Ethel Smith ed Edith Somerville. Viaggiatrici straniere in Sicilia

Alla fine dell’inverno del 1920 arrivarono in Sicilia Mary Ethel Smith ed Edith Anna Oenone Somerville. Avevano progettato nei minimi dettagli quel viaggio per conoscere l’isola. Una terra per loro così lontana ma piena di fascino, come raccontato da precedenti viaggiatori e viaggiatrici del Grand Tour.

Mary Ethel Smith era una compositrice britannica nata nel Kent il 22 aprile del 1858, ma era stata soprattutto una fervente attivista del Movimento delle Suffragette. La sua precoce passione per la musica le aveva fatto coltivare il sogno di frequentare l’Università della musica a Lipsia. Quel sogno fu inizialmente soffocato dal padre, un generale dell’Artiglieria Reale, un uomo di idee conservatrici che non riteneva opportuno per una figlia femmina la carriera di musicista. Il diniego del genitore non scalfì la sua determinazione e iniziò a studiare privatamente fino all’età di diciannove anni; in seguito, con il sostegno della madre, Nina Struth, raggiunse l’obiettivo di approdare a Lipsia.

Compose pezzi per pianoforte, opere, sia d’orchestra che corali, e varie sinfonie, ma la sorte le fu avversa poiché nel 1913, all’età di cinquantacinque anni, iniziò pian piano a perdere l’udito. Fece comunque in tempo a comporre, nel 1911, The March of the Women, che diventò l’inno del movimento suffragista. In quegli anni fu tra le più attive a partecipare agli atti di disobbedienza civile spesso coordinati da Emmeline Pankhurst, pagando anche con la prigionia la rivendicazione dei diritti delle donne. Si racconta che fu sorpresa in carcere a dirigere un canto di protesta delle detenute con uno spazzolino da denti al posto della bacchetta. La sua musica fu interpretata al Metropolitan di New York nel 1903.
Alcuni critici musicali del tempo stroncarono le sue composizioni perché le ritennero «prive di fascino femminile e quindi indegne di una donna». Ethel Smith sfidò gli stereotipi di genere e le convenzioni sociali indossando sempre abiti di tweed dal taglio maschile, e ciò non le impedì di dirigere a Londra la banda della polizia metropolitana in occasione dell’inaugurazione di una statua raffigurante Emmeline Pankhurst. L’otto marzo del 2022, una statua a grandezza naturale progettata da Christine Charlesworth, è stata dedicata a Ethel Smith a Woking, nella contea del Surrey.
Ricordiamo che la sopravvenuta sordità la costrinse a rivolgere le sue attenzioni alla letteratura e alla scrittura e in ciò fu spronata anche da Virginia Woolf. Oltre a dieci libri, scrisse numerosi articoli per giornali e riviste. Vanta un primato: nel 1922 fu insignita del titolo di Dama commendatrice dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero britannico.

Statua di Dame Ethel Smyth. Foto rilasciata sotto licenza Creative Commons. Autore Jack 1956. https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Jack1956

Edith Oenone Somerville era invece nata a Corfù, a quei tempi protettorato britannico, il 2 maggio del 1858. Aveva un anno di vita quando con la famiglia rientrò in Irlanda nella contea di Cork. Crebbe in una famiglia numerosa dove l’opinione delle donne era presa in considerazione. Fu una scrittrice prolifica, alcuni libri furono scritti a quattro mani con la cugina di secondo grado Violet Martin e pubblicati a volte con pseudonimi. Edith aveva una personalità eclettica e un talento versatile, fu infatti anche fotografa, musicista e pittrice. Prediligeva dipingere a olio e molti dei suoi quadri rappresentano paesaggi della campagna irlandese: scene di caccia e di vita rurale. Un’altra sua passione fu l’equitazione.
Anche lei fu un’attivista del Movimento per l’emancipazione femminile e si impegnò in particolare per il diritto all’istruzione delle bambine e delle ragazze. Prima del viaggio in Sicilia intrapreso con Ethel Smith, aveva soggiornato per motivi di studio in alcune città europee, tra cui Parigi.
Ethel ed Edith arrivarono in treno a Taormina nel febbraio del 1920 (come ci racconta in un articolo del giornale La Sicilia, Giuseppe La Barbera) e il clima mite le incoraggiò subito a girovagare per la bella cittadina. Ethel, appassionata anche di archeologia, iniziò ad aggirarsi tra l’anfiteatro e i resti romani e medioevali, mentre Edith preferì curiosare tra le strette vie del borgo, osservando con attenzione tutti i negozietti che comunque la delusero e che definì topaie. Attratte dal magnetismo dell’Etna, la definirono «una grande piramide di roccia». Visitarono vari paesi etnei, descrivendoli spesso non in modo benevolo, colpite dalla visione di sporcizia e miseria. Su una piccola carrozza trainata da muli e scortate da un campiere armato, per evitare sgradevoli incontri con i banditi che infestavano quelle zone, dopo aver visitato Randazzo si spostarono al «vecchio e bel castello di Maniace», restando colpite dalla struttura, simile a una fortezza, e dalla storia del maniero.
Per visitare Siracusa scelsero come mezzo di trasporto un’auto che le condusse alla città aretusea su un lungo tratto di strada polverosa. La visione del grande teatro venne così descritta da Edith Somerville: «Il teatro si stendeva sotto di noi, nel profondo di una collina, grigio e tetro, come un mostro, relitto del Diluvio, disteso, semi-avvolto, in trance, in parte stupefatto, in parte vigile, odiando il mondo moderno laggiù, vicino al porto, le alte ciminiere, i sibili dei piroscafi, lo stridio dei treni».

Ritratto d’epoca di Edith Somerville. Fonte: Britannica

Dopo Siracusa il viaggio proseguì per Enna, con i suoi edifici antichi e medievali posti sulla cima della montagna, dove restarono stupite di non incontrare alcuna donna per le strade, mentre loro ricevettero l’attenzione curiosa degli uomini del luogo. Da Enna si recarono ad Agrigento che così viene descritta: «Città antica ed egocentrica, aggrappata come una patella al suo pendio roccioso e che sembra aver voltato le spalle sia al turista che ai templi che ne sono l’attrazione […] templi abbandonati a una solitudine resa ancora più intensa dalle indifferenti condizioni moderne, remoti e ignorati».
La sensazione che pervade le due viaggiatrici è che le maestose rovine, sopravvissute al lunghissimo tempo, non avevano alcun legame con il mondo contemporaneo, che quasi ignorava la loro sacralità.
Avvicinandosi ai resti archeologici, così annotò Ethel: «Li vedemmo torreggiare sopra di noi, austeri contro il cielo grigio, con gli ulivi rannicchiati e contorti sparsi sul pendio sottostante, come se gli spiriti irati degli Dei emarginati […] li avessero lacerati nella loro ira […] hanno l’aria di essere caduti da un altro pianeta; il loro freddo splendore ha in sé il gelo del vento che soffia tra i mondi».
Quando il tour ebbe fine, le due viaggiatrici ripartirono in treno verso l’Inghilterra, ma commentarono che la vera bellezza l’avevano incontrata in Sicilia. Ethel Smith continuò a scrivere le sue memorie e a vivere libera dalle catene delle convenzioni del tempo. Morì nel 1944 all’età di 86 anni. Il direttore d’orchestra Sir Thomas Beechman così la ricordava: «Era una creatura testarda, indomabile, invincibile e fino all’ultimo giorno conservò queste straordinarie qualità».
Edith Somerville, ritornata in patria, iniziò la sua nuova carriera di illustratrice per libri dell’infanzia e morì nel 1949 all’età di 91 anni. Volle essere sepolta insieme alla cugina Violet Martin, morta ben 34 anni prima, ma il cui ricordo era stato preziosamente custodito nel suo cuore. La casa in cui visse, Drishane House, è visitabile a Castletownshend, un villaggio irlandese nella contea di Cork. Un ritratto di Violet realizzato da Edith Somerville si può ammirare alla National Portrait Gallery di Londra.

In copertina: particolare della copertina del libro di Somerville, E. OE., e Marin Ross. Attraverso il Connemara in un carro da governante, WH Allen & Co., Ltd. 1893.

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Articolo di Ester Rizzo

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Giornalista. Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Ist. Sup. di Giornalismo di Palermo, socia Sil, collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille. I primati delle donne. Autrice dei saggi: Camicette Bianche, Donne Disobbedienti, Il labirinto delle perdute e i romanzi storici Le ricamatrici e Trenta giorni e 100 lire, sempre per Navarra editore.

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