Editoriale. Vitamine contro la paura

Care lettrici e cari lettori eccoci al secondo numero di Vitamine per leggere e al primo editoriale specifico del progetto che come sapete è la sezione operativa di Vitaminevaganti, nata nell’ambito di Vitamine digitali, realizzato con la Regione Lazio, che si occuperà di fake news, della manipolazione dell’informazione, di disabilità e inclusione, abbracciando e spaziando dalla pubblicità sessista e discriminatoria, dalla ludopatia e dal cyberbullismo agli stereotipi e pregiudizi, soprattutto in ambito scolastico con la proposta e la messa in pratica di modelli educativi attenti e innovativi dal punto di vista pedagogico, linguistico e cognitivo che siano esempi di buone pratiche per creare un immaginario alternativo e rispettoso di tutte le differenze.

Si tratta di un editoriale molto particolare: è il primo specifico per Vitamine per leggere, ed è un editoriale pasquale, ma di una Pasqua molto anomala, privata del suo senso di festa, condivisione, di vacanza, di rinascita, di rincontri tra familiari che si ritrovano al di fuori della routine caotica e asfissiante del lavoro e dei mille impegni. È una Pasqua di clausura, di quarantena ai tempi del Covid-19, ma non per questa soltanto anomala e triste, perché l’emergenza sanitaria l’arricchisce aldilà dei consueti significati religiosi, di simboli e valori particolari, veicoli di introspezione personale e sociale che possono essere uno dei tesori da raccogliere in questi strani tempi. Tutto è condizionato dal virus, le nostre lenti sulla realtà sono distorte, amplificando il meglio e il peggio di ognuno di noi, basta affacciarsi al balcone per vedere l’ambiguità, la bellezza e la bruttezza che ci tira fuori: si canta insieme con un’unione e una partecipazione mai vista prima, ma allo stesso tempo si diventa il guardiano o la guardiana dell’altro, il giudice moraleggiante che vuole imporre a tutte e tutti quello che considera il meglio… Cosa sta facendo giù il mio dirimpettaio? Avrà il permesso per farlo? Dove va? Chiamo i carabinieri?

Il virus contagia metaforicamente tutti in maniera memetica cioè come “molecola di informazione” capace di diffondersi, tra una mente e l’altra rapidamente e di entrare in ogni anfratto del dibattito pubblico e della vita personale; non a caso si dice che quando un’informazione si diffonde rapidamente lo stia facendo in maniera virale, e pertanto, le riflessioni proposte negli articoli di questo numero sono condizionate inevitabilmente dall’attualità, ma non reagiscono passivamente e reattivamente, soltanto come una sorta di difesa immunitaria, ma sono propositivi, cercano di avere uno sguardo lungo, che sia cura capace di guardare oltre l’emergenza e le distorsioni di questo periodo, concentrandosi soprattutto sulla scuola, officina del futuro e sul periodo tormentoso che sta attraversando, sulla fantastica risposta dei docenti e delle docenti, degli studenti e delle studentesse, di ogni tipo ed estrazione sociale, da quelli e quelle più “performanti” ai BES di ogni età, tutti e tutte si sono adattati/e in fretta alla DAD, cioè alla didattica a distanza allestendo furiosamente piattaforme, e strumenti per poter continuare a insegnare e a imparare, e quindi anche Vitamine per leggere non potendo fare formazione in classe si sta adattando potenziando la sua “offerta” sia quantitativamente, gli articoli sono passati da 12 a 15, ma soprattutto contenutisticamente, inserendo sempre un focus specifico sulla scuola e i suoi problemi, e, nei prossimi numeri inserendo dei veri e propri lavori che non sostituiranno la didattica in presenza, ma che manterranno nell’emergenza, viva la concretezza formativa che sta alla base di questo progetto.

Se la scuola nelle sue parti migliori ha risposto bene all’emergenza, con generosità e impegno, non mancano criticità e riflessioni come ben mostrato dalle nostre autrici, in particolare Sara Rutigliano ha riflettuto proponendo dieci interrogativi indotti dalla nuova situazione scolastica, dandoci un importante spunto di riflessione di fondo: riempire di compiti e attività, è davvero il miglior modo di affrontare questo periodo? Non sarebbe più equilibrato accettare il disagio e il vuoto generato da questa situazione, al posto di riempirci di attività per una sorta di horror vacui? È questa la riflessione che mi suscita il suo testo, oltre allo spunto sulla dipendenza dalle tecnologie, che in questo periodo può aumentare il fenomeno pernicioso della ludopatia. Con Giovanna Nastasi si indagano le nuove emergenze e gli antichi problemi della scuola, e di come queste restino come un segno, una cicatrice che impedisce e rallenta le pratiche volte a risolvere la crisi, e all’accettazione del disagio e della fragilità che un’insegnante deve conservare anche e soprattutto in un momento così particolare. Fragilità e disagio, aumentano in questa situazione, e capire e comprendere i modi in cui si genera il disturbo primario del linguaggio e di come questo influisca sulle relazioni significative è di fondamentale importanza e utilità, e Alessia Bulla col rigore scientifico che la contraddistingue ci offre indicazioni estremamente utili. In questo periodo in cui la tecnologia diventa il nostro più potente alleato per proseguire moltissimi lavori, riflettere sulla comunicazione veicolata dagli strumenti tecnologici è molto importante, soprattutto per non scambiare il virtuale per una terra di nessuno, un ambiente che intangibile permetta qualsiasi cosa, compresa la violenza e la sopraffazione e Sara Marsico ci propone il bellissimo manifesto per la comunicazione online di Parole O-stili (https://paroleostili.it/) progetto che ha ricevuto la medaglia dal Presidente della Repubblica per la sua valenza sociale, e per gli strumenti pratici che propone alle scuole e a chiunque svolga un lavoro che fa largo uso di strumenti digitali, per una comunicazione rispettosa e consapevole. Non vedo qualcosa di più utile per le scuole che lo sviluppo della consapevolezza comunicativa sul digitale, specie adesso in cui siamo costretti/e a usarlo tra opportunità e problematicità su larga scala. La consapevolezza è alla base di una coscienza critica per evitare e prevenire il fenomeno del cyberbullismo, declinazione insidiosa e problematica del bullismo classico come ci mostrano, cercando di offrici esperienze utili e concrete Giuseppina Incorvaia e Virginia Mariani nei rispettivi articoli. La comunicazione digitale, le sue articolazioni sono alla base della riflessione di Elisa Mariella che ci mette in guardia dalle fake news, che in questo periodo di emergenza proliferano e si modificano, dandoci importanti strumenti per fare fact-checking e debunking. La comunicazione digitale, veicola vere e proprie fake news, o più comunemente fa leva sui nostri bias cognitivi, sulle nostre abitudini mentali, spesso infarcite di stereotipi e sessismo, ciò appare limpido e nitido soprattutto nelle pubblicità, e con Antonio Lupoli ricordiamo Anna Maria Arlotta, il suo impegno civile e la sua lotta contro la pubblicità sessista.

Libri, storie, dialoghi, esempi di vita sono le narrazioni che modificano il nostro immaginario e quindi il mondo; sono come direbbe Brunori Sas le nostre “Canzoni contro la paura”. “Canzoni” quanto mai necessarie in questo periodo. Ed è la paura il denominatore comune dei due racconti proposti in Iuvenilia creati direttamente dagli studenti e dalle studentesse che hanno partecipato al Concorso Nazionale Sulle vie della parità: il primo proposto, L’Ergastolo, analizza la paura di rimanere ingabbiati in un modello culturale e sociale che limita la propria libertà di espressione, e la capacità di essere se stessi e se stesse, il secondo dal titolo austeniano Odio e Pregiudizi ci porta in un mondo distopico in cui la paura della diversità tra uomini e donne ha portato i sessi a combattersi e a ritrovare solo all’ultimo momento la capacità di comprendersi e superare pregiudizi sessisti. “Canzoni contro la paura” sono gli esempi di Giuste qui proposti, Marielle Franco e la sua lotta per le donne nelle favelas brasiliane, il suo sacrificio e impegno (Autrice: Emma De Pasquale), Samia Yusuf Omar, gazzella in corsa per la libertà, morta in quel Mar Mediterraneo ormai insanguinato, per difendere e trovare la sua strada (Autrice: Valeria Pilone), e aldilà di ogni mitizzazione e storia stereotipata l’esempio limpido di Ipazia, paladina della sapienza antica, del pensiero libero e della libertà, raccontata da Eleonora Camilli, senza nessuna patina retorica volta alla sacralizzazione ma descritta come donna reale e tangibile.

Infine, vorrei concludere questo editoriale così pieno di spunti con la recensione scritta da Graziella Priulla di un libro che consiglio di leggere: Che genere di stereotipi? Pedagogia di genere a scuola di Patrizia Danieli, vera sintesi di tutti gli spunti e le riflessioni fin qui presentati; perché la lettura è lo spazio di libertà, di evasione e di costruzione di nuovi immaginari più potente di cui disponiamo. Un vero antidoto contro la paura.

Brunori Sas: Canzone contro la paura (https://www.youtube.com/watch?v=O5UejY-iGRc)

 

Editoriale di Antonio Clemente

OeR22asbDocente di Italiano, storia e geografia, appassionato di Linguistica e Didattica, laureato magistrale in Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica. Ho una seconda Laurea magistrale in Scienze dell’informazione, della Comunicazione e dell’Editoria. Cofondatore di Vitaminevaganti e Responsabile del progetto editoriale di Vitamineperleggere.

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