Editoriale. Due pappagallini liberi e una bimba che non c’è più.

Carissime lettrici e carissimi lettori,
si ricomincia dalla scuola, si dice sempre così perché si ricomincia dall’educazione, dalla formazione permanente, diventata, in questi mesi di lockdown, formazione a distanza con docenti, ragazze e ragazzi puntualmente davanti allo schermo di un computer o, quando non si poteva, davanti allo smartphone con tutti i problemi, anche sociali (una volta si sarebbe detto di classe) che si sono creati, sono stati evidenziati e non sempre risolti.
La scuola italiana di ogni ordine e grado ha chiuso i portoni e le porte reali d’ingresso delle sue aule a marzo e non sa se e come riaprirle a settembre. Intanto, mentre  si è parlato di promozione sicura per tutte e tutti già da aprile, ci si prepara, rispettando la data di inizio stabilita prima dell’avvento del Covid-19, agli esami di Stato, a quello che è impresso nei ricordi di tutte e tutti noi come esame di maturità, nostra prima vera prova di iniziazione e rito di passaggio alla vita futura, che sia verso un lavoro immediato (si sperava e si spera!), o che si medi questo tempo con quello universitario di preparazione specialistica a una futura professione. E anche qui si auspicano la preparazione effettiva e l’accesso immediato!
Per le giovani e i giovani maturandi di questo strano anno scolastico 2019-‘20 l’esame inizierà, come da calendario pre-coronavirus, il 17 giugno, mercoledì prossimo, in presenza, seppure solo con una prova orale, ma più articolata.
Parlare sulla nostra rivista di scuola sembra, a me che non sono di professione insegnante e che di scuola dalla parte della cattedra ne ho fatta davvero poca, come “parlare di corda in casa dell’impiccato” perché molti e molte di voi che mi leggete ne sanno di più di me, proprio partendo dall’esperienza sul campo. Però, in proposito, tra il serio e l’ironia ho letto cose interessanti che mi piace comunicare, a partire dall’affaire del liceo Talete di Roma, riguardante l’ipotesi (poi abolita) dell’iscrizione in base al genere! Ritorniamo all’esame di maturità. Un interessante articolo è stato pubblicato il 9 giugno su Laletteraturaenoi e scritto da Orsetta Innocenti, una docente di Pisa, candidata a commissaria anche per la maturità 2020. Iniziando proprio dal problematico reperimento di commissari esterni e di docenti (che potrebbero negare, come è successo, la loro presenza per motivi di sicurezza sanitaria) tra le altre interessanti osservazioni scrive: «
Era questa, la prima, matematica e più stringente ragione che doveva spingere un ministero capace di fare progettazione a optare per la soluzione di uno scrutinio di idoneità per tutti. Lo ha spiegato molto bene Claudio Giunta – cita Innocenti – in un articolo sul Domenicale del Sole 24 ore il 17 maggio 2020, scritto in forma di ucronia, una possibile lettera della Ministra ai suoi docenti, all’inizio dell’emergenza, quello che poteva essere, ma in tutta evidenza non è stato».  Così la docente pisana cita lapidaria la parte più efficace dell’ucronica (che potremmo riassumere come il gioco del “come sarebbe andata se” della Storia) lettera della Ministra: «L’esame di Stato è abolito a partire da oggi. Dovevamo farlo prima: un esame che viene superato dal 99.8% dei candidati non è un esame, è retorica, e la retorica sta uccidendo l’Italia». E non è da sottovalutare il fatto che questo esame (lo spiegherà dopo Innocenti nello stesso articolo) costerà, dati alla mano, alle finanze pubbliche, ben quaranta milioni di euro.
Sull’onda del divertissement e della polemica, Innocenti continua: «Lo ha fatto (e annunciato, da subito, su canali opportuni, il suo Ministro) la Francia. E lo ha fatto, nell’anno dell’emergenza, la scuola forse più famosa del mondo, quella Scuola di Magia e Stregoneria situata in un qualche dove dell’Inghilterra, conosciuta come Hogwarts. Al termine di Harry Potter e la camera dei segreti, infatti – dopo un anno scolastico parecchio turbolento: una discreta tegola si è abbattuta sulla scuola, alcuni studenti sono morti, alcuni feriti, una rapita, è stato risvegliato un basilisco – la professoressa McGonagall, alla fine dell’emergenza, di fronte a una sala grande festosa e acclamante, annuncia che gli esami sono annullati come regalo della scuola.» Il richiamo al Maghetto più famoso della fine del secolo appena trascorso ci conferma che la Letteratura è maestra di vita, anche nel senso che la precede. «
Minerva McGonagall ha ragione – insiste nella citazione la professoressa -. Non vi è un motivo al mondo, se non un’ostinazione proterva a mantenere caparbiamente il punto su quello che è stato identificato come un simbolo, per il quale in questo anno scolastico – che definire particolare è dire poco – gli studenti debbano tornare in aula solo per l’esame, facendo gravare sulla fiscalità comune il peso di circa 40 milioni di euro per la riapertura rituale, per discutere, dal 17 giugno, un orale composto da cinque momenti.»
Di scuola si è parlato anche a proposito di un altro particolare e ben strano avvenimento capitato la scorsa settimana a Roma e riguardante la formazione per il prossimo (eventuale, è dovere aggiungere) anno scolastico. Riguarda una sezione (la prima classe della M) di un liceo scientifico, il Talete, zona Prati, che gravita intorno a San Pietro e al vecchio Tribunale di Roma. Il fatto è questo: negli anni precedenti la sezione menzionata richiamava dalla scuola media inferiore ragazzine e ragazzini inclini allo studio della matematica e delle scienze ed era costituita grazie al superamento di un test, dunque attraverso il merito. A lockdown inoltrato è stato impossibile svolgere il test. Allora quale è stata la soluzione presa? Alla direzione è sembrato logico formare il primo anno in base al genere, nella quantità percentuale legata al numero di iscrizioni: 70/30, dove chiaramente il 70% è composto da ragazzi e il restante 30% è coperto da ragazze, rafforzando così di fatto l’idea che la scienza non sia una cosa da donne.  Personalmente credo che la creazione di classi di geni al maschile o al femminile, soprattutto se così giovani, non sia corretta, principalmente in senso educativo. Ma ciò non toglie la gravità di questa scelta, che comunque ha dato luogo ad un ripensamento da parte della scuola. Anche grazie all’aiuto della Regione, tutti e tutte gli/le iscritte si inseriranno, “in via eccezionale”, come è scritto, in due classi prime. Giudicare, infatti, l’appartenenza di genere come prioritaria è indicare una scala di valori che mortificherebbe e, in questo caso, affosserebbe soprattutto la cultura e la scuola, che ne dovrebbe essere la culla.
Vorrei, prima di passare alla presentazione degli articoli di questo numero blu della rivista, ricordare alcuni avvenimenti legati alla settimana appena trascorsa. I primi due sono in opposizione tra loro, ma legati da una data. Il 10 giugno 1924 veniva rapito e ucciso, dopo essere stato accoltellato e picchiato, il deputato antifascista Giacomo Matteotti, chiamato dai compagni di partito Tempesta, per il suo coraggio e la sua oratoria passionale. Ma sempre il 10 giugno, 16 anni dopo, nel 1940, l’Italia entrava nella disastrosa seconda guerra mondiale. Lo aveva annunciato Benito Mussolini (vero mandante, allora, dell’omicidio Matteotti) dal balcone di piazza Venezia a una folla esultante, alla quale non si curò di far sapere il perché, su quale fronte e chi fosse il nemico da combattere.
Ieri, venerdì 12 giugno, è stata una data importante: la giornata dei diritti dei ragazzini e delle ragazzine. Allora io mi permetto di ricordare con commozione, che si aggiunge al dispiacere profondo per la giovanissima vita spezzata, la piccola Zohra Shah, la bambina pakistana uccisa a botte da quella stessa famiglia che aveva promesso ai suoi genitori di istruirla, togliendola dalla miseria, affermando di volere da lei in cambio solo un po’ di attenzione verso il proprio bambino di un anno. Invece, al posto dei libri e della desiderata scuola promessa, Zohra Shah ha trovato la schiavitù e poi le percosse, gli abusi, forse anche sessuali, la morte, destino purtroppo comune ai tanti (quasi dodicimila tra bambine e bambini) che lavorano, anche legalmente purtroppo, ancora minori in Pakistan. Questa piccola creatura sfruttata, con i suoi otto anni di vita non ha potuto certo capire la carica simbolica del suo gesto involontario. Ha inutilmente supplicato i suoi assassini di non averlo fatto apposta, di non aver liberato intenzionalmente i due pappagallini volati via dalla gabbia. Lo avrà detto, come si scusano sempre i bambini quando commettono inconsapevolmente un errore. Ma le suppliche e il pianto non sono bastati. Così la bimba-servetta (come tante bambine in Pakistan, e non solo) ha pagato con la sua morte la libertà ricevuta dai due pappagallini in gabbia e ha finito per volare via, metaforicamente lei stessa con loro, perché non riusciva, non poteva averne la forza, a trovare la chiave per considerarsi umana tra umani.
Di streghe e stregonerie abbiamo parlato collegandoci al celebratissimo romanzo della Rowling. Di streghe, fate, gatti magici e di tanti gatti veri parliamo qui, protagonisti dei mondi raccontati tra gli articoli della rivista di oggi, che prosegue con il nostro supplemento mensile di Vitamineperleggere. Si aggiunge poi la seconda puntata di un itinerario tra le strade, le scuole e altri innumerevoli luoghi della sua Polonia intitolati a Maria Salomea Sklodowska Curie con i due cognomi, suo e del marito, alternativamente incrociati tra loro con l’aggiunta o meno del trattino per unirli.
Ma dobbiamo affrettarci oggi a dare gli auguri, questa volta proprio per domani, 14 giugno, al Maestro Guccini, proseguendo il nostro omaggio per la festa dei suoi 80 anni!
Come un officiante l’autore dell’articolo ci porta a scandagliare gli scritti del cantautore modenese, che questa volta non potevano non riguardare il tema del Tempo così caro a Francesco Guccini. Una sorta di ripelliniano viaggio turistico, stile Praga Magica, tra i luoghi/tempo delle sue canzoni. Il rimpianto e soprattutto la nostalgia, scanditi dal tempo, sono portati a tema centrale, ad argomento portante di tutta l’opera gucciniana. E se dalla musica passiamo al cinema (come l’autore passa dalla letteratura attraverso il confronto con l’opera di Erri De Luca) potremmo avvicinare Guccini, per tanti versi, semmai costruendo la colonna sonora di qualche film, al regista russo Andrej A.Tarkovskij, grazie all’eterna presenza di ciò che scorre, o a un uomo che racconta a un bambino/a la vita, oppure ai ricordi impastati di case lontane e presenti, in cui ritornare, di tempi misurati con quella clessidra che chi scrive questa piccola carrellata di omaggi a Guccini ricorda (legandola a un libro tra quelli splendidi di Erri De Luca) nell’antico significato greco dove indica l’atto del rubare, «come se il tempo fosse ladro per eccellenza», in un’inquietante sua duplicità.
Noi alla vigilia dei suoi ottanta anni rinnoviamo gli auguri a Guccini che, con le sue nostalgie e i suoi ricordi, ci ha dato spesso il braccio per sostenerci e avviarci da adolescenti alla vita, «quando a venti anni è tutto ancora intero /a vent’anni è tutto chi lo sa.»
Auguri ancora, Maestro, per domani, più forti che mai!
Buona lettura a tutte e a tutti!

 

 

Editoriale di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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