profonda unità spirituale.
Oggi che Bartolo Longo è stato elevato agli onori degli altari, questa riflessione acquista una forza ancora maggiore. La sua santità, infatti, non può essere separata dalla storia di quella donna che ne condivise il cammino per oltre quarant’anni, sostenendolo nelle difficoltà e collaborando alla realizzazione di un’opera che continua ancora oggi a produrre frutti. Per questo motivo, accanto alla legittima gioia per la canonizzazione di Bartolo Longo, nasce spontaneo un pensiero rivolto a Marianna Farnararo De Fusco. La sua esistenza, segnata dalla fede, dalla carità, dalla discrezione e da una totale dedizione ai più deboli, continua a rappresentare una testimonianza pedagogica e civile luminosa per il nostro tempo. 
Se la memoria laica ha finalmente iniziato a restituirle il posto che merita — attraverso l’intitolazione di una strada cittadina e della biblioteca del Liceo Statale ‘Ernesto Pascal’ di Pompei — anche la sua vicenda spirituale appare sempre più degna di essere approfondita e valorizzata.
Forse proprio il quadro della Madonna di Pompei, custodito nel Santuario e venerato da milioni di pellegrini, continua ancora oggi a suggerire qualcosa di profondo. Ai piedi della Vergine non vi è un santo da solo, ma una coppia di santi. Un uomo e una donna uniti dalla stessa fede e dalla stessa missione. E forse non è azzardato sperare che, dopo la canonizzazione di San Bartolo Longo, possa giungere un giorno anche il pieno riconoscimento ecclesiale della santità di Marianna Farnararo De Fusco, affinché la donna che contribuì a costruire la Nuova Pompei possa risplendere accanto al santo fondatore come esempio di fede, carità e servizio per le generazioni future.

In copertina: Marianna Farnararo De Fusco, dal sito https://www.santuario.it/, con autorizzazione di don Salvatore Sorrentino, responsabile dell’archivio e della biblioteca del Santuario di Pompei.

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Articolo di Fabiana Esposito

Laureata in Scienze della Formazione primaria presso l’Università di Salerno, è Cultrice della materia in Storia della scuola e Storia della pedagogia. Ha collaborato con diverse istituzioni scolastiche per docenze e progetti educativi e di ricerca, partecipando come relatrice a convegni dedicati ai temi della pedagogia, della storia della scuola e dell’innovazione educativa.

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