Editoriale. “Vola solo chi osa farlo” con un omaggio a V.V. Majakovskij

Carissime lettrici e carissimi lettori,
era già successo qui un’altra volta. Era accaduto per la scomparsa di un altro scrittore, a noi caro e conosciutissimo, Andrea Camilleri. Oggi riprendo l’editoriale posticipando l’incipit immaginato, per un omaggio dovuto ad un altro narratore che se ne è andato, giovedì mattina in Spagna, lontano dalla sua terra, che aveva sempre amato e difeso: Luis Sepulveda, il coraggioso scrittore cileno, paladino di un’umanità universale ci manca già. Se l’è portato via il male di oggi, il Coronavirus, al quale era risultato positivo dopo il ricovero in ospedale, al ritorno da una fiera letteraria in Portogallo. Nonostante la sua poesia, la sua splendida fantasia, il suo amore per la libertà. Era riuscito a sopravvivere alle carceri e alle torture di Pinochet, all’esilio. Si era battuto sempre per la libertà, la giustizia e lo palesava nei suoi libri e nella sua vita, al fianco del presidente Salvador Allende, tra i giovani della Gap, il gruppo di amici personali. Antiliberista, ecologista convinto, rimarrà per sempre lo splendido autore di storie di un’umanità struggente, inclusive e coraggiose, memorabili, che abbiamo seguito anche sul grande schermo.
Brillanti già nel titolo i suoi libri. Come Il vecchio che leggeva romanzi d’amore oppure Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, che ci indicano il valore dei sentimenti, la forza dell’umiltà, la grandezza della solidarietà, che può andare oltre i confini delle specie. Si è scritto di lui che “giocava coi generi”. Con la favola ci presenta i personaggi animali che hanno riempito i suoi libri, dal cane alla lumaca, dal gabbiano al gatto, al topo, tutti insieme con una grande forza nell’aiutarsi a vivere, superando alla grande, volando sopra, viene da dire, al luogo comune che ne stabilisce i rapporti. Tra le pagine dei suoi libri gli animali vanno tutti d’accordo e insegnano qualcosa a chi legge: la fedeltà, il valore della lentezza, l’amicizia, il coraggio di volare. Con la novela negra ha denunciato l’arroganza del potere che causa la solitudine di chi è sconfitto. Poi ha saputo usare il romanzo sentimentale, il racconto.
Proprio ora questa morte di Sepulveda. Ora che (e ne parleremo più oltre) la terminologia corrente si fissa fortemente sul linguaggio da trincea che produce non l’avvicinamento, ma l’allontanamento degli uomini e delle donne dai simili, che colpevolizza un popolo intero, rendendolo causa della pandemia in atto.  “Il virus cinese”, “il virus di Wuhan”, come viene chiamato costantemente il Covid-19, senza mai nominarlo scientificamente, dal Presidente di uno degli Stati più forti della terra, mettendo di fatto un intero popolo all’indice. Sepulveda ci dà una lezione sublime di porosità dei confini. Ci insegna, e la sorte ce lo ridona in questo momento difficile, la fedeltà, l’amicizia sempre possibile, persino se si appartiene ad altre categorie viventi.
Oggi le parole narrate dallo scrittore cileno sono da ascoltare con ancora più forza. Ci lascia un faro, in questo mondo segnato così fortemente dalla malattia a causa della quale lui stesso è morto. Ci cura la sua scrittura, ci dona un viatico per stare meglio al mondo. Inventa un vaccino che non è contro il Covid-19 ma contro la meschinità e la prepotenza. Ci dice che la lentezza è una qualità da non trascurare, ci dice di farne tesoro ai tempi di questo virus così ferocemente veloce a impossessarsi di noi, come ha fatto con lo scrittore stesso. Sepulveda ci dà il coraggio di provare a volare: questa è la sua grande eredità!
Ora riprendiamo, come succede nella vita, dove ci si deve rialzare e continuare il cammino. Orfani e orfane di lui dobbiamo sentirci affidate tutte e tutti al suo modo di vedere il mondo, che ci spronerà, da chissà dove e chissà come, con tenacia e pazienza, ancora a librarci in aria.
Comincia da oggi una nuova iniziativa che abbiamo deciso di chiamare Tesi vaganti, come potrete constatare dal nome aggiunto alla tendina del menù (a Studi e ricerche) postato sopra il nome della rivista. Sarà questo di Tesi vaganti un appuntamento mensile al quale siete tutte e tutti invitati a partecipare. Una bella opportunità per laureate e laureati che hanno avuto buoni, se non ottimi, input dalle ricerche per il lavoro finale del loro percorso universitario, ma non sono riuscite/i, forse anche sognandolo, a pubblicarlo. Ora noi qui a Vitaminevaganti.com gliene offriamo l’occasione. A turno, per età, se così si può dire, tenendo conto e alternando lavori più lontani nel tempo e altri recenti, pubblicheremo la tesi di laurea per intero preannunciandola con un articolo della/o stesso autore/autrice, qui all’interno della rivista e rimandando, per chi ne fosse incuriosito, con un link appropriato alla tesi vera e propria.
In questo numero potete trovare il primo esempio. Nella presentazione iniziale avrete anche tutte le indicazioni utili per chi ha domande da porre e vuole candidarsi. Qui, ma lo ripeterà la prima candidata, Danila Baldo, che è poi anche l’ideatrice di questa iniziativa e pubblicherà la prima tesi, vi rendo le spiegazioni di massima. La mail di riferimento è toponomasticafemminilelodi@gmail.com e nell’oggetto dovete sempre posticipare il vostro cognome alla dicitura “Tesi nel cassetto” (oggetto: Tesi nel cassetto cognome). Nella mail dovrete illustrare l’argomento del lavoro (che avrete cura di far arrivare in formato pdf perché possa essere letto e messo in pubblicazione), i dati della tesi (università, facoltà, corso di laurea, anno di discussione) e indicare i vostri recapiti. Saranno chiaramente preferite le tesi sulla parità, sul linguaggio di genere, su questioni femminili o su aspetti legati al genere. Nei parametri di scelta non ci sarà alcuna differenziazione tra argomenti con temi umanistici e scientifici. Perciò se vanno bene tesi su scrittrici, pittrici e filosofe o su linguaggio e problematiche di genere, vanno altresì benissimo lavori che trattano di grandi biologhe, avvocate, architette, ingegnere e del loro operato, così come sono graditissime tesi di medicina di genere (questi miei sono solo esempi di massima). L’idea, ancora non ben definita, sarebbe quella di alternare la tesi di una/un giovane a quella di un/una laureata meno giovane, così da essere anche da stimolo e aiuto (ravvicinato nel tempo) per chi sta cominciando ora a elaborare il proprio lavoro finale. Dunque aspettiamo le vostre proposte e ci auguriamo siano tante e attraenti.
Abbiamo parlato a lungo di questa iniziativa perché è in dirittura di avvio e ci sembrava importante spiegarvela bene. Abbiamo trascurato la presentazione del resto degli articoli, tutti però, a mio avviso, interessantissimi. Da quello sul regista e scrittore americano Michael Moore che ci chiarisce, e in tempo di crisi non è poca cosa, i mali dell’economia del suo Paese e non solo, all’articolo sulle donne nell’arte astratta, a quelle della serie Le Mille o alla recensione di un libro sulle donne coraggiose, che sono tante e in tanti modi hanno fatto la Storia del mondo, mai o quasi mai riconosciute, fino alla passeggiata (ora potremmo goderci solo il prodotto con il palato) tra i vigneti della Romagna e dell’Emilia con l’azienda del circuito delle donne del vino. Belli anche gli articoli che riguardano il Covid-19: dalle osservazioni di una madre con la figlia in Erasmus a Parigi, in ritardo di una settimana sul percorso italiano e quindi avvantaggiata dai consigli materni, a un articolo sui cinque sensi, quasi tutti annullati per chi si ammala di coronavirus, all’assistenza ancora più traballante e complicata e alla discriminazione ulteriore verso le donne che chiedono oggi l’applicazione sicura della Legge 194. O le storie di donne significative come Rigoberta Menchu, Renata Viganò, Miriam Makeba, Mama Africa, che ha finito i suoi giorni terreni qui da noi, nel 2008, a Castel Volturno, dopo un concerto in onore di sei migranti uccisi dalla camorra.
Ma non vorrei dimenticare un anniversario e un compleanno. Un augurio affettuoso, da parte di tutte e tutti noi, al teatro, ai 100 anni di Gianrico Tedeschi che compie un secolo il 20 aprile, in attesa di quello, sempre centenario, della sua amica Franca Valeri (il 31 luglio).
Poi un omaggio personale a un poeta, al poeta delle metafore, a Vladimir Vladimirovič Majakovski, il poeta kuligàn, teppista, come amava definirsi, attore, regista teatrale, drammaturgo, pittore, grafico, suicidatosi, deluso, in una stanza d’albergo di Mosca, il 14 aprile 1930, novanta anni fa. Majakoskij ebbe a scrivere: “Io e il mio cuore non siamo vissuti / neppure una volta fino a maggio / e nella mia vita passata esiste solo il centesimo aprile”, profezia, e non l’unica, tra la meraviglia dei versi de La Nuvola in calzoni (1915).
Volevo parlarvi di gentilezza, di cura, di linguaggio di guerra da sostituire al più presto con uno di pace, di clandestinità, di gioia, persino di una fionda e del Lessico della tenacia che è soprattutto il sottotitolo di una meravigliosa trasmissione radiofonica della domenica mattina (radio 3, La lingua batte, dalle 10,30). Ma ve ne parlerò la prossima volta.
Ora vorrei agganciarmi a uno spunto, ripreso proprio dalla prima puntata della nuova versione della trasmissione radiofonica appena citata (che bello ascoltare la radio!), che ci guidi con più allegria in questo che ormai viene chiamato lockdown.
Dal secolo scorso e dal nuovo millennio di Luis Sepulveda facciamo un salto di nuovo letterario, di nuovo per star bene nell’oggi. Alla fine del 1700 con un esile libretto che fece la gloria del suo autore, Xavier De Maistre, amatissimo anche dal Manzoni, scrive un saggio/racconto dal titolo oggi davvero interessante: Viaggio intorno alla mia camera, da cui possiamo trarre spunti preziosi. De Maistre lo compose nei giorni degli arresti domiciliari a cui era stato condannato per aver partecipato a un duello. Facciamo tesoro della sua esperienza: «Ho intrapreso e compiuto un viaggio di quarantadue giorni intorno alla mia camera – scrive
. Le interessanti osservazioni che ho fatte, e il continuo piacere che ho provato lungo il cammino, mi facevan desiderare di renderlo pubblico; nella certezza di essere utile, mi son deciso. Il mio cuore prova un’indicibile soddisfazione, se penso a tutti quegli infelici ai quali offro un espediente sicuro contro la noia, e un lenimento ai mali che patiscono.
Il piacere che si scopre a viaggiare nella propria camera è al riparo dall’inquieta invidia degli uomini, e non dipende dalla fortuna…
Migliaia di persone, che prima di me non avevano osato o non avevano potuto oppure non avevano mai sognato di viaggiare, si decideranno a seguire il mio esempio. Il più indolente esiterebbe forse a mettersi in viaggio con me per procurarsi un piacere che non gli costa né fatica né denaro? Coraggio, dunque, si parte. Seguitemi voi tutti… Mi seguano tutti gli sventurati, tutti gli ammalati, tutti gli annoiati del mondo! Si levino in massa tutti gli indolenti! E voi, che andate macchinando sinistri progetti di riforma o di solitudine per qualche infedeltà subita; voi che in un salottino rinunziate per sempre al mondo, amabili anacoreti d’una serata, venite anche voi; datemi ascolto, lasciate quei vostri tetri pensieri; voi sottraete un attimo al piacere senza guadagnarne uno alla saggezza; degnatevi di accompagnarmi nel mio viaggio». L’autore del pezzo citato, a differenza di Salgari, che immaginò la Malesia e Sandokan ben seduto alla scrivania della sua casa editrice, ha viaggiato per il mondo in lungo e in largo e realmente, anzi, lo ha ammirato anche dall’alto, provando a fare un’esperienza in mongolfiera. Ma nella sua reclusione finisce per innamorarsi davvero di questo suo stare e, allo scadere della sua prigionia, sempre nello stesso libro che abbiamo citato, scrive: «Devo lasciarti, incantato paese della fantasia, la mia camera: proprio oggi certe persone da cui dipendo pretendono di restituirmi la libertà come se mi fosse stata tolta. Essi mi hanno vietato di percorrere una città, ma mi hanno lasciato il mondo intero». Ne usciremo, dunque, stando alle parole e all’esperienza di De Maistre, arricchite e arricchiti. Di riflessioni, contatti, riposo e buoni libri.
Dunque più che mai: buona lettura a tutte e a tutti.

 

 

Editoriale di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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