Editoriale. “Viviamo il tempo che ci è dato vivere”. “Cosa mi manca?“

Carissime lettrici e carissimi lettori,
“Se fosse possibile dire saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a domani, credo che tutti accetteremmo di farlo. Ma non è possibile. Oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso. Si tratta di vivere il tempo che ci è dato vivere con tutte le sue difficoltà”. Una frase importante, un significato di un’attualità ineluttabile. Fu l’ultimo discorso ai Gruppi parlamentari fatto da Aldo Moro il 28 febbraio 1978. Due settimane dopo, il 16 marzo, il Presidente del partito di Governo sarebbe stato rapito in via Fani e il suo corpo sarebbe stato ritrovato, come tutte e tutti ricordiamo, in via Caetani, il 9 maggio, dopo un terribile andirivieni di notizie, colpi di scena e, chiaramente, di comunicati delle Brigate Rosse, che avevano progettato il rapimento, sterminato la scorta e ucciso lo stesso Moro, dopo quasi due mesi di prigionia.
Dunque “viviamo il tempo che ci è dato vivere”. Ma come? Ci siamo inventate/i anche questo.
Si potrebbe fare un gioco: Cosa mi manca? Sarebbe una risposta, che potreste darci anche su quest’editoriale o lanciare sulla vostra pagina Facebook. Un tentativo di trovarci a guardare meglio dentro di noi. L’assenza di ciò che amiamo o di chi amiamo ci crea desiderio, e questo fa sì che rimandi nello specchio un’immagine che affiora da dentro in superficie e ci fa guardare, grazie alla ricomparsa del tempo dedicato a noi, quello che più desideriamo.
Nostra signora del desiderio scriveva Franco Cuomo, indimenticabile mio caporedattore e autore di qualità, in quel bellissimo saggio Elogio del libertino, vero manuale della seduzione.
Sono tante le soluzioni per occupare il tempo da casa, anche per scacciare la possibilità che entrino in noi i cattivi pensieri, che già sono tanto stimolati dal clima ovviamente pesante. Tra queste sicuramente bella è l’iniziativa del Salone del libro di Torino (ma non unica) che, avvisando gli/le abbonate della propria mailing list del probabilissimo spostamento dell’importante e attesissima manifestazione primaverile del Lingotto, ha mandato a tutte e a tutti il regalo di una piccola lettura di classici fatta da altrettanti scrittori. Un po’ come quell’irripetibile esperienza compiuta dall’editore Einaudi (anche qui è partita da Torino!) che qualche decennio fa creò una, per me stupenda (ma spero non solo per me), collana di Autore tradotto dall’autore, per cui uno scrittore moderno si è cimentato nella traduzione di un grande della letteratura. Indimenticabile, tra le altre, tutte di grande valore, la Tempesta Shakespeariana tradotta, dall’inglese al napoletano, secondo l’elaborazione meravigliosa di Eduardo De Filippo.
Tra le letture offerte dal Salone (l’operazione è intitolata Affidarsi alla letteratura per ritrovarsi) si trova, tra le altre, quella di Erri De Luca che legge Il buio oltre la siepe, o Giuseppe Culicchia che, con La cantatrice calva, ci fa godere dell’allegria ironica di Ionesco.
Bellissime le iniziative legate al Decameron, scritto proprio durante l’isolamento per una pestilenza, quella gravissima che colpì soprattutto Firenze nel XIV secolo. Con l’hashtag #Decameron gli Uffizi mettono a disposizione, sulla pagina Facebook, moltissime immagini con un’attenzione particolare a Raffaello, del quale, in quest’anno tormentato, ricorre il cinquecentenario della morte. Con Una storia ci salverà un gruppo di scrittori e scrittrici ci mette la faccia e la voce, sempre su Facebook, per letture fatte da grandi autori. Un’iniziativa analoga è Scrittori a domicilio, poi un’altra, dal nome emblematico, Racconti in tempo di peste, in omaggio proprio all’opera del Boccaccio.
I musei, tanti, hanno messo a disposizione in streaming intere visite guidate che ci faranno sentire come se fossimo lì o, almeno, ci metteranno addosso il desiderio, una volta libere e liberi, di poterci andare sul serio ed essere davvero noi davanti a quei quadri, a quelle sculture, a quelle vetrine con porcellane e tanta, ma tanta bellezza!
In quest’epoca silenziosa e costringente abbiamo dunque la grande opportunità (perché comunque si tratta di una grande opportunità) di andare, da casa, in visita al Museo egizio di Torino, possiamo recarci, in men che non si dica, alla Galleria degli Uffizi, ai Musei Vaticani e alla Galleria Borghese, far visita alla ricchissima e indimenticabile collezione del Museo di Capodimonte e, risalendo di botto l’Italia, passare del tempo splendido nei luoghi della Fondazione dei Musei civici di Venezia e alla straordinaria Collezione Guggenheim, con le sue mostre ancora in corso, per ritornare verso Parma al Museo della Pilotta, o a Piacenza e al Nazionale di Ravenna. Ma la scelta non si ferma all’Italia: sedute/i comodamente in poltrona possiamo andarcene con un click, per una “resistenza culturale”, come è stato chiamato questo diritto alla cultura, tra i quadri del Metropolitan Museum, che festeggia i suoi 150 anni o fare una puntatina al Prado di Madrid oppure scegliere Atene con il suo Museo Archeologico fino ad approdare in Russia, all’immensa bellezza delle collezioni dell’Ermitage!
Il cinema non poteva mancare. Tutta una serie di titoli di film di valore artistico sono messi on line. Dalla Cineteca di Milano alla Videoteca di Morando che ha più di 500 classici del cinema e persino pellicole rare come La morte che assolve, unico reperto della recitazione di Elettra Raggio, diva incomparabile del muto. Anche il sito di Mymovie mette molti titoli a disposizione.
Festival e manifestazioni, preparate e purtroppo saltate, danno ugualmente il loro contributo, offrendo il materiale approntato per farci prendere una boccata d’aria, almeno virtuale, tra tante novità! L’Unesco fa la sua parte dando accesso libero alla Biblioteca digitale mondiale ((la Word Digital Library Home).
Siamo praticamente tutte e tutti a casa ormai da più giorni e sicuramente abbiamo già scoperto tanti diversi modi per riempire il nostro tempo, ritrovato più che perso.
Allora brindiamo! Potrebbe sembrare un abuso, una battuta di pessimo gusto, ma invece è una cosiddetta buona ragione, un filo che lega voi alla rivista, un legame concreto che possiamo avere. Sarebbe questa un’ottima occasione, leggendo l’articolo di oggi con le tre protagoniste del vino delle Marche. Marilena, Paola e Diana, con la loro azienda agricola e la bella esperienza di enoturismo attivo, nato convertendo la casa dei loro bisnonni in una elegante dimora per accogliere e poter far assaggiare il vino da loro prodotto. Con l’occasione rileggiamoci gli articoli della serie sulle donne e il vino (li troverete cliccando sul nome dell’autrice), tutti interessanti, che ci possono dare eccellenti idee per accompagnare i nostri pasti in famiglia, a casa e anche l’opportunità per ripercorrere con l’autrice i luoghi visitati alla ricerca dei vitigni e delle donne che li coltivano e portano in alto il nome dell’Italia. Assaggiamoli questi vini, approfittando di questi giorni casalinghi e prendendoci il gusto di abbinarli ai piatti che ci propone spesso l’autrice.
Ma abbiamo un’opportunità in più. Da oggi vi consiglieremo, nella rubrica, delle Ricette mirate. Saranno tutte quelle consone a questo periodo di isolamento, di difficoltà a fare la spesa, in giornate in cui siamo costrette/i a uscire il meno possibile, cercando di andare al supermercato solo una volta a settimana. Ora che siamo obbligate/i a fare meno movimento, meno attività fisica, con palestre chiuse e libertà limitata, ci occorrono suggerimenti per piatti svelti. Patate, fagiolini, zucca, riso: ingredienti di facile approvvigionamento al supermercato. Ricette buone per sempre, perché poi si useranno anche fuori da questa emergenza.
Dopo aver mangiato e brindato con il vino buono, si pensi all’anima e sono tempi in cui il bisogno si fa più urgente. Parlando dell’anima si va col pensiero subito alla poesia. Se ne parla qui come lo “strumento chirurgico dell’anima” e in questo frangente non è poca cosa. L’articolo che leggerete è dedicato alla Giornata mondiale della poesia che cade il 21 marzo.
Lo stesso giorno Libera lo ha voluto dedicare alle vittime della mafia, a tutte le vittime, anche a quelle con nomi meno noti, a chi sorvegliava le persone più in vista e ha tentato fino alla fine di proteggerle, dando la vita per e insieme a loro. Anche su questo, dell’associazione nata nel 1995 fondata da don Luigi Ciotti e delle ragioni, importanti ed umane, per le quali esiste, leggeremo qui di seguito.
Parlavamo di poesia e di bellezza. Sicuramente ci riempiamo gli occhi di bellezza immaginando le opere delle artiste dell’Avanguardia novecentesca, quell’altra metà del cielo che ha portato un contributo non da poco all’arte contemporanea (vedete l’articolo in proposito). Poesia e affetto li troverete, e ne proverete gli effetti benefici, nell’articolo in ricordo di una maestra, Ivana, rimasta nei cari pensieri di una bambina, oggi donna e insegnante. Bellezza pura nell’articolo sulla fotografia di una grande, Diane Nemerov Arbus, e nel coraggio di una donna, Ada Prospero Gobetti, o nella descrizione di Nilde Iotti, donna di primato, nella serie Le italiane, della quale quest’anno festeggiamo il centenario, o ammirando la grandezza di santa Caterina da Siena (citata per Le Mille). Belle poi le donne tutte, alle quali sono state promesse le strade di Capo d’Orlando, oggi tutte al maschile. Interessante l’intervista impossibile fatta a Mahasweta Devi, scrittrice e attivista di origine bengalese.
Di poesia e di bellezza, la bellezza del cuore, si parla in un altro commovente articolo che vi suggerisco di leggere per l’umanità dimostrata, e qui raccontata, di un popolo intero, quello pugliese. Sono i ricordi di una bambina di Brindisi, la città dove finisce la Regina Viarum, la via Appia, per i romani regina di tutte le strade. Brindisi è la città dalla quale, nelle giornate serene, si riesce a vedere distintamente la terra d’Albania, dalla quale sono giunte le Aquile (dal significato del suo nome), i primi esuli arrivati sulle sponde italiane, sulle navi enormi e sgangherate, a grappoli di disperazione e di speranza. Cantava Ivano Fossati: “Proprio sul filo della frontiera il commissario ci fa fermare/ su quella barca troppo piena non ci potrà più rimandare/ su quella barca troppo piena non ci possiamo ritornare/ e sì che l’Italia sembrava un sogno steso per lungo ad asciugare/ sembrava una donna fin troppo bella che stesse lì per farsi amare/ e noi cambiavamo molto in fretta il nostro sogno in illusione/ incoraggiati dalla bellezza vista per televisione/ disorientati dalla miseria e da un po’ di televisione.
Che passino presto questi tempi difficili e ci facciano solo da insegnamento e monito per non ripetere gli errori.
Buona lettura a tutte e a tutti

 

 

 

Editoriale di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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