Editoriale. Ricominciamo!

Fin da quando ero piccolo il vero primo dell’anno è per me il primo di settembre; la calura delle spiagge alle spalle, l’odore di cancelleria nuova, i progetti, le promesse fatte a se stesso sull’inizio della scuola, le ansie e l’attesa speranzosa e trepidante mi hanno accompagnato sempre, prima a scuola, poi all’università e poi di nuovo a scuola stavolta nel ruolo di insegnante, che poi è solo la versione potenziata del ruolo di qualsiasi apprendente. Questo settembre torneremo tutti e tutte in classe? Ce la faremo? Mesi di didattica a distanza, o meglio di distanza didattica sono finalmente finiti e serviti a qualcosa? Lo spero tanto, perché la scuola è presenza viva, comunità di apprendimento e di insegnamento tangibile, fatta di visi, di sorrisi e lacrime, di risate e sì perché no anche di arrabbiature. Troppe parole si stanno spendendo su questi “incredibili e rivoluzionari” banchi monoposto, sulle graduatorie nuove e antiche, su precari giovani contro precari vecchi, concorsi ordinari, straordinari, e pochissime sulla realtà che davvero conta. Su quello che è al centro della scuola: l’apprendente vivo, visibile, concreto, coi suoi bisogni specifici, con la sua unicità e pertanto questo numero dedicato alla scuola è ancora di più dedicato a loro, ma non solo, non è calato dall’alto, ma è quasi interamente scritto da loro, questo numero infatti potrebbe anche essere considerato un grandissimo Iuvenilia, tanti sono gli articoli e i racconti proposti da studenti che ci regalano le loro esperienze e storie, insegnandoci prospettive nuove, o anche antiche se vogliamo, a cui però non siamo più abituati/e a prestare ascolto. Partiamo dai tre racconti vincitori del concorso Sulle vie della Parità curati da Loretta Junk, In cosa vuol dire sentirsi a casa scopriamo quanto possa essere difficile essere omosessuale soprattutto se donna, vittime di una doppia discriminazione, di una non considerazione d’esistenza stessa del lesbismo, in una società dove la sessualità femminile è vista come funzionale a quella del maschio etero. Ancora di ragazze che amano ragazze si parla nel racconto Così rimase distesa, dal finale tragico, che colpisce e ci raggela portandoci nel nucleo del dolore. Mentre nel racconto Ore 9.30 si parla di transessualità, riflettendo sulla casualità della vita, sull’incontro o l’occasione che davvero sblocca dentro di noi qualcosa che ci permette di avere il coraggio di essere noi stessi anche contro un mondo ostile. Oltre ai racconti in questo numero abbiamo anche in presa diretta l’esperienza scolastica, in particolare degli esami di stato di Elena Moroni giovane diplomata che ha voluto condividere con noi l’uragano di cambiamenti che segna questo importante passaggio di vita, ricordandoci quanto “la scuola in questo periodo così difficile, ha avuto l’importante compito di mantenere la “normalità”, mantenendo viva la comunità di classe e il senso di appartenenza a essa, combattendo il rischio di isolamento e di demotivazione.” O almeno ci ha provato. Ancora protagonisti gli/le studenti che in questo numero ci hanno regalato una Giusta in più, Ildegarda di Bingen, personalità incredibile che ha colpito la fantasia delle loro giovani menti soprattutto per il suo anticonformismo e il suo ambientalismo ante litteram. Tutto ciò fa ben sperare, visto che la generazione di Greta sarà quella che più di tutte subirà le conseguenze della nostra scellerata assuefazione ai combustibili fossili. Ricordiamo che prima del lockdown, prima che le nostre menti venissero contagiate memeticamente dall’argomento virus, i Fridays For Future erano all’ordine del giorno. Che l’inizio della scuola possa riportare anche queste tematiche al centro dei nostri interessi. Dagli/dalle studenti passiamo ai/alle docenti, e viceversa, due facce della stessa medaglia, due stati della stessa sostanza, la comunità di apprendimento, che è comunità di affetti e di intenti, di eros trasformato in gnosis e gnosis trasformata a sua volta in philia come in uno specchio, e Sara Marsico ci porta nel cuore di questa relazione, insieme a Francesca in un vero confronto a cuore aperto tra docente e studente. Con questo numero chiudiamo i lavori degli studenti e delle studentesse di Mauro Zennaro con le illustrazioni per le lettere U come Uomini, V come Verginità, W come “Where is my place?”, X e Y come i Cromosomi, Z come Zenobia dell’abbecedario di Vitaminevaganti scritto da Graziella Priulla e illustrato da Marika Banci, che davvero è diventato un incontro fisso, desiderato e interessante.Grazie all’intervista di Alessia Bulla Incontriamo Piera Massoni, logopedista, con cui continuiamo ad approfondire il tema delle sordità in età dello sviluppo, non solo, oltre gli stereotipi ogni persona sorda è diversa e necessita di un percorso differenziato, ma più in generale ogni bambino e ogni bambina lo è, e non è possibile nessuna generalizzazione senza perdere e tagliare parti importanti della vita cognitiva e affettiva del soggetto. La scuola deve essere inclusione. Infine chiudendo come di consueto con gli esempi delle Giuste proposte, voglio ricordare come auspicio e ispirazione per il nuovo anno scolastico Filiz Şaybak, Wangari Maathai e Teresa Sarti Strada. Penso che l’obiettivo più grande per un/una docente sia quello di gettare le basi affinché crescano persone come queste, in grado davvero di cambiare il mondo, di sacrificarsi e lottare davvero, dando senso all’insensatezza, al caos e alla violenza del mondo. Tutto il resto è poca roba.

Cari/e apprendenti buon inizio scuola. Il futuro conta su di voi!

Editoriale di Antonio Clemente

OeR22asbDocente di Italiano, storia e geografia, appassionato di Linguistica e Didattica, laureato magistrale in Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica. Ho una seconda Laurea magistrale in Scienze dell’informazione, della Comunicazione e dell’Editoria. Cofondatore di Vitaminevaganti e responsabile del progetto editoriale di Vitamineperleggere.

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