La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
L’art. 32 della Costituzione è inserito nel titolo II, dedicato ai rapporti etico-sociali. Questo perché il diritto alla salute è un diritto fondamentale — aggettivo utilizzato solo in questo articolo — e interesse della collettività, per cui un individuo può essere sottoposto a cure obbligatorie laddove se ne ravvisi l’interesse di tutela dell’intera società, come nel caso di malattie mentali o epidemie. Tale necessità va però esercitata nel rispetto del secondo comma, ovvero tenendo conto dei limiti imposti dal rispetto della persona umana. L’aspetto interessante di questa norma costituzionale è l’aver coniugato le dimensioni dell’individualità e della collettività, sancendo che la salute del singolo è interdipendente dal benessere collettivo e dall’ambiente in cui le persone sono inserite.
Durante la pandemia da Covid-19 si ricordano gli interventi — sempre attuali — di Gino Strada, che criticava soprattutto il modello di sanità della regione Lombardia, asservito alle logiche del profitto privatista: Strada era stato nominato consulente del commissario straordinario per l’emergenza Covid in Calabria e aveva organizzato servizi sanitari e ospedali da campo dedicati ai malati di Covid-19, nonostante la nomina non sia stata mai ufficializzata, ma di fatto il cofondatore di Emergency si era messo a disposizione tramite un accordo tra Emergency e Protezione civile in una regione (la Calabria, appunto) fortemente in crisi nell’ambito sanitario.
Il diritto alla salute nei suoi fondamenti di universalità e uguaglianza è minato anche dal progetto di autonomia differenziata di questo attuale governo, il cui impianto di base proposto dalla legge 86/2024 è stato scardinato in più punti dalla Corte Costituzionale, in particolare proprio in riferimento a ciò che riguarda i livelli essenziali delle prestazioni (Lep), che non devono essere compromessi da regione a regione, creando disparità di trattamento per i cittadini e le cittadine da Nord a Sud in ambiti come la sanità o l’istruzione, tra i diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione.
Ripercorrendo le tappe della recente storia repubblicana del nostro Paese, certamente l’anno 1978 è stato cruciale per una maggiore e concreta applicazione del costituzionale diritto alla salute. La legge Basaglia, entrata in vigore a maggio, sancisce la chiusura dei manicomi e dei ricoveri coatti, introducendo il principio secondo il quale il/la paziente affetta da malattia mentale debba essere trattata con dignità. Questo aspetto supera la logica dei manicomi, strutture che verranno progressivamente chiuse e nelle quali erano state perpetrate torture e violenze ai danni dei/delle malate, come si può letterariamente leggere nelle opere di Mario Tobino o di Alda Merini o vedere nel film La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, relativamente alla realtà italiana.
Nello stesso anno entra in vigore la legge 23 dicembre 1978, n. 833, proposta dalla ministra Tina Anselmi, che sopprime il sistema mutualistico e istituisce il Servizio sanitario nazionale, basato sui principi di universalità e uguaglianza nella somministrazione delle cure, un tempo fiore all’occhiello del nostro welfare, oggi in sofferenza per gli scellerati tagli susseguitisi nei decenni precedenti e per la mancanza di personale, sempre più in fuga dalle strutture pubbliche sanitarie, verso il privato o verso l’estero.
Rileggendo l’art. 32 per questa seconda tappa del nostro nuovo viaggio di interconnessione tra il dettato costituzionale e la letteratura, riaffiora alla memoria il ricordo del libro Grande meraviglia di Viola Ardone. Il romanzo, pubblicato nel 2023, completa una trilogia di storie ambientate nell’Italia del dopoguerra: Il treno dei bambini e Oliva Denaro sono i primi due libri da non perdere, rispettivamente ispirati il primo ai “treni della felicità” organizzati dal Partito comunista nel dopoguerra, il secondo alla storia di Franca Viola. Grande meraviglia narra la storia dell’incontro tra Elba, che nasce in manicomio da una donna rinchiusa, e il giovane dottor Meraviglia, psichiatra basagliano che vuole rendere la psichiatria più umana.
Nel romanzo si racconta la storia della psichiatria e delle persone ricoverate nei manicomi prima e durante l’approvazione della legge Basaglia: la vecchia concezione della psichiatria – basata su contenzioni, elettroshock e deumanizzazione del/della paziente – è rappresentata dal vecchio medico Colavolpe, mentre Fausto Meraviglia («amico dei matti e dei gatti») incarna una nuova visione basata sulla visione delle persone affette da malattia psichica come esseri umani e non mostri deviati e deformati, come persone portatrici di una sofferenza che va ascoltata, indagata, interpretata come parte integrante della vita, e non relegata a condizione di anormalità.
In particolare, l’aspetto del romanzo che subito colpisce e provoca, pagina dopo pagina, un nodo alla gola durante la lettura, è la constatazione della condizione delle donne all’interno dei nosocomi. La mamma di Elba era stata internata con motivazioni molto comuni tra i ricoveri coatti delle donne di inizio Novecento: «Elba era nata al Fascione, una piccola cosa destinata a rimanere lì, attaccata al suo destino. Così andava in questo Paese fino a qualche decina di anni fa: un uomo poteva far internare sua moglie senza troppa fatica, bastava il parere positivo di un medico. Era una buona alternativa al divorzio».
Val la pena di leggere la cartella clinica della Mutti, la mamma di Elba, che Ardone inserisce nella narrazione a conferire spessore storico e sociologico al romanzo: «Anamnesi: nata a Berlino il 4 ottobre 1942, arrivata in Italia nel 1961. Stabilitasi a Napoli, coniugata con Ettore Gaetani, probabilmente per ottenere la cittadinanza italiana, denunciata successivamente dal coniuge per adulterio, internata all’età di anni 25 per comportamento riottoso e indole libertina. […] Eziologia: disubbidiente, altezzosa, erotica, mendace. Di immoralità costituzionale, adultera, con istinti morali corrotti. Cartella clinica: nullatenente, espatriata, senza famiglia e dunque socialmente pericolosa. Col tempo si mostra più docile e collaborativa, ma evidenzia frequenti crisi di malinconia. Non reclamata da nessuno, resta in stato di ricovero. Note sulla degenza: le sue condizioni subiscono un peggioramento dopo l’allontanamento della figlia, ospitata in una casa di accoglienza cristiana. In seguito a episodi sempre più frequenti di inquietudine viene sottoposta a elettroshock, che la riportano a uno stato di calma. Si segnalano crisi di epilessia e perdita della memoria a breve e lungo termine».
Non diversamente accade ad altre internate di cui leggiamo: «Tambaro Giuseppina, di anni 45: indocile. De Caro Assunta, di anni 27: stravagante. Pelella Silvana, di anni 32: collerica. Antonelli Enrica, di anni 14: pericolosa per sé e per gli altri. Zaccaria Loredana, di anni 39: senso dell’onore poco sviluppato. Rumma Anna, di anni 48: madre snaturata [espressione utilizzata ancora oggi, N.d.A.]. […] Vite spezzate riassunte in pochi aggettivi senza riscatto: lunatica, malinconica, mascolina, lasciva, dispettosa, irosa, irriverente, ciarliera, mendicante, menzognera, esibizionista, incoerente, ninfomane, dedita all’ozio, petulante, pazza morale».
La storia raccontata da Ardone ha il merito di evidenziare da una parte l’importanza di quella dignità e universalità delle cure e del diritto alla salute sancite dall’art. 32 della Costituzione, dall’altra il fare emergere quanto l’internamento in manicomio fosse strumento di sottomissione e controllo sociale soprattutto ai danni delle donne, che spesso venivano coercitivamente ricoverate non perché malate, ma perché non allineate alla società patriarcale, che le voleva madri sottomesse e donne docili e ubbidienti. Una volta dentro per insindacabile giudizio degli uomini di famiglia, le donne continuavano a subire l’implacabile giudizio degli uomini medici che redigevano diagnosi e cartelle cliniche, vere e proprie condanne a morte per moltissime di loro.
Per la poeta Alda Merini il manicomio ha rappresentato l’esperienza atroce dalla quale sono scaturiti i suoi struggenti versi, che hanno mostrato la sete d’amore delle anime perse in quei luoghi d’orrore: Io ero un uccello / dal bianco ventre gentile, / qualcuno mi ha tagliato la gola / per riderci sopra, / non so. / Io ero un albatro grande / e volteggiavo sui mari. / Qualcuno ha fermato il mio viaggio, / senza nessuna carità di suono. / Ma anche distesa per terra / io canto ora per te / le mie canzoni d’amore.
Pillola di cronaca ri-costituente
«Una studente si spoglia all’università, viene fermata e finisce in una struttura psichiatrica. È accaduto a Teheran nel novembre 2024 e la vicenda di Ahoo Daryaei ha fatto rapidamente il giro del mondo. Secondo le ricostruzioni internazionali, il gesto avvenne dopo uno scontro legato alle rigide regole sull’abbigliamento femminile. Le autorità iraniane parlarono di problemi psicologici, mentre Amnesty International espresse forte preoccupazione, ricordando che in Iran la contestazione del velo obbligatorio era già stata in precedenza associata a presunti disturbi mentali. (The Guardian)» (da https://www.mondosanita.it/news/italia—mondo/107947/iran-la-studentessa-portata-in-psichiatria-riapre-una-vecchia-ferita-quando-la-cura-diventa-controllo.html). Secondo Vannacci, dovremmo applicare il patriarcato mediterraneo attraverso maschi forti che proteggano le donne. Chissà se questa studente rientra, però, nel modello di donna vannacciana mediterranea da difendere.
Dal pianeta Terra, a.D. 2026, è tutto.
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Articolo di Valeria Pilone

Già collaboratrice della cattedra di Letteratura italiana e lettrice madrelingua per gli e le studenti Erasmus presso l’università di Foggia, è docente di Lettere al liceo Benini di Melegnano. È appassionata lettrice e studiosa di Dante e del Novecento e nella sua scuola si dedica all’approfondimento della parità di genere, dell’antimafia e della Costituzione
