Editoriale. Un lavoro meraviglioso

Un’intervista a Trump del Wall Street Journal ha fatto conoscere, negli Stati Uniti e nel mondo, il giudizio del Presidente degli Stati Uniti sull’operato dell’ormai famigerata agenzia Ice, contro la cui presenza la cittadinanza di Minneapolis sta protestando, dopo che nel giro di pochi giorni sono stati uccisi a sangue freddo e senza motivo, sotto gli occhi di decine di persone, prima una donna e poi un uomo, entrambi cittadini americani. Un “lavoro meraviglioso”, l’ha definito.

Quindi è ormai chiaro: il meraviglioso lavoro che l’agenzia deve svolgere è arrestare uomini, donne, bambini e bambine di pochi anni che non abbiano capelli biondi o occhi azzurri per mandarli in centri di detenzione, dove con comodo qualcuno poi valuterà se hanno o meno il diritto di risiedere e lavorare in America. E se qualche “agitatrice” o qualche pericoloso “estremista” pretende di mettere il bastone fra le ruote ai “patrioti”, allora merita di morire. Tant’è vero che la squadra responsabile dell’uccisione di Alex Pretti non è stata neanche sospesa ma solo spostata a fare altrove il suo meraviglioso lavoro. “Per la sua sicurezza”, è stato detto. Pretti, un infermiere trentasettenne di origine italiana, fermato mentre stava prestando aiuto a una donna brutalizzata dai federali, è stato per questo definito addirittura un “terrorista interno”.

Si fa fatica a credere a quanto vediamo con i nostri occhi e sentiamo con le nostre orecchie, tanto sono preoccupanti i segnali di allarme che ci vengono da oltre Atlantico. La politica trumpiana, sia interna che estera, appare ormai svincolata da ogni regola democratica.

Mettiamo in fila qualche fatto recente.

Il 2026 si apre, il 3 gennaio, con la cattura del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e di sua moglie, e il giorno successivo Donald Trump annuncia che sono gli Stati Uniti a controllare il Venezuela perché hanno bisogno del pieno accesso al petrolio del Paese. Contestualmente minaccia la Colombia, il Messico e Cuba, richiamandosi nientemeno che alla dottrina che James Monroe enunciò duecento anni fa, quella sintetizzata nella formula “l’America agli Americani”. Non sono stati pochi, da noi, i commenti di chi ha cercato di giustificare questa azione dicendo che sì, il modo è stato sbrigativo, ma in fondo il Venezuela è stato liberato da un feroce dittatore. Un vantaggio secondario, insomma. Dabbenaggine? Ipocrisia? L’una e l’altra?

Siamo ancora nella prima decade di gennaio quando Donald Trump e vari membri della sua amministrazione individuano il prossimo obiettivo militare nella Groenlandia, il cui controllo sarebbe indispensabile per la sicurezza degli Stati Uniti. Non è vero, gli americani hanno già basi militari in Groenlandia, non hanno bisogno di appropriarsene. L’isola è ricca di minerali rari, ma stanno sotto una spessa coltre di ghiaccio, non è per niente facile estrarli. Allora perché? Forse solo perché il bullo della Casa bianca deve dimostrare la sua forza e con questo mettere a tacere il dissenso interno, che è sempre più forte. L’isola appartiene alla Danimarca, membro dell’Unione europea e della Nato, ma con la brutalità che gli è solita il Presidente americano afferma che se ne impadronirà, con le buone o con le cattive. L’Europa è costretta finalmente a battere un colpo e alcuni Paesi Ue, ma anche il Regno Unito, inviano in Groenlandia a sua difesa un simbolico contingente militare. L’Italia, naturalmente, no. Trump minaccia di aumentare i dazi ai Paesi che hanno osato opporsi, cosa che provoca una reazione finalmente efficace da parte europea e un cambiamento di regia della Casa Bianca. Ma la crisi è ancora irrisolta e il pericolo di un impensabile conflitto all’interno della Nato rimane.

Il 7 gennaio un agente del servizio federale ICE, quello per il controllo dell’immigrazione, diventato in pratica una milizia privata superfinanziata agli ordini dello stesso Presidente, uccide a Minneapolis Renée Good.

Il 24 gennaio, ancora a Minneapolis, un agente federale per la protezione delle frontiere — il Minnesota confina con il Canada — uccide Alex Pretty. Grandi manifestazioni, nella città del Minnesota, pretendono l’uscita degli agenti federali dallo Stato. Ex presidenti come Obama e Clinton condannano la brutalità degli agenti speciali dichiarando senza mezzi termini che sono sotto attacco i valori fondanti degli Stati Uniti. Noti attori di Hollywood esprimono la propria indignazione per quanto sta avvenendo. Negli Stati Uniti oggi ci vuole un certo coraggio per esporsi così. Il governatore democratico del Minnesota mobilita la Guardia Nazionale per proteggere la cittadinanza: è nelle prerogative e nei poteri degli stati federati. Ma nel momento in cui si dovessero fronteggiare due milizie federali contrapposte, il pericolo di una guerra civile, di cui si parla da mesi, sarebbe più che mai incombente negli Usa. È possibile che anche in quest’occasione Trump ritenga opportuno desistere, per il momento, come è sembrato di capire, ma non possiamo escludere nulla, nemmeno che voglia esasperare il clima politico interno per richiedere l’Insurrection Act e i pieni poteri.

L’attuale inquilino della Casa Bianca ritiene di essere stato salvato e inviato da Dio per riportare il suo Paese alla grandezza di un tempo, combattendo divisione dei poteri, liberal, immigrazione, famiglie arcobaleno, ateismo, gay, lesbiche, trans e femministe. Abbandonando come inutili ferri vecchi sia i valori democratici sia tutte le organizzazioni internazionali investite del compito di fronteggiare i problemi globali attraverso il dialogo, il confronto, la diplomazia. Dimostrando un’aggressività senza precedenti, inusuale persino per un Paese dove i metodi forti non sono proprio una novità in assoluto.

Non possiamo sapere dove Trump e il gruppo di tecnocrati che lo circondano abbiano in mente di trascinare l’America e il mondo e la speranza è che qualcosa, qualcuno fermi la pericolosa deriva attuale prima che si arrivi alla tragedia. E tuttavia, se anche gli elettori e le elettrici americane dovessero rendersi conto dello sbaglio commesso, come sembra se è vero che il consenso nei confronti dell’amministrazione attuale è in caduta libera negli Stati Uniti, non per questo potremmo pensare che, una volta che il mondo si sia liberato dall’incubo attuale, che tutto possa tornare come prima. L’uragano Trump non è nato dal nulla, i problemi che l’hanno generato sono tanti, gravi, profondi. E rimarranno a reclamare una soluzione.

Apriamo la rassegna di questa settimana con un nuovo articolo per la rubrica Tesi vaganti, che analizza il fenomeno de Le molestie come strumento di terrorismo sessuale volto a disciplinare e limitare la presenza femminile nello spazio pubblico, ricordando alle donne che la loro libertà di movimento è ancora soggetta a pressioni sociali e culturali profonde. Proseguiamo con Un percorso educativo di genere tra cooperative learning e peer education che illustra il progetto di Pcto, realizzato tra il 2020 e il 2025 in alcuni licei delle Scienze Umane della provincia di Lucca. L’obiettivo principale è contrastare gli stereotipi e il sessismo attraverso la formazione di futuri educatori ed educatrici e il coinvolgimento diretto dei bambini e delle bambine fin dalla scuola primaria. Un salto nel 2148. Il patriarcato diventa oggetto da museo mette in luce le disuguaglianze di genere ancora presenti in Italia attraverso il Museo del Patriarcato di ActionAid, una mostra che immagina il 2148 come l’anno in cui il patriarcato è diventato un reperto storico. Attraverso installazioni simboliche il museo rende visibili stereotipi, violenza di genere, linguaggio sessista e disparità economiche, mostrando come queste siano radicate nella quotidianità. L’obiettivo è stimolare una riflessione critica sul presente e promuovere un cambiamento culturale ed educativo profondo.

Vediamo, ora, le figure femminili riscoperte in questo numero: due le protagoniste di Calendaria, Carmen de Burgos y Seguí, paladina dei diritti femminili, conosciuta con lo pseudonimo di “Colombine”, figura centrale del femminismo e del giornalismo spagnolo che studiò per diventare maestra per rendersi autonoma e che parallelamente avviò una prolifica carriera come giornalista e scrittrice ed Eleonora de Fonseca Pimentel, intellettuale e rivoluzionaria che, con la proclamazione della Repubblica napoletana nel 1799, assunse la direzione del “Monitore napoletano”: attraverso questo giornale, promosse l’istruzione popolare e la giustizia sociale. Dopo la caduta della Repubblica fu arrestata e giustiziata per impiccagione, unica donna tra i condannati, diventando simbolo di coraggio civile e impegno politico.
Continuiamo con La performatività di genere di Judith Butler, filosofa politica secondo la quale il genere non è naturale ma prodotto da norme sociali, culturali e linguistiche ripetute nel tempo. Anche il sesso, considerato biologico, è attraversato da significati culturali. Attraverso esempi come il drag, Butler mostra come le identità di genere possano essere messe in discussione. Il testo collega Butler a Irigaray e Simone de Beauvoir, evidenziando una critica comune al patriarcato e al canone tradizionale, e invita a ripensare il genere per rendere visibili identità escluse. Marianne Faithfull, dal successo alla caduta, dalla caduta alla rinascita è un’icona della musica e della cultura pop celebrata come simbolo di tenacia e sopravvivenza, che ha saputo rialzarsi e trasformare i propri drammi personali in genio artistico: «[…] la cantante cambiò completamente la sua immagine: da ragazzina bionda dotata di bellezza angelica a “strega” carica di oscurità e amarezza. Anche la sua voce era ora completamente diversa: scura, profonda, corrosiva; i pericoli affrontati le avevano letteralmente modificato le corde vocali. Sfruttò, dunque, questa trasformazione-evoluzione per mostrare al mondo chi realmente fosse, per «incidere un disco drammatico che arrivasse alla gente come un pugno nello stomaco».» Proseguiamo con Niki Berlinguer, la signora degli arazzi. Una mostra alla Casina delle Civette di Roma curata da Claudio Crescentini, dal 26 ottobre 2024 prorogata fino al 25 gennaio 2026. Corinna Adelaide Augusta Fidelia, questo il suo vero nome, è nota per aver “tradotto” in arazzi e pannelli ricamati le opere dei più grandi maestri del Novecento realizzando vere e proprie interpretazioni personali che esaltavano il colore e la materia, dando nuova luce e tridimensionalità ai dipinti originali e, infine, l’ultimo appuntamento con Tre donne per l’Unità. Colomba Antonietti, una delle più coraggiose del Risorgimento italiano che, per combattere attivamente insieme al marito al fronte durante la Prima guerra d’Indipendenza, si tagliò i capelli e indossò l’uniforme da bersagliere.

Storia d’amore e d’archeologia” è la recensione della settimana dell’opera di Marinella Fiume, un libro a metà tra saggio, biografia e narrazione, che racconta la relazione intellettuale e sentimentale tra Daphne Phelps, neuropsichiatra inglese, e Dinu Adamestenu, archeologo rumeno, nella Sicilia degli anni Cinquanta. Attraverso il loro carteggio, emerge una Sicilia accogliente e culturalmente viva, lontana dai cliché, e il profondo legame dei protagonisti con l’isola; Requiem per i tigli odorosi è il racconto, per la rubrica Tra i monti, che riflette sul legame tra benessere umano e natura, contrapponendo i benefici della forestaterapia vissuta in montagna alla perdita del verde urbano a Melegnano: «Mentre osservo queste piante bellissime del bosco di Pracharbon non posso fare a meno di provare una grande nostalgia per quei magnifici tigli che ospitavano il canto degli uccellini e che costituivano un’oasi di pace.»

Il tempo della Cina. Il n.12 di Limes. Parte seconda è dedicato alla strategia globale della Cina tra Stati Uniti e Russia. Pechino si propone come perno di un nuovo ordine internazionale multilaterale, fondato anche sull’etica confuciana, puntando soprattutto al Sud Globale e all’Africa. Vengono analizzati il soft power digitale cinese (TikTok come fattore di destabilizzazione culturale negli Usa), la cooperazione sempre più asimmetrica con la Russia, le divisioni interne americane e la competizione geopolitica in Asia centrale e orientale.

Di anguille, piccioni e altri animali descrive i casi delle anguille e dei piccioni per mettere in discussione lo specismo e il modo in cui gli esseri umani attribuiscono valore alle vite animali. Le anguille, specie straordinaria ma oggi quasi estinta, sono minacciate soprattutto dalla pesca illegale; il lavoro di Sea Shepherd mostra come tutela ambientale e sensibilizzazione possano andare insieme. I piccioni urbani, invece, rivelano l’ambiguità del nostro rapporto con gli animali “non utili”: un tempo alleati, oggi emarginati. Attraverso l’azione di “Piccioni Paralimpici, l’articolo invita a ripensare la convivenza con il non umano come una responsabilità collettiva, non come un problema da eliminare.

Concludiamo, come spesso accade, con una nuova ricetta: Sottovetro. Giardiniera, una conserva, dalla preparazione semplicissima, probabilmente nata per la necessità di conservare a lungo le verdure fresche quando la refrigerazione non era comoda e diffusa come oggi.

Buone letture a tutte e tutti!
Sara Fusco


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Articolo di Loretta Junck

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Già docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile, curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

Sara Fusco

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.

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