Cambiamo discorso. Lo sguardo femminista sulla Moda

In questo caldo già pressoché estivo di inizio giugno, conversiamo con Valeria David, artigiana di Ancona nel settore della lavorazione e del restauro dei manufatti tessili, che sarà relatrice il prossimo 9 giugno con l’intervento: La Moda è una cosa seria – Rosa Genoni: uno sguardo femminista nel ciclo di webinar Cambiamo discorso, organizzato dall’associazione Reti culturali. Già presidente dell’Unione della Confederazione Nazionale Artigianato Artistico e Tradizionale (Cna) delle Marche, Valeria David è stata anche delegata all’Assemblea regionale della Cna delle Marche. Per conoscerla meglio e avere informazioni dirette sul suo settore imprenditoriale e sulla sua esperienza, prima di ascoltarla sul tema interessantissimo del webinar, le rivolgiamo alcune domande.

L’artigianato artistico e tradizionale ha risentito in modo significativo della crisi economica e del calo dei consumi in questi ultimi anni di pandemia oppure ha saputo studiare nuove strade e nuove proposte per rimanere collegato alle attività culturali, soprattutto locali?
Gli anni della pandemia sono stati particolarmente difficili e il settore dell’artigianato, benché spesso molto apprezzato a parole, non riceve la giusta attenzione da parte delle istituzioni. Stiamo aspettando da più di un anno che venga rinnovato l’istituto della “bottega scuola”, uno strumento fondamentale per dare continuità al nostro lavoro e alla trasmissione dei saperi alle giovani generazioni.
La presenza degli artigiani nei territori crea un forte legame culturale e sociale non solo con la popolazione locale ma anche con i turisti, che mostrano sempre un grande interesse per il fatto a mano in Italia.
La nostra presenza, consolidata da oltre quaranta anni di attività, è un punto di riferimento nella realtà cittadina e anche in questi tempi così difficili riusciamo “eroicamente” a sopravvivere.
Non demordo, però, dal sollecitare le istituzioni culturali del nostro territorio affinchè mettano a sistema il potenziale culturale delle botteghe artigiane.

Artigianato, manufatti tessili, Moda… pensando alla tua esperienza di responsabile dell’Archivio della Banca dati del tessile di Ancona, quando possiamo dire che avviene l’incontro con l’Arte?

La costituzione dell’archivio tessile, ora presente negli spazi del laboratorio, è un motivo di orgoglio. I manufatti raccolti sono una testimonianza di come il tessuto rappresenti un linguaggio universale che ha ancora tanto da raccontare. La nostra regione, che vanta di essere la più manifatturiera d’Italia, trae questo primato dall’artigianato che si è spesso intrecciato con l’agricoltura. Nelle case contadine delle Marche, per sopravvivere, bisognava anche tessere tele, intrecciare paglia, costruire mobili…
Questo grande patrimonio di conoscenze e di abilità, che ha dato vita poi allo sviluppo industriale della Regione, non ha un luogo dove tutto ciò possa essere studiato e analizzato: ad esempio un museo delle arti applicate.
L’arte incontra l’artigianato quando si creano le condizioni perché questo avvenga. È in questo momento storico, dove tutto sembra invitarci a guardare il piccolo intorno a noi, che l’artigianato e l’arte possono offrirci delle vie di uscita dal “globale ” che sta snaturando le sorti del vivere sociale.

Abbiamo spesso sottolineato lo spazio esiguo che trovano, nella scuola italiana, materie quali la fotografia, la musica, l’arte…. E la Moda? Secondo te, la storia del costume, sulla linea tracciata dalla storiografia delle Annales di Marc Bloch e Lucien Febvre, è adeguatamente presente nei libri di testo o no

In passato nelle scuole esistevano i laboratori dove gli studenti potevano cimentarsi con le arti.Ora non esistono più ed è per questo motivo che si sono proposte le botteghe artigiane come Centri di formazione. Negli scorsi anni abbiamo fatto un esperimento con la scuola Vanvitelli Stracca a indirizzo moda. Abbiamo portato in classe dei pezzi tessili originali della nostra banca dati per trarne motivo ispiratore per creare poi dei loro elaborati. I tessuti originali parlavano di come attraverso gli intrecci, le varie culture del Mediterraneo si siano fuse tra loro. Le e gli studenti hanno creato i loro manufatti che insieme ai pezzi originali, sono stati esposti alla Mole. Ecco un esempio di come far “parlare” il passato per dar vita al nuovo. Perciò direi, non tanto nei libri di testo, quanto nella pratica del fare è importante far vivere la storia del costume, dove poi la curiosità si crea naturalmente e può spingere ad approfondimenti con lo studio.

Qual è stato il percorso scolastico-culturale che ti ha portata ad apprezzare la creazione e il restauro di tessuti, impreziositi con inserti di ricami e merletti?
La mia formazione è molto varia: dopo il liceo classico mi sono laureata in Economia e Commercio. Erano gli anni in cui l’impegno politico richiedeva anche una conoscenza dei meccanismi economici, perciò è questa mescolanza di saperi che mi ha formata, accanto al fatto che mia madre sarta e mio padre artigiano mi hanno fatto scegliere di diventare artigiana dei tessuti.
Ho cominciato insieme ad altri amici con un negozio di abbigliamento usato, uno dei primi in Italia, alla fine degli anni ’70 e girando per l’Europa e l’Italia ho potuto mettere mano allo “scarto” tessile e mi sono appassionata. Alcuni dei pezzi che qualcuno aveva deciso che dovessero essere buttati mi sembrava potessero avere una seconda vita e così ho frequentato dei corsi di riconoscimento tessile a Firenze e un laboratorio di restauro ad Ancona. È nata così la mia nuova professione: artigiana che crea manufatti d’arredo in fibre naturali inserendo dei merletti o ricami antichi e restauratrice di tessuti.

Ci puoi parlare delle iniziative che ti sono sembrate più belle per far conoscere questa particolare forma di arte?
La più importante è forse stata il restauro delle vesti di corpi mummificati rinvenuti a seguito di uno scavo archeologico a Monsampolo del Tronto. Il frutto di questo lungo e impegnativo lavoro ha dato vita a un Museo dove ora si può vedere come si vestivano le genti contadine della fine del ‘700 nel sud delle Marche.
Attingendo poi alla banca dati del tessile, composta principalmente da quegli “scarti” di cui parlavo, abbiamo realizzato una serie di mostre il cui tema era lo scambio di culture nel Mediterraneo, testimoniate proprio dalle tecniche di tessitura o dall’iconografia (albero della vita, cuore fiorito) che ritroviamo in molti paesi che si affacciano al mare.
L’archivio “banca dati” è una fonte inesauribile di spunti per parlare di come le civiltà si siano sempre intrecciate tra loro e la materia tessile è una fonte inesauribile di informazioni ancora poco analizzate.

Quali prossimi progetti hai in cantiere?
Riattivare il prima possibile la bottega scuola per proseguire il lavoro di divulgazione del materiale della banca dati che ora, anche a causa della pandemia, rimane troppo nascosto.
Vorrei realizzare delle altre mostre, magari anche in spazi pubblici, sempre a fini divulgativi, perché la conoscenza dei materiali di cui le artigiane e gli artigiani sono depositari, può diventare un motivo di interesse e di curiosità per le giovani generazioni e per un pubblico più vasto. Tutte le attività descritte si sono realizzate grazie alla collaborazione con Emanuela Micucci che oltre a condividere con me le giornate di lavoro, aggiunge la sua straordinaria creatività.

Nell’attesa di conoscere nel dettaglio la figura poliedrica di Rosa Gemoni, ringraziamo Valeria per il tempo che ci ha dedicato.

Questo il link per iscriversi all’incontro online e ricevere poi le indicazioni per il collegamento: https://csvmarche-it.zoom.us/webinar/register/WN_i9_mAM9STHeukxKHKcyVnw

Nei mesi scorsi abbiamo, invece, incontrato la storica della fotografia Simona Guerra, le esperte di arte e musica Laura Baldelli e Paola Ciarlantini, scrittrice e storica dell’Istituto di Storia Contemporanea della Provincia di Pesaro e Urbino Anna Paola Moretti, e la psicologa Antonella Ciccarelli.

In copertina. Valeria David, con un manufatto tessile della sua Banca Dati. La Congrega, storica bottega associata di via degli Orefici di Ancona, 2017.

***

Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, tiene corsi di aggiornamento per docenti, in particolare sui temi delle politiche di genere. È referente provinciale per Lodi e vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile. Collabora con con Se non ora quando? SNOQ Lodi e con IFE Iniziativa femminista europea. È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009 e docente di filosofia e scienze umane fino al settembre 2020.

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