NORMA COSSETTO: UNA TRAGICA STORIA DI NARRAZIONI (E INTITOLAZIONI) STRUMENTALI

Quando ho letto l’articolo sull’intitolazione di un parco nel comune di Dervio (LC) a Norma Cossetto, pubblicato sul numero 93 della rivista, ammetto di aver provato una sincera perplessità.
Sarà che l’accostamento tra “esponenti politici” e “vittime delle foibe” mi ha sempre fatto scattare in testa l’allarme di “pericolo strumentalizzazione!”, con tanti, intrascurabili punti esclamativi…
Sarà che, in fondo, non potrebbe essere altrimenti, visto che ci hanno sempre abituato a queste subdole forme di revisionismo storico travestito da memoria…
Sarà, ma per fugare ogni dubbio ho scelto di indagare la figura di Norma Cossetto e la sua tragica morte, di cui fino a questo momento non sapevo quasi nulla. La notizia sconvolgente è che, dopo aver letto per ore e ore la documentazione più varia, continuo a non trovare risposte, perché, della fine di Norma, di certo c’è poco e niente.

La sua nascita dev’essere avvenuta nel 1920 a Santa Domenica di Visinada, ora in Croazia, e negli anni si è tramandato il ritratto di una ragazza bella, colta, studiosa e dal profondo senso artistico. Tutto vero, ma le lusinghiere descrizioni tendono sempre a omettere un problematico dettaglio, che dettaglio non è: i Cossetto erano fascisti e il padre Giuseppe aveva ricoperto negli anni i ruoli di Segretario Politico del Fascio, Commissario Governativo delle Casse rurali, Podestà a Visinada e Ufficiale del 134° Battaglione d’assalto delle Camicie Nere, occupandosi del rastrellamento antipartigiano, sotto il comando dei nazisti tedeschi. Invece, Norma aveva appena iniziato la sua militanza ed era già ai piani alti del GUF (Gruppi Universitari Fascisti), a Padova.

Il contesto in cui avviene la terribile uccisione di Norma Cossetto è sfaccettato e complesso e per averne un quadro esaustivo vi rimando alla brillante penna di Claudia Speziali, che ha pubblicato sulla nostra rivista un approfondimento sul “Giorno del Ricordo” e sul conflitto istriano tra il 1943 e il 1945.
Per riassumere, contando sulla lettura dell’articolo menzionato immediatamente sopra, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 l’Italia si sgretola e in Istria partigiani italiani e croati organizzano le prime insurrezioni contro il regime, che è ormai agli sgoccioli.
Dopo due anni di violentissima occupazione fascista in Jugoslavia, le forze di resistenza si rendono protagoniste di due atroci ondate di esecuzioni collettive, mietendo centinaia di vittime (troppe, ma non le cifre a 4, 5 o 6 zeri twittate qui e là da storici dell’ultima ora).

Una di queste è Norma Cossetto, che presumibilmente tra il 4 e il 5 ottobre viene gettata insieme ad altre salme nelle foibe, le cavità carsiche con ingresso a strapiombo crudelmente usate come fosse comuni. Lo zio Emanuele riferisce come data dell’arresto il 26 settembre: cosa sia successo dopo non è assolutamente chiaro. Infatti, la morte della giovane è stata oggetto di manipolazioni ideologiche e narrazioni dai dettagli morbosamente orrorifici, aggiunti via via negli anni, senza alcuna base di verità accertata.
Si arriva a raccontare minuziosamente di un terrificante stupro di gruppo, che, nel caso fosse storicamente avvenuto, sarebbe da condannare aspramente senza esitazione, ma di cui sicuramente viene fatto un inaccettabile uso politico: la violazione della Donna, assieme a quella della Patria, viene tipicamente usata dal potere nazionalista e patriarcale per deturpare l’immagine del movimento resistenziale della Seconda Guerra Mondiale. Il che, nella mia opinione, rappresenta una doppia violenza, oltre a incarnare tutta la pochezza e la malafede di chi cavalca l’onda dell’abuso sulla pelle delle donne.

A specificare la necessità di attenersi alla verità storica, tra gli altri, l’Anpi e l’Arci di Pescara, in riferimento alla proposta d’intitolazione di una via a Cossetto nella città abruzzese: «Ogni crimine, a prescindere da chi lo perpetra, resta sempre tale e ciò vale anche quando i responsabili furono i partigiani titini, ma tale circostanza non può offendere la storia né la verità, che è molto più complessa di quella raccontata in una serie di pubblicazioni degli ultimi 60 anni».
E ancora, lo storico Frediano Sessi, che nel suo Foibe rosse. Vita di Norma Cossetto uccisa in Istria nel ’43 scrive: «Ancora, cosa accadde dopo l’arrivo di Norma al comando partigiano, a tutt’oggi, non è dato di sapere. Non ci sono documenti, ma voci».

Tuttavia, va da sé che se lo scopo della narrazione politica post-bellica di un determinato schieramento è quello di creare un contraltare equiparabile in brutalità e violenza al nazifascismo, è facile che le voci vengano assurte a prove. È così che Norma Cossetto non è più una caduta di guerra, come lo sono milioni di altre donne dimenticate, ma diventa un corpo da ergere a martire, da violentare con le armi del revisionismo e da rendere schiavo dello strumentalismo ideologico.

Tornando all’intitolazione di Dervio, personalmente non vi trovo molto di cui gioire. Non ritengo rappresenti un passo avanti nella lotta per la parità di genere e non mi sembra il frutto di una folgorante illuminazione femminista della giunta comunale lombarda.
Anzi, se, tra le tante straordinarie donne dimenticate di questo paese, come prima laica a cui intitolare uno spazio comunale si sceglie una vittima delle foibe, non riesco a non vederci del subdolo.
Un’iniziativa di questa natura non solo non incarna lo spirito dell’associazione Toponomastica Femminile, che non ha mai ceduto alla retorica della “santa” e della “martire”, ma contribuisce anche a portare avanti un’erronea e parziale visione e revisione della Storia.
Stravolgere con fini ideologici la verità storica non è mai accettabile, da nessun lato della barricata, e solo imparando a distinguere realtà e costruzione strumentale si può evitare di cadere nella trappola delle “facili” narrazioni acchiappa-consensi.

Bibliografia e sitografia
Frediano Sessi Foibe rosse. Vita di Norma Cossetto uccisa in Istria nel ’43, Venezia, Marsilio, 2007
Zamparutti, L. The Basovizza Monument: Rebranding PublicMemory, Constructing Identity, and Normalizing Political Agenda, University of Wisconsin Milwaukee, 2018
https://www.wumingfoundation.com/giap/2019/01/fantasy-norma-cossetto-2-cosa-sappiamo/
https://www.wumingfoundation.com/giap/2017/12/cultura-dello-stupro/
https://www.ansa.it/abruzzo/notizie/2020/04/30/via-intitolata-a-cossetto-anpi-e-arci-non-grande-gesto_f95bb905-7b30-4ef3-bedb-987318ce689d.html
http://www.diecifebbraio.info/wp-content/uploads/2019/04/Storia-e-memoria-al-confine-orientale.pdf

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Articolo di Emma de Pasquale

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Emma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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