L’ultima ospitata in tv di Vannacci ha destato grande dibattito e scatenato discussioni e preoccupazioni.
Tra le considerazioni più interessanti (si fa per dire) il generale ha detto che gli omosessuali, definiti anormali in un acrobatico gioco di citazioni dello “Zingaretti”, non hanno da preoccuparsi: possono guidare e andare in ospedale ma per il resto la smettessero di pretendere diritti. Non siamo alla spudoratezza di Almirante che ancora negli anni 80 dichiarava testualmente che gli omosessuali gli facevano “schifo”, ma poco ci manca: il messaggio è andate a fare i gay a casa vostra e scomparite come avete fatto per una vita.
Ciò che colpisce è tutto un frasario da caserma che sposta ogni discussione su versanti anacronistici e antistorici di cui un tempo si aveva un certo pudore e oggi sono invece sdoganati da una destra che ha preparato il terreno a questa deriva facendo della paura di ogni diversità la benzina con cui alimentare la passione di un certo elettorato, contando sul supporto di una classe di sedicenti intellettuali alla Cruciani che spacciano per libertà la licenza a offendere e discriminare i meno tutelati.
Come se fossimo in un film americano anni 70 in cui ci si allena a colpi di insulti machisti e piegamenti sulle braccia, Vannacci parla di “sporca dozzina” riferendosi a tutti i transfughi da altri partiti di destra che hanno fiutato la convenienza del momento per lasciarsi abbracciare da lui.
Nel rivedere la trasmissione di LA7 andata in onda mercoledì 10 giugno, sono tornato indietro di vent’anni.
Esiste su internet un confronto sulla famiglia ospitato nel 2006 da quella stessa emittente tra Pannella e Buttiglione; si parlava del ruolo della famiglia e del diritto/dovere di educare, altro tasto dolente del momento dopo la sciagurata legge sull’educazione sessuoaffettiva. L’esponente cattolico diceva che la famiglia è un’istituzione in cui ci sono “un papà, una mamma e i figli” e il leader radicale non gli rispondeva come avrebbe fatto chiunque ricordandogli che ci sono famiglie ricomposte, spezzate, coppie separate e divorziate, famiglie con un solo genitore o senza figli, ma gli poneva la seguente domanda: “Sei sicuro di aver illustrato com’è per esempio la famiglia musulmana?”.
Alla risposta di Buttiglione “Abbastanza. Il Corano consente di avere quattro mogli ma l’islamico medio ha una moglie sola”, Pannella replicava accusandolo di difendere le verità teoriche che quando riguardano noi Paesi di tradizione cattolica devono essere molto concrete.
Dunque questa idea assolutista era, già venti anni fa, totalmente non rispondente al vissuto ma aveva autorevoli sostenitori pure all’epoca, anche se considerati moderati.
Il mio pensiero è dunque tornato a quella trasmissione vista svariate volte e sono stato preso dallo sconforto perché sembra che nel frattempo siamo rimasti fermi.
Un’altra cosa mi ha colpito: in questo viaggio che l’ex leghista sta percorrendo in tutta Italia non lo si vede mai o quasi mai con una donna accanto, a meno che non si tratti di gente da esibire come trofeo per averla soffiata a qualche partito rivale interno. Non credo sia un dettaglio in questa operazione da maschio alfa.
Sconvolge che un personaggio del genere trovi successo utilizzando un linguaggio pericolosamente rivolto a normalizzare la discriminazione, azzerare ogni conquista sociale e ogni diritto civile di recente e faticosa introduzione. Tutto ciò fa apparire Meloni e Salvini quasi dei progressisti, ma è chiaro ormai che tutte e tutti siano vittime del ruolo che hanno scelto di giocare per capitalizzare maggiore consenso.
D’altronde la frase attribuita a Pietro Nenni secondo cui “gareggiando a fare i puri troverai sempre uno più pura che ti epura” vale anche per la destra.
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«Ogni nome restituito è un piccolo riscatto. Ogni targa, ogni piazza, ogni pista ciclabile con un nome di donna è un atto di giustizia differita. Tardiva, sì. Ma necessaria. Sempre»: con Il maggio di Toponomastica femminile, il report delle iniziative svolte dalla nostra associazione, si apre la rassegna del nuovo numero di Vitamine vaganti.
La parità di genere nel Pnrr. Tra annunci, deroghe e ritardi evidenzia come, nonostante l’uguaglianza di genere sia indicata come una priorità del Piano, l’efficacia degli interventi sia stata limitata da ritardi, deroghe e un’applicazione insufficiente delle misure previste. Di conseguenza questo obiettivo rimane più formale che realmente raggiunto.
La legge è uguale per tutte e tutti descrive il progetto realizzato da una classe dell’IC “Egisto Paladini” di Treia (Mc) sul lungo percorso verso la parità di genere nelle professioni giuridiche e accademiche. Grazie a ricerche, biografie e interviste, gli/le studenti hanno riflettuto sulle discriminazioni ancora presenti e sull’importanza dell’uguaglianza e del linguaggio inclusivo.
Pioniere d’Europa. Un ponte verso il futuro a Riva del Garda presenta il lavoro realizzato dalla classe 3ªA del Liceo Maffei di Riva del Garda sulla toponomastica femminile, proponendo di intitolare un ponte a Sofia Corradi. L’iniziativa ha promosso cittadinanza attiva, memoria storica e valorizzazione delle figure femminili.
Uno sguardo all’attualità arriva con Lo scisma d’Occidente. Il n. 4/2026 di Limes. Parte seconda che analizza i principali temi affrontati nel numero: la guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, il ruolo geopolitico di Teheran e il confronto tra Trump e papa Leone XIV, presentato come una sfida tra potere politico e autorità morale, concludendo con un dibattito sulle divisioni interne alla società israeliana. La pace conviene. Dialogo aperto su Iran e Afghanistan riporta un incontro dedicato alla condizione delle donne e dei diritti umani in Iran e Afghanistan. Attraverso le testimonianze di attiviste e giornaliste, l’articolo denuncia repressioni, guerre e violenze, ma mette anche in luce la resistenza e il coraggio di chi continua a lottare per libertà, istruzione e dignità.
Vediamo, ora, le figure femminili riscoperte in questo numero:
Séverine, voce libera e controcorrente fu una delle più importanti giornaliste francesi, pioniera del giornalismo d’inchiesta, prima donna a dirigere un grande quotidiano e attivista per i diritti delle donne e dei più deboli. Sempre indipendente e anticonformista, si batté per la giustizia sociale, il pacifismo e la libertà di espressione; Etty Hillesum. Una ragazza, una mistica dalla vita densa e di grande pienezza, affrontò la persecuzione nazista durante la quale sviluppò una profonda crescita spirituale e si dedicò ad aiutare gli altri, condividendo il destino del suo popolo; L’universo femminile dei 4795 giorni in carcere di Camilla Ravera racconta delle numerose donne che le offrirono sostegno e solidarietà durante la sua lunga detenzione. Con questi gesti emerge una rete di umanità che contribuì a contrastare l’isolamento e la repressione del regime fascista.
Mauritania. Una cultura maschile? prosegue il racconto del viaggio dell’autrice, che osserva una società segnata da una forte presenza degli uomini e da tradizioni radicate. Grazie agli incontri con abitanti e guide emergono aspetti culturali e sociali del Paese, con particolare attenzione alla condizione delle donne e al loro ruolo nella vita sociale.
In giro per Sant’Angelo Lodigiano. Non solo la casa natale di Santa Francesca Cabrini è il racconto di una passeggiata dell’autrice nel suo paese, che ne osserva con occhi nuovi monumenti, parchi, edifici storici e luoghi simbolici, riscoprendo la storia, la cultura e le contraddizioni del territorio. La camminata diventa così un’occasione per riflettere sul legame con il proprio luogo di origine e sulla sua memoria collettiva.
La recensione di questo numero riguarda Artiste ribelli – L’imprevisto nella storia di Alessandra Redaelli. Ripercorre le vicende di 143 artiste che, dal Medioevo a oggi, hanno sfidato i pregiudizi e le barriere imposte dal patriarcato nel mondo dell’arte. Il libro mette in luce il contributo spesso dimenticato delle donne al patrimonio artistico e invita a riscoprire queste protagoniste e a riflettere sulle persistenti disuguaglianze di genere nel sistema artistico.
Per il laboratorio Tra i monti l’autore ricorda una settimana sulla neve vissuta da ragazzo alle prime armi con lo sci. Insieme a due amici tenta di preparare del Vin brulé durante un’escursione, ma un imprevisto trasforma l’esperienza in un ricordo divertente e nostalgico.
Concludiamo con la ricetta della settimana che presenta il Seitan estivo, un piatto vegano fresco e mediterraneo.
Buone letture a tutti e tutte!
Sara Fusco
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Articolo di Sergio Tatarano

Avvocato e assessore comunale si è sempre impegnato per la promozione dei diritti individuali e delle libertà; ha promosso l’adozione del linguaggio non sessista in ambito amministrativo nonché le intitolazioni femminili di parchi. Ha pubblicato il saggio giuridico Fine vita: ragioni giuridiche a sostegno di una legge ed è uscito nel 2025, per Key editore, Il cognome materno.

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.
