“Il Fenomeno Diana”: il ruolo svolto dai media

Lady Diana Spencer è una delle più amate e ricordate donne del secolo scorso, divenne parte della Famiglia Reale d’Inghilterra, sposandosi con il Principe Carlo e diventando la Principessa di Galles, per poi successivamente decidere di dedicare la sua intera vita ad aiutare le persone.
Diana nacque il 1° Luglio 1961 a Sandringham, in Inghilterra; è la terza figlia di Edward John Spencer, erede del settimo conte Earl Spencer, e di sua moglie, Frances Ruth Burke Roche. Durante l’infanzia, in seguito al divorzio dei genitori, visse dal padre con le due sorelle e il fratello.
Il 24 Febbraio 1981 venne annunciato il fidanzamento con il Principe di Galles, Carlo. Diana, a soli 20 anni, non abituata alla popolarità e a stare sotto ai riflettori, apparve come una ragazza molto timida, quasi goffa e impacciata. Proprio per la sua riservatezza catturò l’attenzione del mondo intero e, soprattutto, quella dei media.
Lady D divenne presto un’icona di grazia, eleganza, glamour e stile; ciononostante, per via dell’infelice matrimonio con il Principe Carlo e l’esagerata attenzione mediatica che subì, non visse una vita semplice e felice. Dietro le quinte dei riflettori, infatti, le difficoltà coniugali tra la principessa e il principe iniziarono a crescere. Diana lottò contro la grave depressione post-natale del suo primo figlio William, la bassa autostima, i disturbi alimentari e la crescente tensione di essere costantemente perseguitata sia dagli osservatori ufficiali dei media reali che dalla stampa scandalistica, in modo particolare dai paparazzi.

La Principessa Diana in vita è stata un’immagine, un’icona, un mito ed è rimasta tale anche ai giorni nostri. La sua morte fu un vero e proprio avvenimento-immagine di stampa, televisione e mass-media; un’immagine costruita e subìta allo stesso tempo. Marc Augè definì l’immagine come una “memoria senza oblio”: impossibile da vivere ma, agli occhi degli altri, messe l’una accanto all’altra – le immagini – compongono una leggenda o una storia, costituiscono fattori molto potenti di identificazione.
I media, sin dal fidanzamento di Diana con il Principe Carlo, hanno avuto un ruolo fondamentale per la creazione dell’icona che ricordiamo oggi. Il funerale, in particolare, è stata una detonazione di dolore, confusione, tormento e pena provati da milioni di persone, il tutto mediato e, se vogliamo, ingigantito dalla stampa. Da ragazza felice facente parte di una favola, Diana è stata raccontata dai media come una donna triste, poi una donna tradita per poi finire come donna moderna. La trasposizione pubblica, nell’enorme audience della Principessa, l’ha fatta ricordare, infine, dal mondo intero come donna liberata. La sua improvvisa e crudele scomparsa non ha annullato la sua immagine, il mondo anzi l’ha anche amata di più. La morte, più indulgente della felicità e della tranquillità, non cancella e non fa scomparire l’immagine ma la trasforma, quasi nell’immediato, in figura sacra.

Nel mio elaborato ho voluto concentrarmi sull’attenzione mediatica che la principessa Diana ebbe nei giorni successivi e nel giorno stesso del suo funerale, avvenuto il 6 Settembre 1997 all’Abbazia di Westminster. Ho quindi analizzato e commentato il ruolo dei media, che sebbene allora non fossero avanzati come lo sono oggi, hanno permesso all’evento in questione di rimanere ancora attualmente uno dei più importanti e seguiti di sempre. Quello che successe durante il funerale e durante la settimana successiva, fu stupefacente, non solo per l’emozione e per il dolore della collettività, ma per la velocità con cui vennero raccontate storie e scritti articoli su quanto fosse successo.
Se si è d’accordo con il sociologo Emile Durkheim e su quanto disse circa l’esistenza di una coscienza collettiva, possiamo senz’altro affermare che Diana sia stata in grado di espanderla ai massimi livelli. L’impatto positivo che la Principessa ha lasciato alla Gran Bretagna e al mondo intero è quasi tangibile: ha abbandonato l’idea anacronistica di monarchia, rendendola moderna e inclusiva, ha reso i sudditi freddi in cittadini leali, lasciando il posto dell’incondizionata venerazione a una stima disincantata.
Il dolore sofferto per tantissimo tempo dalle persone e il significato di simbolo attribuibile a Diana, sono due realtà collegate. I soggetti hanno seguito pedissequamente le vicissitudini della Principessa, diventandone quasi ossessionati, riuscendo a cogliere ogni dettaglio e riuscendo a rielaborarlo per poterlo applicare alla propria vita. La personalizzazione dei significati è lampante: con la sua morte, l’audience si sente vuota, la Principessa ha lasciato la società creando uno spazio simbolico e morale che deve essere colmato.
L’emozione che viene provata, non è più di appartenenza e stima, ma di vera e propria rottura drastica della stessa emozione, proprio per questo motivo il dolore è più forte del previsto; tutto questo viene poi reso una rappresentazione comune e collettiva di tutti e tutte. Il funerale di Diana, oltre a essere un modo di rimembranza e di lutto collettivo, è considerato la vera e propria nascita di un mito, si affermano valori fondamentali e si creano raffigurazioni che da lì in avanti faranno parte di tante persone.
Il mero significato di sacro è qualcosa che si concentra in energie morali e simboliche in un unico punto, il convergere quindi di sentimenti, motivazioni e rappresentazioni verso lo stesso oggetto simbolico – Lady Diana – come se fossero suscitati da questo.


L’audience di Diana era all’80% composta da donne, il “popolo di Diana” quindi è femminile. Vennero avanzate spiegazioni circa questo dettaglio: le donne erano devote alla Principessa perché si rivedevano in lei e, come già spiegato precedentemente, la consideravano come icona da seguire, da imitare e con cui lottare insieme.
Una delle frasi più significative, dopo la quale sicuramente tantissime donne si sono riviste in lei, fu quella rilasciata a Martin Bashir per conto della BBC nel 1995: «I think every strong woman in history has had to walk down a similar path, and I think it’s the strength that causes the confusion and the fear. Why is she strong? Where does she get it from? Where is she taking it? Where is she going to use it? Why do the public still support her?» (Penso che ogni donna forte della storia abbia dovuto percorrere una strada simile, e penso che sia la forza che causa la confusione e la paura. Perché è forte? Da dove la prende la forza? Come la userà? Dove la userà? Perché il pubblico la sostiene ancora?).
Ho deciso di mettere questa particolare citazione nella mia tesi perché, oltre a essere estremamente chiara, in poche parole trovo che sia riuscita a descrivere la triste situazione che quasi ogni donna che abbia potere deve vivere.
Lady Diana toccò moltissime vite, lasciando al mondo intero uno spunto di riflessione sul suo – sebbene breve – vissuto e sul suo lascito; ha lasciato il mondo migliore di come l’ha trovato, distruggendo i pregiudizi del razzismo, della malattia, della povertà, dell’omosessualità e di tantissimo altro.
«Faccio le cose in modo diverso, perché non seguo un libro di regole, perché seguo il cuore. Qualcuno deve andare là fuori, amare le persone e dimostrarlo. (…) Fai un gesto di gentilezza casuale senza aspettarti alcuna ricompensa, con la certezza che un giorno qualcuno potrebbe fare lo stesso per te». Lady Diana Spencer.

Qui il link alla tesi integrale: https://toponomasticafemminile.com/sito/images/eventi/tesivaganti/pdf/196_Tosto.pdf

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Articolo di Alice Tosto

Laureata alla facoltà di Scienze Politiche all’Università di Bologna, si è trasferita nel 2021 a Roma per frequentare la magistrale di Media, comunicazione digitale e giornalismo alla Sapienza. Ama stare a contatto con le persone, viaggiare e scrivere. 

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