Margherita Pusterla e i moti di Putignano 

Nei primissimi anni del Novecento, Putignano, cittadina nella provincia di Bari, fu teatro di una vera e propria rivolta popolare. Il motivo? Le condizioni di estrema miseria e sfruttamento in cui riversavano lavoratori e lavoratrici della terra e braccianti, che costituivano la maggior parte della popolazione.  
Ben cinquemila putignanesi, infatti, tra il 13 e il 14 maggio 1902 espressero così il loro dissenso, la loro rabbia e la loro frustrazione contro i grandi proprietari terrieri, i ricchi borghesi e contro il dazio: un sistema ingiusto di tassazione indiretta che gravava specificatamente sui miseri consumi popolari. Sussisteva il dazio sull’importazione del grano, su quei prodotti alimentari che dalla campagna arrivavano in città per il commercio o l’autoconsumo familiare e persino sugli scarsi alimenti che molte famiglie contadine producevano per il proprio sostentamento. Dopo la tragica sommossa di Putignano, verso la fine dell’anno, il dazio fu abolito, o almeno le sue condizioni più gravose sui consumi popolari. Fu, tuttavia, ripristinato più volte occasionalmente, fino agli anni successivi del secondo dopoguerra.  
I cosiddetti “fatti di Putignano” si inseriscono in un contesto più ampio, a livello nazionale: tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento le rivolte crebbero a causa del forte malcontento dovuto alla miseria e allo sfruttamento delle masse popolari. Una delle vicende più eclatanti si ebbe nel 1898: il generale Bava Beccaris aveva dato il via ad alcune cannonate sulla folla, la quale reclamava pacificamente pane e lavoro, causando la morte di ben cento persone. Umberto I, il famoso “re buono”, lo elogiò, premiandolo con la Gran corona dell’Ordine militare di Savoia e la nomina di senatore a vita. Nel frattempo, in tutto il territorio italiano le repressioni continuarono indisturbate, per lo più legittimate e incentivate dallo stesso governo. In Puglia, oltre a Putignano, si susseguirono scontri violenti anche a Cassano Murge, Candela e Cerignola.  

Come ogni giorno, la mattina del 13 maggio 1902, a Putignano, presso piazza Plebiscito, si erano radunate/i braccianti disoccupati, con la speranza di avere un incarico lavorativo. La miccia che accese la protesta derivò dalla proposta di un piccolo proprietario terriero, che offrì soli 50 centesimi giornalieri, per dieci ore di lavoro. Si venne a creare una piccola folla che man mano si avvicinava alla casa del sindaco, Gaetano Morea. Quest’ultimo promise di prendere provvedimenti riguardo la questione lavorativa e ordinò al comune di distribuire delle fave per soddisfare i morsi della fame. I/le manifestanti risposero indignate, tanto da allarmare i carabinieri che richiesero immediatamente rinforzi. Uno dei rivoltosi, Giovanni De Tommasi, socio della Lega dei Contadini, fu arrestato. Il giorno successivo, corso Umberto I si riempì di braccianti, contadine/i poveri e piccole/i artigiani tra uomini, donne, giovani e anziani/e che chiedevano giustizia, anche per il loro compagno arrestato il giorno precedente. L’arrivo degli agenti in sella ai loro cavalli scaturì una reazione aggressiva della folla, che iniziò a scagliare dei sassi e a incendiare i casotti in legno della ‘cinta daziaria’ e gli uffici del dazio di Porta Barsento e del Palazzo Municipale, dove si era rifugiato vigliaccamente il Sindaco. Quando i carabinieri iniziarono a sparare contro chi protestava, una donna fu colpita e cadde a terra gravemente ferita. Era Margherita Pusterla

Anche lei, come Elvira Catello (di cui si è parlato qui) era stata abbandonata nella “ruota” di un convento il 2 giugno 1859. Il suo nome deriva dalla sfortunata protagonista di un romanzo del 1838 di un autore milanese, Cesare Cantù, allora tanto in voga. Sposò Giovanni Antonio Mongelli, un bracciante, anche lui un trovatello, da cui ebbe ben sei figli/e. Una famiglia di umili origini, nessuno di loro sapeva leggere o scrivere, la cui abitazione era un piccolo sottano di qualche metro quadro, in via Campanile: sott o campanar dove, fino a qualche anno fa, vivevano i “dannati della terra” di Putignano. Nella primavera di quel 1902, dunque, Margherita Pusterla lottava, insieme a tanti altri/e, contro le ingiustizie della sua condizione sociale, quando cadde a terra sanguinante. Aveva tentato di disarmare una delle guardie. Intorno a lei, tutto si fermò: gli agenti e i manifestanti rimasero inorriditi dalla scena che di colpo si trovarono davanti. Per le ferite riportate, il corpo di quella donna di quasi 43 anni si spense il 18 maggio e fu nascosto per evitare altri tumulti nel paese. Fu seppellita solo tre giorni dopo, durante la notte: il medico Domenico Ricciardi redisse l’atto di morte per «catarro intestinale».  

La notizia dei disordini di Putignano si diffuse in tutta Italia: il giornale «Avanti!» scrisse della rivolta, insieme a qualche altro giornale locale dell’epoca. Il governo, guidato dal liberale Zanardelli, si espresse dicendo che «c’è un processo in corso del tribunale di Bari, e che va rispettata la sentenza». A soli tre mesi dalla sommossa, il Tribunale Civile Penale di Bari considerò la condizione di miseria in cui riversavano i rivoltosi e le rivoltose e alleggerì notevolmente la pena. Pena che verrà tuttavia inasprita successivamente dalla Corte di Trani, nel secondo processo.  
Due anni dopo la sua morte, nell’anniversario dei moti di Putignano, il Sindaco Petruzzi durante una manifestazione organizzata dai contadini/e del paese compianse anche la giovane Margherita Pusterla. Dopo la caduta del regime, nella seconda metà degli anni ’40, il primo maggio, fu onorata la sua memoria, con un corteo di braccianti organizzato dalla Camera del Lavoro-Cgil per portare una corona di fiori alla sua tomba, presso l’ossario comune.  
Nello stesso periodo, pare sia stata proposta l’intitolazione di una strada a suo nome, ma il progetto non andò in porto. Inoltre, circola voce di una canzone composta dai/dalle braccianti sulla storia di Margherita Pusterla, a noi non pervenuta. Con il passare del tempo, come spesso accade nelle storie private dei cittadini e delle cittadine povere, l’uccisione della putignanese che aveva manifestato durante le lotte bracciantili nel 1902 fu man mano dimenticata, fino a quando due studiosi locali, Paolo Vinella e Giulio Esposito, non hanno approfondito la vicenda, pubblicando nel 2004 un volume: I tumulti di Putignano del 1902 e la morte d Margherita Pusterla: atti parlamentari, sentenze, pubblicistica e carte comunali (da cui sono tratte le informazioni per questo articolo).  
La morte di Margherita Pusterla è stata emblematica nelle lotte di un’intera classe bracciantile stretta tra la miseria e l’ingiustizia. Le conquiste sociali di oggi sono il risultato del coraggio e della sofferenza di chi non ha esitato a rivendicare i propri diritti fondamentali.  

In copertina: centro storico di Putignano.

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Articolo di Alice Lippolis

Sono laureata in Editoria e Scrittura presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi dal titolo Il medium e il reale: Matilde Serao tra letteratura e giornalismo. Amo viaggiare, tanto quanto amo leggere sotto l’ombrellone in spiaggia (ma anche un po’ dove capita).

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