«Nessuna industria dell’uomo ai suoi albori è mai stata più distruttiva della bellezza, dell’ordine e della decenza della produzione di petrolio». Ida M. Tarbell, All in the Days Work.

Nata nel 1857 nella Contea di Erie in Pennsylvania da Esther McCullough e Franklin Tarbell, Ida visse i primi due anni con la mamma e i nonni materni in una piccola fattoria a contatto con la natura mentre il padre in Iowa tentava di impiantare un’azienda agricola più grande per trasferirvi la famiglia. Ma nel 1859 l’impianto del primo pozzo petrolifero di Titusville (Pennsylvania) diede il via all’industria petrolifera e la corsa a quello che venne popolarmente definito Oildorado cambiò il corso dell’economia statunitense, le vite delle persone e l’intera società. Abbandonato il progetto della fattoria, Franklin Tarbell, attratto, come moltissimi altri, dalle nuove opportunità di guadagno trasferì la famiglia presso il fiume Cherry Run, futura Rouseville, dove in uno scenario apocalittico costruì una casa e avviò un’impresa per stoccare il petrolio in recipienti di legno da trasportare lungo il fiume. La nuova casa «…era circondata da sabbia bituminosa, pozzanghere, discariche di ghiaia oleosa rigurgitante dai pozzi, trivelle. Ogni cosa vivente era nera, impregnata di catrame e maleodorante. Niente veniva ripulito, le attrezzature rotte i cavalli i muli morti, i rifiuti umani e animali… I pochi alberi abbattuti per i serbatoi e i pozzi spuntavano spettrali attraverso una nebbia nauseante che puzzava di gas e fra lo stridio e gli squittii dei motori e dei battipalo le imprecazioni degli uomini. I carri affollavano le vie di comunicazione e le chiatte intasavano le acque dell’ Oil Creek… I carri affondati si lasciavano lì come i cavalli con i mantelli sfregati fino alla pelle nuda». (Emily Arnold McCully, The Woman Who Challenged Big Business-And Won!). Era impossibile per una bambina curiosa e attratta dall’osservazione della natura muoversi liberamente in un ambiente così pericoloso. Ida avrebbe conservato nella memoria anche eventi tragici come l’incendio di un pozzo che causò molte vittime e la vista raccapricciante di tre cadaveri di donne incenerite quando, per curiosità infantile, aveva sollevato il telo che le ricopriva. La scoperta di nuovi filoni e l’esaurimento di parte dei pozzi scavati facevano fluttuare il prezzo del petrolio e quando dai barili di legno si passò a quelli di ferro Franklin si unì ai trivellatori. Intanto il paesaggio intorno migliorava e la famiglia si trasferì a Titusville, più grande e organizzata. La prole fu educata all’indipendenza e al rispetto di sé. Esther e Franklin erano stati entrambi insegnanti e, nonostante i limiti imposti dalla chiesa metodista, frequentavano il teatro e in casa suonavano il piano. Esther inoltre, figlia di una «snob di frontiera» che vantava antenati illustri, era impegnata nel movimento suffragista.

Attratta dalle Scienze naturali, Ida desiderava diventare biologa. All’Allegheny College, unica donna della sua classe, grazie al prof. Jeremiah Tingley poté usare il microscopio per studiare e sezionare acquisendo un metodo rigoroso di osservazione e catalogazione che si sarebbe rivelato particolarmente formativo per la sua futura attività professionale di biografa e giornalista investigativa. Ben inserita nella comunità universitaria e sicura di sé, collaborò alla fondazione della sorellanza locale Kappa Alpha Theta, confraternita impegnata a fornire alle iscritte un’istruzione di buon livello. Entrò a far parte della Società femminile Ossoli le cui rappresentanti, talvolta vestite da uomo, tenevano dibattiti e conferenze a pagamento. Dopo gli studi, consapevole della difficoltà come donna di entrare a far parte del mondo scientifico statunitense, cominciò a sognare di studiare in Europa. Lavorò prima a Poland come insegnante di materie scientifiche e umanistiche in cambio di un magro stipendio e poi come caporedattrice del Chautauquan, organo dell’omonimo movimento che curava l’istruzione a distanza di persone adulte. Furono anni in cui prese coscienza del degrado morale e civile delle città industriali, dello sfruttamento delle classi lavoratrici e della rapacità di investitori senza scrupoli «che si arricchivano appropriandosi delle risorse naturali e creando gigantesche combinazioni aziendali» come la Standard Oil Company di John Davidson Rockefeller che mirava con ogni mezzo a distruggere la concorrenza. Ida si trovò a vivere in prima persona il clima e le conseguenze di tali eventi poiché prima il padre e poi il fratello rimasero fra gli imprenditori indipendenti determinati a resistere. Dopo aver lavorato sei anni al Chautauquan, desiderò impegnarsi in una esperienza più stimolante. Si era appassionata al ruolo delle donne nella vita pubblica durante la Rivoluzione francese e avrebbe voluto scrivere una biografia di Madame de Roland. Così nel 1891, a trentaquattro anni, partì per Parigi insieme ad altre due colleghe per seguire i corsi universitari di biologia e di storiografia e per ricercare materiale biografico sulla celebre animatrice di salotti girondini. Si innamorò subito della città, ma conscia di dover «vivere a basso costo» scelse il Quartiere Latino alloggiando nella pensione di M.me Bonnet dove ebbe modo di conoscere un campionario vario e vivace di studenti e intellettuali di cui ha lasciato gustosi ritratti nell’autobiografia. Frequentando le lezioni entrò in contatto con docenti e intellettuali americani che insegnavano alla Sorbona e al Collège de France in compagnia dei quali faceva escursioni turistiche settimanali. Intanto pagava i conti lavorando per il Pittsburgh Dispatch, il Cincinnati Times-Star, il Chicago Tribune, lo Scribner’s Magazine e il McClure’s Syndacate con articoli e brevi scritti su Parigi, schizzi sulle scrittrici francesi e qualche racconto. Il geniale editore Samuel S. McClure, che aveva apprezzato il suo stile e stava fondando il nuovo mensile McClure’s Magazine, le commissionò articoli su scienziati e intellettuali del momento e la coinvolse nel progetto The edge of Future che raccoglieva pensieri e sentimenti di personaggi illustri sul tema del futuro. Ida intervistò Louis Pasteur, Pierre Jules Janssen, Alphonse Bertillon, Alphonse Daudet, Alexandre Dumas, Francois Coppée, Jules Simon e Emile Zola. Merita interesse il metodo da lei seguito per la ricerca dei dati su Madame de Roland. Dopo aver preso contatti con alcuni discendenti della rivoluzionaria e con la loro cerchia di intellettuali, politici e studiosi, poté avvalersi dei loro suggerimenti e accedere alla Sala Manoscritti della Biblioteca Nazionale per consultare documenti appena catalogati. Fu poi invitata per quindici giorni nella tenuta della famiglia Roland dove, tra mobili d’epoca e serie preziose di libri forse «…maneggiati dalla stessa Madame Roland», ebbe il permesso di frugare «…alla ricerca di note marginali… nei cassetti di vecchie scrivanie e cassettiere in cerca di documenti…» riuscendo a trovare «…non pochi pezzi che erano grano per il mio mulino».



Intanto da casa giungevano notizie poco confortanti sull’impresa di famiglia. Tornata a Titusville nel 1893 venne urgentemente chiamata a New York per scrivere una biografia di Napoleone per il McClure’s, compito che svolse documentandosi scrupolosamente presso la Biblioteca del Congresso di Washington D.C. e a casa di Gardiner Hubbard, avvocato e filantropo, che possedeva una vasta collezione di immagini di Napoleone. La biografia pubblicata sul McClure’s in sette lunghe puntate corredate da illustrazioni, era una «narrazione documentata» tipica del suo stile; piacque molto al pubblico, fece raddoppiare le vendite del periodico e conferì a Ida la fama di giornalista di successo. Contrariamente a tante ricostruzioni di parte, il suo testo puntava sui documenti e forniva una lucida analisi del personaggio aliena da facili giudizi storici a favore o contro, venne apprezzato pure da critici esperti e discendenti di Bonaparte. Anche l’editore Scribner si convinse a pubblicare finalmente la sua biografia di Madame Roland. Intanto Samuel McClure, confidando nelle sue qualità narrative e sulle sue abilità nel reperire e utilizzare documenti, le commissionò la biografia di Lincoln. Anche questa volta la serie di Ida in venti puntate, poi diventate un libro, superò ogni aspettativa perché puntò su aspetti inesplorati. Nelle sue ricerche, seguendo le orme di Lincoln in Kentucky, Indiana, Illinois e facendo la spola fra New York e Washington, reperì una quantità di materiali inediti: immagini, dagherrotipi, aneddoti personali e più di trecento discorsi mai pubblicati riuscendo persino a consultare i documenti sulla Guerra Civile a cui le donne non potevano accedere. Sottopose a un vaglio severo l’autenticità di tutte le fonti, con particolare attenzione all’accuratezza e alla precisione delle notizie. Era il metodo che McClure esigeva da tutta la redazione e che aveva sempre contraddistinto lo stile di Ida. Da allora in poi chiunque avesse voluto scrivere su Lincoln avrebbe dovuto fare riferimento alla sua biografia.



Intanto dalla fine della Guerra Civile ai primi anni del Novecento il panorama editoriale era notevolmente cambiato. Il saggio di Alessia Affinito, Origini e modelli del giornalismo investigativo. Ida Tarbell e i Muckrakers, fonte principale per questo articolo, fornisce un quadro estremamente ampio dell’argomento. Consolidatasi la diffusione dei penny papers ― venduti quotidianamente a pochi cents e rispondenti alle esigenze di un pubblico vasto, semplice e maggiormente interessato a notizie locali, scandali, cronaca nera, sensazionalismo e melodramma ― sulle pagine dei quotidiani trovarono posto anche le contraddizioni e il malessere sociale frutto della rapida e incontrollata crescita industriale (abusi, criminalità, prostituzione, sfruttamento della classe lavoratrice, corruzione politica). Fra questi il New York World di Joseph Pulitzer che trattava temi di scottante attualità e di denuncia sociale in toni scandalistici e melodrammatici promuovendo «vere e proprie crociate in nome dell’onestà e della giustizia». Tra le pioniere del genere troviamo Nellie Bly con le sue celeberrime inchieste sotto copertura e Ida B. Wells che indagava sui linciaggi di afroamericani. Evidenziando lo stretto rapporto fra la situazione politica, economica e sociale degli Stati Uniti di fine secolo e la nascita del giornalismo investigativo, che avrebbe dato i suoi frutti migliori nel primo quindicennio del Novecento (Progressive Era), Affinito sostiene che la vera novità era rappresentata dai periodici come il McClure’s Magazine, portatori di «un’informazione “riformatrice”» estremamente seria e documentata che richiedeva necessariamente tempi lunghi per investigare a dovere, raccogliendo testimonianze e prove valide su abusi e malversazioni. Lincoln Steffen, Ida M. Tarbell e Ray Stannard Baker fecero parte del gruppo di punta del mensile considerato «covo dei muckrakers».

Per le sue doti e la sua esperienza personale Ida Tarbell fu incaricata dell’inchiesta sul colosso petrolifero di John D. Rockefeller. Dal novembre 1902 all’ottobre 1904 Ida pubblicò una serie di diciannove puntate subito raccolte in due volumi dal titolo The History of Standard Oil Company. Immediatamente divenne «la donna più celebre d’America» simbolo del giornalismo investigativo dei muckrakers, rastrellatori di letame, come li avrebbe definiti il presidente Theodore Roosevelt in un celebre discorso del 1906. Erano reporter le cui inchieste sui rapporti esistenti tra avidi affaristi e rappresentanti dello Stato inadempienti, complici e corrotti, portavano alla luce gli scandali mostrando le prove di connivenza e di illegalità commesse ai danni della cittadinanza e del bene pubblico. Lungi dal condurre crociate ideologiche, effettuavano ricerche puntuali e documentate, ed ebbero la funzione di watchdog svolgendo il duplice compito di sollecitare il pubblico ad acquisire una coscienza critica sull’operato di enti e istituzioni e di controllare quanto le istituzioni stesse garantissero il rispetto dei principi costituzionali. Lavoravano per “editori puri” e indipendenti non legati a lobbies, gruppi economici o partiti politici e rappresentavano l’espressione più nobile del giornalismo investigativo inteso come servizio pubblico che, procurando prove incontrovertibili degli abusi commessi, non solo smuoveva le coscienze, ma arrivava anche a ispirare l’azione legislativa riformatrice. L’inchiesta sulla Standard, basata su fonti dirette e indirette scrupolosamente documentate, ricostruiva dettagliatamente le fasi dell’ascesa del trust di John Davidson Rockefeller che, fino al 1872, attraverso la South Improvement Company — sciolta in seguito alle denunce, alle proteste e al boicottaggio dell’ Unione dei Produttori indipendenti — mirò a distruggere la concorrenza con mezzi illeciti. Ida dimostrò il legame fra le due società e risultò chiaro che la Standard Oil Company stesse continuando indisturbata l’azione della South Improvement Company direttamente e in totale segretezza corrompendo pubblici funzionari e politici e distruggendo documenti e prove. Il trust sottoscriveva accordi segreti con le compagnie ferroviarie ottenendo sconti sulle tariffe ufficiali di trasporto del petrolio, in cambio garantiva spedizioni regolari di forti quantità di greggio. Dal canto loro le ferrovie pagavano al trust 50 cents per il trasporto di ogni barile di petrolio degli indipendenti che a loro volta si videro aumentare le tariffe del 100%. A tutto questo si aggiungevano le intimidazioni personali e le minacce, lo spionaggio per conoscere in anticipo tempi, quantità e destinazione delle spedizioni concorrenti al fine di manipolare il mercato, il sabotaggio del primo oleodotto dell’Unione, la contraffazione di notizie attraverso il controllo dei giornali e la corruzione delle banche affinché non concedessero crediti ai piccoli produttori in crisi. Costretti a svendere le loro imprese a Rockefeller in cambio di denaro o di azioni della Standard, quasi tutti gli indipendenti cedettero. Le puntate dell’inchiesta e il libro, corredati da moltissime immagini e da una sterminata quantità di copie di documenti consultati allegati in appendice, vennero pubblicati mentre la vicenda era in corso (instant book) ed ebbero come conseguenza di sollecitare le leggi antitrust di singoli Stati e del governo federale. Fu avviata un’inchiesta governativa con una prima condanna della Compagnia al pagamento di 29.000 dollari. Nel 1907 iniziò la causa degli Stati Uniti contro la Standard Oil Company di New York che nel 1911, su sentenza della Corte Suprema, venne smembrata.




Dal 1906 Ida, lasciato il McClure, divenne comproprietaria dell’American Magazine per il quale si occupò di trattare il tema delle tariffe doganali e dei loro effetti sui prezzi al consumo. Era una donna affermata e pienamente realizzata professionalmente, ma a dispetto della sua formazione e del genere di vita che conduceva, non sostenne il movimento emancipazionista né la lotta per il suffragio. Riteneva che le donne avrebbero potuto svolgere bene ogni lavoro e che l’eguaglianza era una questione che non aveva bisogno di essere legalizzata. Per lei le qualità specifiche femminili erano la compassione e la capacità di dare nutrimento: «… gestire gli esseri umani. Costruire famiglie era stato il lavoro (della donna) nella società», funzioni che, a suo giudizio, la politica avrebbe inevitabilmente corrotto rendendo le donne volgari e vittime dei boss di partito. La stessa Madame de Roland, secondo lei, aveva fatto le proprie scelte politiche non in autonomia, ma per servire il suo uomo. Tali posizioni restano un enigma per una donna come lei che sicuramente, grazie anche a un’educazione paritaria, aveva scelto liberamente un percorso di vita autonomo. Con tutta probabilità «se avesse investito il suo intelletto e la sua reputazione nella piena cittadinanza delle donne, i suoi successi ora sarebbero più celebrati» (Emily Arnold McCully). Nel 1939 Ida M. Tarbell terminò di scrivere la sua autobiografia. Aveva affrontato sempre con spirito e ironia ogni contrarietà compresa la malattia di cui ebbe a dire scherzosamente: «Mr. Parkinson è più attivo del solito». Raccolse materiale per un libro dal titolo Life After Eight su argomenti relativi alla vecchiaia come ad esempio «un Metodo Montessori per «svolgere compiti quotidiani con le dita tremanti o la perdita dell’equilibrio e della memoria» che non portò a termine. Morì a Bridgeport nel 1944 e, per quanto avesse preferito essere ricordata come una storica, il suo nome resta legato al miglior giornalismo investigativo inteso come servizio a difesa del bene pubblico.




Qui il link alle traduzioni in spagnolo, francese e inglese.
Per approfondire:
Emily Arnold McCully, The Woman Who Challenged Big Business – And Won!, Clarion Books, Houghton Mifflin Hancourt, Boston-New York, ed Kindle
Alessia Affinito, Origini e modelli del giornalismo investigativo. Ida Tarbell e i muckrakers, Zona ed., Poggio del Toppo (Ar) 2012
In copertina: illustrazione di Valeria Cáceres
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Articolo di Rossana Laterza

Insegnante di Italiano e Storia in pensione. Con il gruppo Toponomastica femminile ha curato progetti di genere nella scuola superiore e collaborato a biografie di donne di valore dimenticate.
