Che cosa lega le storie di due scienziate ai giardini di una scuola? Per la comunità studentesca dell’Istituto comprensivo “A. Manzoni” di Mottola, in provincia di Taranto, la risposta si è concretizzata attraverso un teatro di carta, una poesia, alcune canzoni e una casetta per api selvatiche. Sono gli elementi del progetto C come Carson, C come Crane… l’ambiente Curiamo tutti e tutte insiem!, dedicato a Rachel Carson ed Eva Crane e a cui è stato assegnato il secondo premio nella sezione B, Percorsi, della XIII edizione del concorso nazionale Sulle vie della parità, promosso da Toponomastica femminile.
Il lavoro ha coinvolto 37 studenti della 2 B della scuola primaria e della 2 B della secondaria di primo grado. A guidare il percorso sono state la docente referente Virginia Mariani e le docenti Antonietta Giannandrea e Lucia Fratti Scapati, nell’istituto diretto da Luigi Sportelli. Due classi di età diverse hanno condiviso un’indagine sul contributo delle donne alla conoscenza e alla difesa dell’ambiente, traducendola in attività scientifiche, linguistiche, artistiche e musicali.
Tutto è cominciato dal paesaggio che accompagna ogni giorno la vita della scuola: le aree verdi intorno agli edifici, gli ulivi, le viti e i mandorli del territorio. A partire da gennaio, osservare questi luoghi è diventato un modo per interrogarsi sui legami fra le forme di vita e sulla responsabilità di ciascuno e ciascuna nel proteggerle. A guidare questa scoperta sono state le storie di Rachel Carson ed Eva Crane, due donne attraverso le quali le classi hanno potuto avvicinarsi alla ricerca scientifica, riconoscendone il legame con l’impegno civile e la difesa dell’ambiente.
Per la 2 B della primaria, il viaggio ha preso avvio dal mondo delle api: studiare l’impollinazione ha permesso alle bambine e ai bambini di comprendere quanto la vita di questi insetti sia intrecciata a quella delle piante e alla conservazione della biodiversità. Alla conoscenza dell’alveare e dei ruoli della regina, delle operaie e dei fuchi si è affiancata la scoperta delle osmie, api selvatiche che svolgono una funzione importante nell’impollinazione degli alberi da frutto. Proprio alle osmie è dedicato uno degli episodi raccontati nel libro digitale, consultabile qui. Una casetta, arrivata a scuola già assemblata, è passata fra le mani della classe, che l’ha decorata con cuoricini e impronte colorate; hanno osservato i bozzoli e li hanno inseriti nelle fessure; poi, con l’aiuto dell’associazione Mottola Attiva, la casetta ha trovato posto su un albero del giardino scolastico. La cura della biodiversità è entrata così in uno spazio familiare, da attraversare e osservare ogni giorno, grazie a un’attività che ha fatto incontrare il lavoro della scuola e la partecipazione del territorio.

Dalle api alla storia di Eva Crane il passo è stato breve. La ricercatrice, che alla loro conoscenza e allo studio dell’apicoltura ha dedicato la propria vita, è diventata la protagonista di un racconto per kamishibai: il teatro di carta in cui la voce narrante accompagna lo scorrere delle tavole illustrate. Colorando le immagini la classe ha ripercorso il suo viaggio fra alveari e Paesi lontani, avvicinandosi alla curiosità che ne ha alimentato gli studi e alla determinazione con cui ha portato avanti le sue ricerche.

La 2 B della secondaria ha invece seguito le tracce di Rachel Carson, biologa marina e autrice di Silent Spring. Approfondire la sua vicenda ha significato conoscere il contesto nel quale maturò la denuncia degli effetti dei pesticidi e confrontarsi con le resistenze che incontrò. Attraverso la sua storia, la classe ha potuto riflettere sul rapporto fra conoscenza scientifica, interessi economici e partecipazione civile, interrogandosi sul ruolo di chi sceglie di mettere il proprio sapere al servizio della collettività. Anche questo lavoro ha preso forma nelle tavole di un kamishibai. Il racconto attraversa una primavera privata del canto degli uccelli e segue la scelta di Carson di affidare alla parola scritta la denuncia dei danni provocati all’ambiente: nelle pagine del libro digitale, il ritratto della scienziata con il suo volume si alterna a scene di natura, ricerca e ascolto collettivo. Le immagini accompagnano così la narrazione, dando un volto e un paesaggio ai temi affrontati durante lo studio.

Alla voce del racconto si unisce quella della poesia che la classe ha dedicato alla scienziata. Le rime ne ripercorrono la vita, dall’amore per la natura alla formazione, fino alla preoccupazione per gli effetti delle sostanze impiegate e alle opposizioni incontrate. È un modo per rielaborare quanto appreso e restituirlo attraverso parole proprie. Nel finale, la distanza fra la vicenda di Carson e il presente delle ragazze e dei ragazzi si accorcia, fino a tradursi in un vero e proprio motto: «Il suo messaggio vive ancora, ce l’hanno insegnato anche a scuola!»

L’attenzione all’ambiente ha accompagnato anche la costruzione del teatro di carta utilizzato dalle due classi, realizzato con materiali di recupero. Le scelte compiute durante il laboratorio hanno dato seguito alla regola delle cinque R richiamata nella relazione: riduzione dei rifiuti, riuso, recupero, raccolta differenziata e riciclo. Prima ancora di accogliere le storie delle due scienziate, il kamishibai è stato dunque un’occasione per ragionare sull’uso dei materiali e sulla possibilità di dare loro una nuova funzione. Lo stesso principio ritorna nell’attività di recupero creativo dei tubi di carta igienica, documentata nel libro e accompagnata da una canzone dedicata alle api.
Da questo intreccio fra lettura, ricerca e lavoro manuale è nato il kamiSHEbook, una reinterpretazione del kamishibai dedicata alle storie delle donne. Quel she racchiuso nel nome ne dichiara l’intento: dare spazio a figure femminili che hanno contribuito alla conoscenza e alla cura del mondo, rendendone le vicende accessibili attraverso il racconto. Le biografie studiate diventano così elementi vivi fatti di pagine da illustrare, voci e storie da condividere, capaci di raggiungere anche chi non ha partecipato fisicamente alle attività.
Accanto alle immagini e alla narrazione, la musica accompagna diversi momenti del percorso. La canzone originale Donne per la Terra, scritta per il progetto e intonata dalla classe primaria, celebra l’impegno femminile nella difesa dell’ambiente. Nei suoi versi, la protezione degli alberi e del mare si lega al rispetto del mondo che abitiamo. Cantare insieme permette di ritrovare i temi affrontati durante le attività e di esprimerli attraverso un’esperienza corale, nella quale ogni voce partecipa a un messaggio comune.

Il percorso torna al mondo degli impollinatori con la Carta dei diritti delle api. Il decalogo è ambientato nell’immaginario “Alveare Libero di Fiori Profumati” ed è redatto sotto la supervisione della Regina e del Consiglio degli Impollinatori. La cornice fantastica introduce questioni che riguardano da vicino la sopravvivenza di questi insetti: poter trovare fiori sani e diversi, disporre di habitat protetti, essere tutelati attraverso comportamenti umani responsabili. Il linguaggio dei diritti invita a guardare l’ambiente dal punto di vista delle api e offre alle classi un modo per riflettere sulle loro necessità, imparando a conoscerle prima di temerle.

Dopo aver attraversato racconti, immagini e canzoni, le storie di Crane e Carson ritornano nei luoghi dai quali il lavoro aveva preso avvio. La scuola propone infatti di dedicare a Eva Crane uno spazio verde attiguo all’edificio della primaria e a Rachel Carson uno spazio verde vicino alla secondaria. Le intitolazioni sono ancora allo stadio di proposta, ma indicano il desiderio di dare continuità a quanto appreso. I nomi delle due scienziate potrebbero entrare nella geografia quotidiana delle classi, associandosi proprio a quegli ambienti che hanno sollecitato le prime osservazioni e domande.
La giuria ha riconosciuto nel progetto «un esempio completo e ben articolato di cooperazione tra classi di diverse età», apprezzando l’integrazione delle discipline Steam e il coinvolgimento delle realtà locali. Nella motivazione, particolare rilievo è stato dato al kamiSHEbook, sia per le possibilità offerte dalla narrazione sia per l’attenzione alle azioni compiute dalle donne nella storia. Anche la collaborazione con il territorio ha contribuito al riconoscimento: attorno alle attività delle classi ha preso forma una comunità educante, nella quale soggetti diversi hanno condiviso un’esperienza di conoscenza e cura.
Il lavoro non si esaurisce con il concorso. Le docenti prevedono di realizzare altre storie per il kamiSHEbook, arricchendo la biblioteca scolastica e portando i racconti in nuovi contesti, dove possano incontrare altre voci e altro pubblico. Intanto, a Mottola, le vicende di Carson e Crane hanno trovato posto fra le pagine illustrate, le canzoni delle classi e gli alberi del giardino. Dedicare loro i due spazi verdi significherebbe lasciare una traccia di questo incontro anche nei nomi dei luoghi: un invito, per chi li frequenterà, a chiedersi chi fossero quelle donne e perché la scuola abbia scelto di ricordarle.
Tutte le foto sono opera delle docenti della scuola.
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Articolo di Nicole Maria Rana

Nata in Puglia nel 2001, studente alla facoltà di Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma. Appassionata di arte e cinema, le piace scoprire nuovi territori e viaggiare, fotografando ciò che la circonda. Crede sia importante far sentire la propria voce e lottare per ciò che si ha a cuore.
