Nellie Bly  

Nellie Bly nel 1880

Elisabeth Cochrane nota come Nellie Bly, pioniera del giornalismo sotto copertura e acclamata globetrotter, divenne simbolo della new woman di fine Ottocento e fu una delle reporter più famose d’America. La quantità di opere che oggi la riguardano — articoli, saggi, studi, biografie, graphic novel, letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, film e serie tv — testimonia del fascino che la sua figura, riemersa con gli studi di genere, continua ad esercitare sul pubblico contemporaneo. A Pittsburgh nel 1885 la diciannovenne Elisabeth Cochrane aspirava a trovarsi un lavoro dignitoso che le permettesse di supportare la famiglia e rendersi indipendente. Il padre, già vedovo con una numerosa prole, aveva sposato la madre anche lei vedova ma senza figli e dal matrimonio erano nati tre maschi e due femmine. Morto il padre l’eredità venne assegnata alla prole di primo letto e la famiglia, che fino a quel momento aveva goduto di una relativa agiatezza, si trovò a vivere in ristrettezze economiche. Elisabeth dovette abbandonare gli studi e la madre si sposò di nuovo. Il terzo marito divenne presto alcolizzato e violento e la donna per ottenere il divorzio dovette ricorrere anche alle testimonianze del figlio maggiore e di Elisabeth allora quattordicenne. Per garantirsi una fonte di reddito modesta, ma socialmente accettabile la madre ospitava in casa dei pensionanti. Un prolungamento del lavoro domestico che evitava a una donna “perbene” di rischiare la reputazione percorrendo le strade pericolose di una grande città. Elisabeth, che dava una mano in casa, per un periodo lavorò anche come istitutrice. Nel 1885 perdurava lo stereotipo delle sfere separate e l’idea che un marito e la vita domestica fossero le sistemazioni più onorevoli per una donna giovane o vedova che fosse e questo spiega i tre matrimoni della madre. Ma la mentalità stava cominciando a cambiare, soprattutto per chi, come Elisabeth, avendo preso coscienza della condizione femminile e della povertà attraverso l’esperienza, era più che mai decisa a cercarsi un lavoro invece che un marito. La maggior parte delle giovani costrette a lavorare per necessità era destinata a svolgere mestieri poco qualificati come operaia in fabbrica, lavandaia, cameriera, commessa, quelle più istruite trovavano posti da insegnante ma tutte, a parità di occupazione, percepivano retribuzioni inferiori a quelle dei maschi e non accedevano ad avanzamenti di carriera. Elisabeth aveva continuato a formarsi da autodidatta, leggeva quotidianamente il Pittsburg Dispatch, di tendenze abolizioniste e progressiste, e sapeva esprimersi con una scrittura semplice e diretta. Nel gennaio 1885 Erasmus Wilson, giornalista del Pittsburg Dispatch curatore della rubrica Quiet Observer, rispose alla lettera di un padre preoccupato in cerca di consigli su cosa fare delle sue cinque figlie. L’ articolo, carico di pregiudizi e stereotipi sessisti, era intitolato What girls are good for e consigliava senz’altro la vita coniugale e la cura della casa in cui ogni donna avrebbe trovato il suo «paradiso». Elisabeth reagì inviando una lettera vivacemente risentita al giornale che fu apprezzata per il contenuto e l’autenticità del tono e segnò l’inizio della sua carriera di reporter.  

Nellie Bly 1890

Nel corso dell’Ottocento si erano avvicendate giornaliste famose come Margareth Fuller, prima corrispondente dall’estero, Jane Gray Swisshelm e altre impegnatissime reporter abolizioniste e femministe fondatrici di testate che trattavano temi politici e diritti civili. Dal 1870 al 1900 la rapida espansione industriale e la domanda di forza lavoro incrementarono l’immigrazione. Attraverso la porta di New York passava la maggior parte delle persone arrivate negli Stati Uniti, mentre gran parte della popolazione afroamericana continuava a fuggire verso nord a causa del razzismo e le tribù indiane subivano la rapina delle terre e il massacro. Nelle grandi città la mutata composizione sociale cambiò anche il mercato editoriale. Gli editori, in competizione fra loro, si adeguavano alle esigenze di un pubblico numeroso di lettori e lettrici attratto più da toni sensazionalistici che da editoriali di approfondimento. Nelle redazioni il mestiere del cronista che si avventurava per le strade in ambienti sordidi e presso le stazioni di polizia in cerca di notizie era interdetto alle donne. Confinate nella Women’s Page, le donne si potevano occupare di soft news , rubriche di giardinaggio, consigli domestici, moda e bon ton «…era quasi impossibile per una scrittrice sfuggire ai toni familiari della pagina femminile (il tipo di scrittura che una giornalista definì “prostituzione di cervelli”…)». Ma per riempire i quotidiani penny papers alla portata di tutte le tasche e le edizioni domenicali che andavano a ruba bisognava assumere più personale che sapesse fiutare le notizie più allettanti, andando a pescare nella cronaca locale, portando alla luce crimini, scandali, corruzione e abusi. Si aprì così l’ingresso anche alle croniste donne e fu una carta vincente perché erano un’assoluta novità che tenne viva l’attenzione del pubblico. Nel primo articolo intitolato The Girl’s Puzzle firmato Nellie Bly ― pseudonimo che la accompagnerà per tutta la vita ― Elisabeth rielaborava le argomentazioni della lettera inviata al Dispatch elencando i problemi reali che incontrava una giovane povera in cerca di occupazione: così povera da non potersi permettere un’istruzione, priva di amicizie influenti e del talento eccezionale che aveva portato al successo grandi giornaliste, non così attraente da ricevere proposte di matrimonio o niente affatto intenzionata a sposarsi per sopravvivere. Lamentava le condizioni di pericolosità e sfruttamento del lavoro in fabbrica e le scarse opportunità offerte alle ragazze reclamando nuove posizioni con possibilità di avanzamento di carriera come impiegata di banca, agente di commercio, fattorina d’ufficio, conducente di carrozze Pullman. «Lasciate che rinuncino a lezioni e scritti e si mettano al lavoro; più lavoro e meno chiacchiere. Prendete delle ragazze capaci, procurate loro delle situazioni, avviatele sulla loro strada e, così facendo, otterrete di più che con anni di chiacchiere».

Nellie bly, museo di New York 1890

Si esprimeva in modo semplice e concreto riecheggiando le convinzioni di Jennie June, la veterana del giornalismo secondo cui la parità di reddito e l’ indipendenza economica sarebbero bastate ad aprire la strada a tutti gli altri diritti.
Vicina per estrazione sociale e sensibilità alla working class, Bly percepiva l’astrattezza dell’attivismo femminista che, rappresentando le esigenze dell’upper e della middle class, aveva trascurato i problemi reali delle donne povere e ― ma questo non rientrava nelle critiche di Bly ― ignorava del tutto la condizione specifica delle donne nere. La prima serie di Bly, Our Workshop Girls in Pittsburg, documentava la condizione delle operaie in diverse fabbriche della città. Accompagnata da un illustratore che tracciava schizzi di donne impegnate nelle varie fasi della produzione, visitava i vari ambienti giudicandone l’idoneità e intervistava datori di lavoro, caposquadra e operaie. Smantellava i luoghi comuni sui lavori adatti alle donne entusiasmandosi per le competenze professionali delle giovani operaie che manovravano macchinari pesanti e svolgevano operazioni complesse e pericolose al pari o meglio degli uomini. Oltre a fornire informazioni dettagliate su orari di lavoro, salari, organizzazione della produzione, sistema di reclutamento del personale, presenza di minorenni, Bly restituiva i sentimenti e la condizione di rassegnazione di ragazze povere che preferivano spezzarsi la schiena per dieci ore in fabbrica piuttosto che svolgere lavori meno pesanti come la cameriera o la commessa in cui avrebbero rischiato di essere tiranneggiate da padrone esigenti e capricciose. Per una ragazza era più facile raccontare sentimenti e aspetti della sua vita intima a un’altra ragazza e Bly, che provava empatia verso le persone deboli e sfruttate, era in grado di capire anche i comportamenti considerati immorali senza ergersi a giudice. Nell’articolo Percorsi pericolosi aveva intervistato una giovane operaia che come molte altre era solita trascorrere il tempo libero ubriacandosi e andando in cerca di uomini per fare l’amore: «Perché metti a rischio la tua reputazione in questo modo?», «…Non penso di averne mai avuta una. Lavoro sodo tutto il giorno, settimana dopo settimana, per una vera miseria… Non ho nessuno svago, nessun libro da leggere. Non posso andare in luoghi di divertimento per mancanza di vestiti e di soldi e a nessuno importa cosa ne è di me… Bevo non perché mi piaccia il sapore, ma per rendermi felice. Esco stanca e scoraggiata dal duro lavoro, bevo, i miei sentimenti stanchi mi abbandonano, le mie guance arrossiscono, i miei occhi brillano e sono un essere nuovo», «Non ti stanchi mai di un’esperienza così degradante?», «A volte quando torno a casa dal lavoro mi sento male e disgustata dal mondo e da me stessa, e vorrei avere un posto rispettabile dove andare o qualcosa su cui impegnare la mia mente. Ma non ce l’ho…». E Bly concludeva: «Ma la povera ragazza lavoratrice, senza amici, senza soldi, con l’incessante monotonia del duro lavoro chi la condannerà o chi la difenderà?». 

Nellie Bly in Messico

Al Dispatch svolse la sua prima indagine sotto copertura facendosi assumere in una fabbrica per raccontare poi come si era svolta la sua giornata da apprendista operaia. Dirottata alla Women’s page Bly vi durò poco perché come 
free lance andò in Messico in compagnia della madre. Inviò al Dispatch una serie di articoli poi pubblicati in un libro dal titolo Six Months in Mexico. Le sue descrizioni del Paese, ancora poco conosciuto, smontavano molti stereotipi negativi anche se, come era normale ai suoi tempi, Bly rappresentava la realtà locale dal punto di vista della superiorità statunitense, orgogliosa di essere una «free American girl» e di appartenere a un Paese fondato sulla libertà e la democrazia. Criticò la corruzione del sistema politico messicano, l’arretratezza della condizione femminile, la miseria diffusa e la mancanza di libertà di parola e di stampa e fu costretta a fuggire per evitare l’arresto. Una volta tornata non volle riprendere il suo vecchio incarico e con l’intenzione di lavorare per una grande testata partì per New York. Con determinazione e intraprendenza riuscì a farsi assegnare un incarico dal New York World di Joseph Pulitzer. Si trattava di un’inchiesta sotto copertura presso il Blackwell’s Island Asylum sospettato di abusi ai danni delle pazienti psichiatriche. Inventiva e coraggio non le mancavano: trascorsa la notte in un pensionato femminile in cui alloggiavano giovani lavoratrici, simulò perdita della memoria e sintomi di follia riuscendo a ingannare i poliziotti, i medici e il giudice tanto da farsi inviare in manicomio. Qui sperimentò direttamente le pratiche brutali e gli abusi del personale medico, infermieristico e di servizio per la maggior parte incompetente, superficiale e a volte deliberatamente disumano. Scoprì che vi erano donne sane mentalmente internate per volontà dei parenti, e straniere per le quali nessuno si preoccupava di tradurre la lingua. Lei stessa, che dal momento del ricovero non aveva più manifestato alcun segno di squilibrio, continuava a essere trattenuta senza motivo. Negli articoli che furono pubblicati nelle edizioni domenicali del World e poi raccolti in Ten Days in a Mad House, Bly raccontò nella forma «divertente e autoironica» che le era propria tutta la sua personale avventura di reporter sotto copertura, fin dalle prime prove di simulazione della follia davanti allo specchio e rivelò gli orrori del manicomio, né mancò di denunciare lo squallore e la miseria del pensionato dove, a pochi centesimi, giovani lavoratrici sottopagate potevano mangiare un vitto scadente e alloggiare in ambienti malsani portando con sè anche la prole. Come risultato le istituzioni avviarono un’inchiesta ufficiale, Bly testimoniò davanti al Gran Giurì e vennero stanziati fondi destinati alla cura delle pazienti. Dal World l’inchiesta rimbalzò su tutti gli altri giornali e Nellie Bly divenne una delle reporter statunitensi più popolari. Era una delle prime forme di stunt journalism «immersivo» in cui chi scriveva si immergeva completamente in un’esperienza che avrebbe poi raccontato. Fece da apripista a innumerevoli altre giornaliste stunt girls disposte a infiltrarsi negli ambienti più disparati per denunciare i mali della società. Ciò garantiva grandi profitti a quegli editori che, oltre a volersi imporre sul mercato, credevano nella funzione sociale del giornalismo, primo fra tutti Joseph Pulitzer che fomentava la competitività fra le croniste del suo stesso giornale. Fra le altre stunt girls contemporanee di Bly ricordiamo due giornaliste del Chicago Times, Nell Nelson, pseudonimo di Nell Cusack, che fingendosi operaia portò alla luce abusi, maltrattamenti e illegalità in fabbrica, e The girl reporter, che svolse un’inchiesta presso più di duecento medici in tre settimane fingendosi una giovane incinta che voleva abortire e scoprendo che molti medici erano disposti a praticare l’aborto violando la legge in cambio di somme elevate mentre quelli non disposti indirizzavano comunque ad altri che lo avrebbero fatto. Tuttavia l’eccesso di sensazionalismo e il rischio di concentrare troppo l’attenzione sulla personalità e i metodi di occultamento delle reporter sotto copertura suscitarono dubbi sulla serietà e l’attendibilità di questo tipo di articoli. Ben diverso sarebbe stato il giornalismo investigativo muckraker dei primi anni Venti del Novecento che si sarebbe avvalso di un personale culturalmente preparato e rigorosamente attento all’accuratezza della documentazione e all’attendibilità delle fonti. La stessa Ida Tarbell, prestigiosa firma muckraker, giudicò negativamente lo stunt journalism. Kim Todd, tuttavia, nel saggio Sensational “Girl Stunt Reporters” rivaluta il ruolo pionieristico svolto delle stunt girls e in particolare gli scritti di Nelly Bly vedendovi l’anticipazione dell’attuale saggistica narrativa. Ma soprattutto attribuisce a Bly il merito di avere cambiato la rappresentazione della figura femminile sulla stampa, non vittima di violenza o perduta moralmente, ma «protagonista» intraprendente, attiva e intelligente che aveva saputo ingannare giudici, polizia e medici per il nobile scopo di portare alla luce gli abusi ai danni della collettività.

Sanatorio femminile, isola Blackwell, New York

Bly continuò con molte altre inchieste arrivando anche a smascherare un pericoloso lobbysta e avventurandosi in «gesta sempre più teatrali», fingendosi una prostituta per infiltrarsi in una Magdalen Home for Unfortunate Women o mescolandosi a ballerine di fila in cerca di lavoro durante le prove in palcoscenico. Mostrava di essere indipendente, coraggiosa, realizzata professionalmente, sportiva, anticonformista e «dotata di buon senso», attribuendosi le caratteristiche della new woman, la donna ideale della letteratura contemporanea. Nell’unico romanzo che scrisse,The Mistery of Central Park, la giornalista si identificava con la protagonista Penelope, una giovane intraprendente e brillante che rispecchiava questo ideale. Ma la trovata stunt che le diede fama internazionale fu il viaggio intorno al mondo compiuto dal 14 novembre 1889 al 25 gennaio 1890. In settantadue giorni non solo superò il record stabilito dal protagonista del Giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne, ma fu in anticipo anche sui settantacinque giorni previsti dalla sfida. L’impresa « fu un successo per il World, poiché le tirature aumentarono ― soprattutto nei giorni festivi ― e con orgoglio il quotidiano sottolineò che rappresentavano “un’eclisse totale di tutti gli altri giornali della domenica”». Il viaggio fu pubblicizzato con articoli quotidiani, un gioco dell’oca e un concorso a premi per chi si fosse avvicinato di più alla durata reale del viaggio. Al ritorno i resoconti inviati furono raccolti nella pubblicazione Around the World in Seventy-two Days. Bly aveva smentito tutti i luoghi comuni che si accompagnavano all’idea di una donna in viaggio: era andata sola, portando con sé solo un piccolo bagaglio, indossando sempre l’unico abito che si era fatta confezionare per l’occasione e fronteggiando abilmente gli imprevisti. Fu celebrata come un’eroina, una donna americana libera che aveva vinto una sfida e che lontano da casa aveva rafforzato il suo patriottismo. «Secondo la reporter l’America era il miglior Paese al mondo e tale opinione… era la conclusione tipica alla quale arrivavano puntualmente tutti i viaggiatori americani… [che] condividevano il senso di superiorità e il destino manifesto dei valori politici e spirituali degli Stati Uniti». La popolarità fu tale che partì per un tour di conferenze, il suo abito da viaggio lanciò una moda e lei stessa divenne testimonial di prodotti diversi come giochi da tavola, saponette, cappelli, prodotti medicinali e sigari. Tornata all’attività ordinaria riprese a sfornare articoli di varia natura e nel 1894 fu a Chicago per seguire le agitazioni dei lavoratori di Pullman, città operaia fondata dal magnate dei vagoni letto George M. Pullman. Le famiglie operaie in lotta pagavano a Pullman gli affitti per gli alloggi e le forniture di tutti i servizi (scuole, gas, acqua, parchi, chiese), ma con la crisi economica alla decurtazione dei salari operai fino al 40% non era seguita alcuna diminuzione dei pagamenti dovuti.

Bly solidarizzò apertamente con le/gli scioperanti descrivendoli come persone pacifiche e tranquilli padri di famiglia in contrasto con l’immagine di pericolosi assassini evocata dal resto della stampa e dal potere politico: «Se mai uomini e donne hanno avuto motivo di scioperare quegli uomini e quelle donne sono a Pullman». In un incontro del 14 luglio con gli/le scioperanti ridotti allo stremo raccolse molte dichiarazioni e rimostranze (una sorta di cahier de doléance) che avrebbe poi pubblicato non dimenticando di dare spazio alle voci femminili. «Ho parlato con una donna che lavorava in lavanderia. Sua figlia, di 14 anni, lavorava accanto a lei e faceva lo stesso identico lavoro ai mangani, ma la madre riceveva 90 centesimi a notte per il suo lavoro e la figlia 80. Andavano a lavorare alle 6:15 di sera fino alle 9:00 del mattino seguente. Veniva promessa sempre una paga per il lavoro straordinario, ma non la ricevevano mai». Anche nelle sue interviste a personaggi famosi voleva abbattere le rappresentazioni mainstream. Quando intervistò Emma Goldmann in carcere ne diede un’immagine molto diversa da quella dell’Illustrated American che aveva parlato di una goffa e tozza agitatrice di anarchici sporchi e sanguinari. Bly scrisse di essersi trovata di fronte a «Una ragazzina alta solo cinque piedi… con un nasino impertinente all’insù e occhi grigi e blu molto espressivi…», gentile, educata e molto graziosa che, contrariamente a quanto si diceva degli anarchici, amava fare il bagno. Goldmann le parlò liberamente della sua vita e della sua utopia politica: «Che cosa faceva dei soldi guadagnati con il lavoro di cucito?», «Li spendevo tutti in libri», mi ha risposto con enfasi. «Sono rimasta povera comprando libri. Ho una biblioteca di quasi trecento volumi e finché ho qualcosa da leggere non m’importa della fame e dei vestiti logori». Pensateci ragazze che vi mettete addosso ogni dollaro che avete! Non potete attestare la serietà d’intenti di questa donna  che sacrifica volontariamente il proprio aspetto per i libri?».  

Per l’intervista a Susan B. Anthony cfr. Nellie Bly. A young woman whose notebook and pencil are her constant companions.

Nel 1895 Bly sposò l’industriale dell’acciaio Robert Seamus lasciando temporaneamente il suo lavoro di reporter per contribuire alla gestione delle aziende di famiglia. Rimase vedova nel 1904 e non riuscì nel tentativo di risollevare gli affari. La vediamo tornare all’attività di reporter per conto del New York Journal alla Parata suffragista del 3 marzo 1913 e all’insediamento del presidente Thomas Woodrow Wilson avvenuto il giorno dopo. Trovandosi in Europa allo scoppio della Prima guerra mondiale, Bly si fece inviare subito dal New York Journal come corrispondente di guerra sul fronte russo e serbo. Il saggio di Laura Cetti, Edith Warton e Nellie Bly- Da fronti opposti, evidenzia come Wharton, corrispondente dal fronte occidentale, e Bly, dal fronte orientale, pur profondamente diverse per formazione e stile narrativo, fossero accomunate dagli stessi sentimenti di dolore e sgomento di fronte agli orrori della guerra. Cfr Nellie Bly. A young woman whose notebook and pencil are her constant companions. 

Finita la guerra Bly tornò a New York e fino alla morte, avvenuta il 27 gennaio 1922, continuò a spendersi attivamente al servizio della cittadinanza e dell’infanzia abbandonata.  

Per approfondire: 

Cristina Scatamacchia, Nellie Bly-Un’avventurosa giornalista e viaggiatrice americana dell’Ottocento, Perugia, Morlacchi, 2002 

Brooke Kroeger, Nellie Bly Daredevil, Reperter, Feminist, ed. digitale 2013  

Kim Todd, Sensational the hidden history of America’s girl stunt reporters, ed. digitale 2021 

Nellie Bly, Dieci giorni in manicomio, (Trad. di Lisa Cecchi) ebook, Nilalienum edizioni, 2018 

Nellie Bly, Il giro del mondo in 72 giorni, a cura di Luisa Cetti, Milano, Mursia, 2021 

Edith Wharton Nellie Bly – Da fronti opposti, a cura di Laura Cetti, Roma, Viella, 2010 

https://vitaminevaganti.com/2019/06/22/una-giornalista-dassalto-di-fine-ottocento-nellie-bly/

https://vitaminevaganti.com/2024/01/27/attiviste-e-pioniere-della-carta-stampata-negli-usa/

Qui il link alle traduzioni in francese, spagnolo e inglese.

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Articolo di Rossana Laterza

Insegnante di Italiano e Storia in pensione. Con il gruppo Toponomastica femminile ha curato progetti di genere nella scuola superiore e collaborato a biografie di donne di valore dimenticate.

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