Nome in codice: C22 – Maddalena Cerasuolo

Maddalena Cerasuolo, soprannominata Lenuccia, fu una delle protagoniste di quelle che passarono alla storia come le Quattro Giornate di Napoli, giornate di resistenza armata della popolazione napoletana contro i nazi-fascisti che, in osservanza delle direttive di Berlino, avrebbero dovuto «ridurre la città fango e cenere». Hitler aveva infatti ordinato la completa sottomissione dell’Italia quale monito per chiunque non si fosse piegato spontaneamente al potere nazista.

Quando ormai le truppe alleate erano sbarcate a Salerno, subito dopo l’8 settembre 1943, Napoli fu messa a ferro e fuoco dai soldati tedeschi che  ovunque e in ogni direzione uccidevano indiscriminatamente civili e militari, requisivano generi alimentari e oggetti di valore, saccheggiavano fabbriche, negozi e magazzini, occupavano caserme. Incendiarono persino migliaia di volumi all’interno dell’università e trattennero tutti quei giovani dai 18 ai 33 anni ai quali era stato imposto di presentarsi al comando per andare a lavorare in Germania; in realtà l’ordine fu largamente disatteso poiché era chiaro che ciò avrebbe significato la deportazione nei campi nazisti.

La cittadinanza dunque aveva organizzato una resistenza spontanea, sia in città che nelle periferie, nonostante la fame, la paura, lo sgombero forzato dalle abitazioni. Furono alzate barricate in molti quartieri: S. Giovanni, Sanità, Materdei, Carbonara, Vomero, la zona del Duomo, Capodichino; si recuperarono tutte le armi che si riuscirono a trovare; vennero organizzati dei luoghi di raduno e tutte le persone, dagli “scugnizzi”, ai soldati, ai civili, alle donne diedero il proprio contributo.

E proprio le donne furono la vera anima della rivolta, a cominciare dalla rete di protezione che misero in piedi per nascondere i propri uomini, figli, mariti, vicini di casa, cercando di sottrarli al rastrellamento tedesco e pronte, quando necessario, ad imbracciare le armi e sparare.

Una delle prime azioni di Maddalena Cerasuolo (Napoli, 02/02/1920), allora giovane operaia, fu quella di offrirsi volontaria per trattare personalmente con un gruppo di soldati tedeschi barricati all’interno di una fabbrica di calzature decisi a farla saltare in aria se non fosse stato loro permesso di uscire incolumi. L’intenzione di Maddalena era stata quella di proporre loro la salvezza a condizione di non recare danni allo stabile. Essa aveva sostenuto coraggiosamente che: «Se va un uomo lo uccidono ma una donna no» confidando nel rispetto dei diritti garantiti dalle convenzioni vigenti. Ma la trattativa non cominciò nemmeno perché fu subito respinta e spintonata fuori in malo modo da un soldato. A quel punto la questione venne affrontata con le armi e Lenuccia fu in prima linea nella sparatoria che mise in fuga i militari tedeschi rimasti in vita.

Subito dopo corse con il padre, i fratelli e altri popolani dei quartieri Materdei e Stella a cercare di contrastare l’azione dei guastatori nemici che stavano per far saltare in aria lo strategico Ponte della Sanità nel tentativo di isolare la città. La ragazza con il suo fucile partecipò ancora una volta alla sparatoria che seguì e ancora una volta contribuì a mettere in fuga le truppe avversarie.

Alla fine delle Quattro Giornate il coraggio della popolazione napoletana fu premiato dalla ritirata del nemico, incalzato dai carri armati alleati giunti alle porte della città.
Il coraggio e la determinazione mostrata da Maddalena nelle fasi cruciali dei combattimenti durante quelle fatidiche Giornate non passarono inosservati al comando britannico giunto a Napoli qualche giorno dopo. Il 15 settembre, due agenti inglesi si presentarono a casa Cerasuolo proponendole di prendere parte ad azioni di spionaggio. Ottenuto il consenso del padre, il 23 ottobre 1943 la giovane accettò la proposta di entrare nel Soe (Special Operation Executive), un corpo speciale dei servizi segreti britannici specializzato in azioni di sabotaggio. Gli obiettivi di tali missioni erano: mantenere i collegamenti con i partigiani del Cln attraverso una rete di infiltrati antifascisti, effettuare operazioni di sabotaggio a linee ferroviarie, ponti e vie di comunicazione strategiche, portare soccorso ai prigionieri inglesi fuggiti dai campi di internamento dopo l’8 settembre. Naturalmente le reclute dovevano essere addestrate all’uso di armi, materiali esplosivi, ricetrasmittenti e a gestire le situazioni di emergenza in caso di cattura per evitare di mettere in pericolo l’intera organizzazione.

Ponte della Sanità intitolato a Maddalena Cerasuolo, partigiana delle Quattro giornate
di Napoli

Trascorso il periodo di addestramento a Ischia, Maddalena fu imbarcata in un sommergibile diretto in Liguria dove erano stati programmati sabotaggi a siti militari nemici. I documenti messi a disposizione dall’Archivio di Stato di Londra, dopo 70 anni circa, non contenevano troppi dettagli sugli incarichi che le furono affidati ma alcune ricostruzioni storiche successive hanno stabilito che l’esito delle missioni via mare intraprese dalla giovane napoletana fu nel complesso deludente, perché i mezzi furono spesso intercettati dai tedeschi o costretti a ritirarsi per le condizioni impossibili del mare. Maddalena riuscì a sbarcare a Genova una sola volta. In quell’occasione fu subito fermata da alcuni soldati fascisti che la accusarono di spionaggio ma lei fu pronta a raccontare loro di essere rimasta sola al mondo a causa della guerra e di voler raggiungere l’unico parente rimasto in vita a Sanremo. Fu scortata dai soldati fino a casa dello zio che, ignaro di tutto, assisté alla messa in scena improvvisata dalla nipote, tanto convincente che i soldati la lasciarono libera. Si salvò la vita ma la missione fallì.

Abbandonata l’ipotesi di arrivare oltre le linee nemiche via mare, Maddalena fu successivamente paracadutata oltre la Linea Gotica tra Montecassino e Roma e si mise al servizio dell’artista Anna d’Andria come cameriera. La cantante era anch’essa una spia e organizzava spesso feste ed eventi mondani per carpire agli invitati ai suoi ricevimenti qualsiasi genere di informazione utile alla causa antifascista. Queste informazioni venivano passate a Maddalena e poi inviate ai suoi superiori.
L’attività di spionaggio durò fino all’8 febbraio 1944 quando Lenuccia fu congedata dai servizi britannici con un bonus di 25 sterline e l’Attestato di benemerenza per il coraggio e il contributo alla causa della libertà firmato dall’allora Ufficiale della regina Carruthers.
Da quel momento la vita di Maddalena rientrò per così dire nei binari della normalità: si iscrisse al Pci, iniziò a lavorare come operaia alla Manifattura Tabacchi, sposò un compagno di partito ed ebbe due figli, Gaetana e Gennaro.

Maddalena Cerasuolo con il Presidente della Repubblica
Oscar Luigi Scalfaro

Continuò comunque a mantenere viva la memoria della lotta contro il nazifascismo con interviste e incontri con varie personalità politiche importanti come Oscar Luigi Scalfaro alla cerimonia commemorativa delle Quattro Giornate del 30 settembre 1994. È venuta a mancare il 23.10.1999 nella sua città.

I suoi figli continuarono l’opera di divulgazione iniziata dalla madre che li aveva cresciuti «a pane e Quattro Giornate» come dichiarò Gennaro. Operarono dunque attraverso interviste, mostre e interventi nelle scuole sottolineando soprattutto il ruolo di primo piano delle donne nell’opposizione ad un regime ormai con l’acqua alla gola e che proprio per questo si lasciò alle spalle una scia di morti impressionante.

Gaetana Morgese, La guerra di mamma. Storia della partigiana Maddalena Cerasuolo, Marotta e Cafiero, ed. 2014

I ricordi di Lenuccia furono trascritti dalla figlia Gaetana Morgese e diventarono un libro pubblicato nel 2010 dal titolo La guerra di mamma; anche il cinema contribuì al ricordo di alcuni tra gli eventi di cui la cittadinanza partenopea fu protagonista con il film diretto da Nanni Loy, uscito nel 1962, intitolato appunto Le Quattro Giornate di Napoli. Tra i riconoscimenti più importanti va ricordato che Maddalena nel 1946 ottenne dallo Stato italiano la medaglia di bronzo al valor militare e l’attestato di partigiana combattente; una targa scoperta nel 2000 dall’amministrazione cittadina recita: «Alla straordinaria Lenuccia eroina delle Quattro Giornate del 1943 in perenne ricordo e ammirazione il Comune di Napoli e l’Istituto Campano per la Storia della Resistenza posero». Molti anni dopo, nel 2011, le è stato intitolato il ponte del rione Sanità, luogo simbolico tra i più significativi nella storia locale.

Nel 2012 è stato istituito un premio alla sua memoria dall’omonima associazione culturale presieduta, fino alla primavera 2021, dal figlio Gennaro Morgese.

***

Articolo di Marina Antonelli

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Laureata in Lettere, appassionata di ricerca storica, satira politica e tematiche di genere ma anche letteratura e questioni linguistiche e sociali, da anni si dedica al volontariato a favore di persone in difficoltà ed è profondamente convinta dell’utilità dell’associarsi per sostenere i propri ideali e cercare, per quanto possibile, di trasformarli in realtà. È autrice del volume Satira politica e Risorgimento. I giornali italiani 1848-1849.

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