Alma Karlin, cittadina del mondo 

Se Alma Karlin fosse stata nostra contemporanea l’avremmo definita una globe-trotter. Sicuramente fu una donna eclettica: scrittrice, viaggiatrice, giornalista e antropologa
Nacque il 12 ottobre 1889 a Celje, oggi cittadina in terra slovena ma, ai tempi, borgo in territorio dell’Impero austro ungarico. Sua madre, Vilibalda Miheljak, era una maestra e suo padre, Jakob Karlin, un ufficiale dell’esercito. Sin dalla nascita manifestò dei problemi di salute e gli stessi medici affermarono che avrebbe avuto vita breve. A causa della salute cagionevole e di alcuni handicap fisici (aveva una asimmetria agli occhi e difficoltà di deambulazione, per via di una parziale paresi del lato sinistro del corpo) la sua non fu certo un’infanzia felice, costretta a lunghi periodi di cura in vari ospedali e in un istituto ortopedico di Lubiana. 
La prima istruzione scolastica si svolse tra le pareti domestiche, incoraggiata soprattutto dal padre che la spingeva a coltivare il proprio talento, mentre la madre l’asfissiava con il suo atteggiamento troppo conformista e ne osteggiava lo spirito di intraprendenza. Alma imparò agevolmente la lingua inglese e quella francese, e nel 1908 ottenne l’abilitazione per l’insegnamento. 

Le sue, pur lievi, deformità fisiche, la costringevano però a una solitudine coatta e spesso veniva considerata una pazza o una strega. Sfuggì a quell’ambiente ostile trasferendosi a Londra, dove trovò impiego come traduttrice. Nonostante l’impegno lavorativo, continuò a studiare apprendendo altre otto lingue, tra cui lo svedese, il russo, l’italiano, lo spagnolo, il cinese, il giapponese, il persiano e l’esperanto, lingua appena nata. Iniziò inoltre ad approfondire le filosofie orientali. 
Quelle conoscenze linguistiche furono fondamentali per la sua autonomia. La sua vita divenne un lungo viaggio, quasi sempre in solitaria. Un viaggio in cui rigorosamente si atteneva a una vita frugale, che le permetteva economicamente di sopravvivere a tutte le latitudini del globo. 

Con l’avvento della Prima guerra mondiale fu costretta a trasferirsi insieme alla madre in Norvegia e in seguito in Svezia, poiché le due donne erano considerate cittadine di un Paese nemico. Alla fine del conflitto tornò a Celje e fondò una scuola per l’insegnamento delle lingue. Questo le consentì di racimolare risparmi che le sarebbero serviti per soddisfare un suo grande desiderio: un giro intorno al mondo. 
Nel 1919 lasciò il Paese natio, che nel frattempo era diventato il Regno di Serbi, Croati e Sloveni e, armata di una macchina da scrivere portatile e di un dizionario in dieci lingue redatto da sé, si recò a Genova per imbarcarsi e raggiungere l’America Latina e quindi il Perù. Attraversò gli Stati Uniti e proseguì il viaggio che sarebbe durato fino al 1927. Otto anni in cui visitò le Hawaii, le Isole Salomone, l’Australia, la Nuova Caledonia, l’Indonesia, la Nuova Guinea, la Corea, Singapore, le Filippine, la Thailandia, il Pakistan, il Giappone, la Cina: toccò il suolo di ben 60 nazioni. Durante il viaggio scriveva reportage e articoli che inviava ai giornali europei e svolgeva anche il suo lavoro di traduttrice, ricavando i compensi che le permettevano di continuare la sua avventura. In Giappone lavorò per un anno presso l’ambasciata tedesca. 

Nel peregrinare per il mondo trascrisse minuziosamente usi, costumi, credenze, superstizioni, leggende, incantesimi e miti delle popolazioni con cui veniva in contatto, che spesso intervistava. Si premurò inoltre di raccogliere 850 oggetti, tra cui statuette, tessuti, kimono, manufatti artigianali, monete votive, ventagli degli angoli più remoti del pianeta: questa collezione oggi si può ammirare al Museo regionale di Celje. Inizialmente concittadine e concittadini furono ostili a questa esposizione, ritenendo quei reperti oggetti di stregoneria. Bisogna anche ricordare che a bambine e bambini sloveni spesso si diceva per spaventarli: «Se non fai il bravo viene Alma Karlin e ti porta via». 
Quell’etichetta di strega le restò cucita addosso per tutta la vita, come successe a tante altre donne libere, sapienti e anticonformiste nel corso della Storia. 

Alma Karlin, ritornata in patria per accudire la madre malata, si concesse dei viaggi nel suo territorio. Esplorò i dintorni di Celje effettuando escursioni anche di dieci ore a piedi. Si recava a Lasko e nei vicini centri termali. Si sentiva felice immersa nel silenzio della natura, che le offriva scorci magnifici di paesaggi e resti di antichi monasteri. Era una camminatrice infaticabile: la sua mente brillante, la sua sete di conoscenza non furono mai condizionate dalle imperfezioni fisiche. 
Amava ripetere che «[…] il mondo appartiene agli audaci […] chi non cerca di andare oltre gli angusti limiti dell’orizzonte che gli è stato dato in origine […] ha vissuto come un baco da seta nel suo bozzolo». 
Durante la Seconda guerra mondiale fu arrestata dalla Gestapo e trasferita nel campo di concentramento di Maribor e i suoi libri furono censurati. Era sospettata di essere una simpatizzante di Tito, invece, ironia della sorte, i partigiani titini la consideravano una spia tedesca. 

Morì il 14 gennaio 1950 accudita amorevolmente dalla pittrice e illustratrice tedesca Thea Schreiber Gamelin, sua amica e convivente. Le sue memorie sono raccolte in 27 libri, di cui però non figurano traduzioni in italiano. 
La sua figura è stata riscoperta dalla scrittrice e linguista Jerneja Jezernik alla fine degli anni Ottanta, che ne ha tradotto i libri dal tedesco allo sloveno. Sulla sua figura è stata anche scritta un’opera teatrale ed è stato realizzato un documentario. 

Per ricordare Alma Karlin, spirito libero e cittadina del mondo, nel 2010 a Celje è stata collocata una statua bronzea in piazza Krekov, che la raffigura con una valigia in mano. È anche visitabile gratuitamente un museo commemorativo allestito nella casa in cui visse. 

In copertina: Alma Karlin, ritratta negli anni venti mentre indossa un abito tradizionale giapponese (uno yukata) durante le sue avventure intorno al mondo. Fonte: Wikimedia Commons

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Articolo di Ester Rizzo

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Giornalista. Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Ist. Sup. di Giornalismo di Palermo, socia Sil, collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille. I primati delle donne. Autrice dei saggi: Camicette BiancheDonne DisobbedientiIl labirinto delle perdute e i romanzi storici Le ricamatrici e Trenta giorni e 100 lire, sempre per Navarra editore.

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