Editoriale. “Non ce n’è coviddi!” La fuga dal dolore

Dopo tanta attesa, settimane, mesi chiusi in casa a veder apparire le foglie primaverili nel freddo di marzo, luccicare i raggi di aprile dalle finestre per poi uscire finalmente ai primi caldi fioriti di maggio, sembra che adesso, in estate avanzata, siamo tornati alla normalità. “Non ce n’è coviddi! Non c’è niente!”, sembra che diciamo in coro dalle nostre “Mondello”, che non sono solo letteralmente i posti di mare, i bar, le discoteche sregolate, i comizi negazionisti arancioni, ma il nostro oblio, la nostra memoria da pesci rossi. Preferiamo dimenticare e allontanare il dolore collettivo che abbiamo provato, negando addirittura l’esistenza del virus che ha fermato le nostre vite, che ci ha tenuti uniti in un rosario macabro e triste di numeri e contagi, forse ossessivo, ma che ci ha responsabilizzati. Ora che il peggio “sembra” alle spalle ci affaccendiamo a consumare, a correre, a divertirci a ogni costo per recuperare e dimenticare, famelici e impazienti. Quello che dovremmo fare è l’opposto: fermarci, guardare in faccia quelle settimane alienanti e surreali, riconoscere il dolore che abbiamo provato, accoglierlo, abbracciarlo, permettere che ci cambi e che ci arricchisce. Imparare a guardare in faccia la verità del dolore proprio come fa Ben, protagonista di uno dei racconti presentati negli iuvenilia di questo mese, accogliere il dolore del cambiamento. Imparare a guardarci allo specchio, per trovare chi siamo e capire che la realtà può essere rovesciata, come nel secondo racconto proposto in questo numero nel quale il rovesciamento degli stereotipi di genere ha un effetto straniante capace di un enorme potenziale di riflessione. Riflettere, ragionare, pazientare è alla base della scrittura, nella quale un posto particolarmente rilevante per la capacità di metterci in contatto con le nostre emozioni è la lettera. La scrittura epistolare è lo strumento utilizzato dalla protagonista del terzo racconto: una giovane capace di scrivere una moderna “lettera al padre” al femminile, in cui rivendica orgogliosamente la conquista, ottenuta con l’appoggio delle donne della sua famiglia, di una difficile autonomia rispetto a un’immagine paterna purtroppo negativa. Questi mesi sono contrassegnati anche dalla forsennata ricerca di docenti da parte del MIUR che in piena emergenza sanitaria, pur avendo avuto anni e anni per bandire concorsi e riaprire graduatorie, ha dovuto all’ultimo momento mettere sù l’apparato burocratico necessario al reclutamento, quando una politica più lungimirante avrebbe provveduto a questo, anni prima, dedicandosi nell’emergenza sanitaria, alla cura e al recupero degli/delle studenti persi/e per strada nella DAD. Noi invece non abbiamo mai pensato che la scuola sia un’emergenza da risolvere, ma qualcosa che è sempre al centro dei nostri interessi proprio per la sua immensa importanza nel creare e costruire una realtà nuova, e così anche in piena estate gli articoli dedicati alla scuola sono il cuore pulsante del numero. Partiamo dai lavori sull’Abbecedario di Graziella Priulla e Marika Banci, stavolta mostriamo i lavori dalla P alla T che gli/le studenti di Mauro Zennaro hanno concepito: si parla di peli, quoziente intellettivo, romanticismo, scooter e tette. Proseguiamo con Sara Marsico che approfondisce il manifesto di Parole_ o_ Stili portandoci stavolta all’interno delle schede di esercizi, laboratori, pratiche per tutte le età, strumenti utili per docenti e non solo, per ripartire alla grande per tramettere la consapevolezza di fondo che alla base del manifesto: “Virtuale è reale. Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona. Si è ciò che si comunica. Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano”. Leggere è un modo per riflettere, fermarsi e curare le nostre ferite, così Loretta Junk ci invita alla lettura di Parole di scuola, bel libro scritto da Mariapia Veladiano che ci mostra come includere e integrare non siano la stessa cosa. Approfondiamo con Alessia Bulla l’inclusione o meglio l’integrazione scolastica degli/delle studenti sordi/e attraverso l’intervista a operatrici specializzate nel settore, quelle figure di riferimento analizzate nell’articolo scorso: un’Educatrice sorda, un’Assistente alla Comunicazione e un’Interprete di Lingua dei Segni Italiana al fine di conoscere più da vicino chi ogni giorno affronta la sordità da un punto di vista tanto privilegiato quanto oneroso. Fermarsi, non significa impigrirsi ma non cedere alla tentazione di raggiungere le comode “Mondello” della nostra mente, significa accettare che il dolore ci trasformi per essere capaci poi di plasmare la realtà affinché possa essere meno dolorosa, più giusta. Per farlo ci vuole pazienza e coraggio, le virtù delle “donne che hanno detto no!” celebrate e ricordate dalla bellissima iniziativa svolta a Noto dal titolo Donne che hanno detto NO! “Donne S-Legate”, progetto, parte di una più vasta rete di iniziative con concerti, spettacoli teatrali e conferenze, fortemente voluto dall’Istituto Matteo Raeli nel quale Toponomastica femminile ha avuto un ruolo di primo piano. Purtroppo non sempre chi si batte per creare un mondo meno doloroso ha la meglio, anzi molto spesso soccombe, come accaduto nei secoli alle donne irregolari, non inquadrate nei ranghi di una società cattolica e repressiva, additate come streghe, torturate e poi uccise. Donatella Caione ci accompagna in un divertente e profondo excursus sugli stereotipi che ci sono dietro i termini: strega, stregone, mago, fata. Streghe moderne sono le Giuste ricordate in questo numero Hande Kader e Anna Politkovskaja, irregolari, fuori dai ranghi pericolose, perché portatrici di una visione radicalmente diversa dal potere costituito nelle finte democrazie dei loro paesi. Entrambe bruciate, uccise, misconosciute, come per liberarsi dal pesante incantesimo della verità. La prima corpo violentato, mutilato e carbonizzato, ritrovato il 12 agosto 2016 sul ciglio di una strada di Istanbul colpevole di essere transgender e non tenere la bocca chiusa. La seconda uccisa a colpi di pistola per la libertà di stampa in Russia, per il coraggio della verità, per il coraggio di essere libera. Voglio concludere questo numero con le sue parole, che siano un invito per fermarci, riflettere, e accettare la responsabilità di dare un senso al dolore e alla vita. «Bisogna essere disposti a sopportare molto per amore della libertà». Anna Politkovskaja. Buona estate care lettrici e cari lettori, allegorie a parte, raggiungiamo le nostre Mondello, ce lo meritiamo, ma non dimentichiamo le nostre Codogno, le nostre Genova perché se dimentichiamo e fuggiamo dal dolore non potremo ricostruire.

 

Editoriale di Antonio Clemente

OeR22asbDocente di Italiano, storia e geografia, appassionato di Linguistica e Didattica, laureato magistrale in Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica. Ho una seconda Laurea magistrale in Scienze dell’informazione, della Comunicazione e dell’Editoria. Cofondatore di Vitaminevaganti e Responsabile del progetto editoriale di Vitamineperleggere.

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