Editoriale. Spazi e immaginari nuovi

Benvenute e benvenuti al nostro terzo editoriale specifico del numero mensile di Vitamine per leggere. Un numero particolare e speciale, perché accompagna docenti e alunne/i verso la conclusione di un anno scolastico travagliato, difficile e speciale, critico ma proprio per questo ricco di emozioni e come vedremo di spunti, speranze per aprirci a “spazi e immaginari” nuovi per il prossimo anno scolastico. Oggi si sarebbe dovuto tenere il ventiseiesimo Roma Pride, ma proprio l’inimmaginabile ha reso impossibile questo evento, tuttavia, lo spazio fisico delle piazze occupate dal corporeo di sessi, generi e orientamenti di ogni tipo che sfidano convenzioni e vecchi immaginari è soltanto rimandato a tempi migliori, nel frattempo si è trasferito nel virtuale, nei vari eventi proposti e condivisi. A tal proposito segnalo la lodevole iniziativa delle associazioni sportive LGBTQI e inclusive romane che per la giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia hanno creato un ironico e bellissimo video per sfidare il pregiudizio (https://www.facebook.com/watch/?v=2363422710469548). Hanno immaginato lo sport come spazio di inclusione nuova e non come luogo di perpetrazione di stereotipi e discriminazioni. Da sempre l’azione di Toponomastica femminile è quella di rinominare i luoghi, le vie, le piazze, perché questo è capace di cambiare l’immaginario che da secoli vede la donna marginalizzata, pertanto vorrei segnalare la bellissima iniziativa intitolata Stradario in rosa.  Una mostra virtuale che vi accompagnerà per le strade di Roma alla scoperta di donne che hanno fatto la storia e che la città eterna celebra ogni giorno nei nomi di vie e di piazze (https://romastradarioinrosa.wordpress.com/?fbclid=IwAR1ohV8skS6MwY5gkqVcKegHZaEsXSD5eP0PPHDBtgp4V-24904x8jjnEbo). Vie, e intitolazioni al femminile sono il cuore dell’articolo di Giulia Piva che nella sua intervista a Maria Pia Ercolini va dritto al cuore della questione: “Il primo dato di cui mi ha messo al corrente è che l’indice di femminilizzazione delle vie in Italia (cioè il rapporto matematico tra vie dedicate a donne e quelle dedicate agli uomini) si aggira intorno al 7,8%, il che significa che di 100 vie meno di 8 sono dedicate alle donne.” Non si tratta di meri numeri, ma di simboli che impattano inconsciamente sulla nostra percezione profonda dei ruoli di genere e dell’importanza storica delle donne, che non sono state soltanto mamme e sante, ma anche artiste, scienziate, filosofe, e tutto il lungo elenco di mestieri che “udite udite” non si declinano solo al maschile. Spazi rinominati, parole nuove, sono sentieri che guidano il pensiero, come ci mostra Donatella Caione nelle suo Storie per ripartire: titolo del convegno online organizzato da Maria Grazia Anatra, toponomasta e Presidente dell’Associazione Woman to be e organizzatrice del Premio letterario Narrare la parità, svoltosi il 29 maggio. Le narrazioni servono anche alle bambine e i bambini, alle ragazze e a i ragazzi come copioni nuovi in cui leggere le cose del mondo e dare loro un nuovo significato. “Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti in un suo celebre film, ma forse lo sono molto di più di quello che siamo abituati a pensare, perché sono la forma in cui la nostra mente struttura la realtà. Le stesse coordinate di spazio tempo che sembrano quanto di più universale possa esistere sono modificate dalla lingua che parliamo, e attraverso un’affascinante rassegna di spunti ed esempi Micol Megliola ci porta alla scoperta di modalità di pensiero differenti, utili spunti per sradicarci dal nostro egocentrismo culturale e sociale. Lingue e culture diverse sono anche al centro dell’articolo di Flavia Funari che ci regala la sua esperienza da docente di lingua italiana per stranieri per avvicinare e domare quel “dragone” irrequieto che è per noi la cultura cinese. “Parole, parole, soltanto parole” diceva Mina. Niente di più falso! Le parole non sono soltanto parole, e così Sara Marsico approfondisce i primi due punti del Manifesto di Parole O_Stili, progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza delle parole, raccontato in un precedente articolo (https://vitaminevaganti.com/2020/04/11/il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile-in-tempi-di-didattica-a-distanza/). Le parole virtuali sono reali e la loro scelta dichiara chi siamo. Parole ostili sono quelle terribili che ha dovuto sentire e subire Giovanna Botteri, vittima di body shaming o, per usare un termine che non metta sempre al centro la cultura anglo-americana, vilipendio del corpo a causa di una capigliatura e un aspetto apparentemente poco curati, fattaccio imperdonabile per una donna, creatura a cui non è mai consentito di non essere bella o in ordine. Allora restituiamo valore e dignità al corpo femminile, all’intelligenza di questa grande giornalista con le parole di Valeria Pilone che nel suo articolo ci fa rivivere il percorso professionale e umano di Giovanna. Le parole sono fatte di lettere, elementi grafici minimi, che però possono essere dilatati, disegnati, rinnovati e ripensati dalla mente e dalle mani degli/delle studenti, come ci mostra Mauro Zennaro nel suo secondo articolo dedicato all’abbecedario di Priulla e Banci (https://vitaminevaganti.com/category/societa/stereotipi/labbecedario/), questa volta si va dalla F alla J. Le parole possono anche non avere suoni, la facoltà innata del linguaggio sa creare lingue, anche attraverso i gesti, e Alessia Bulla ci porta a scoprire i segreti della LIS. La sordità come ogni disabilità trova il suo completamento intrinseco con l’abilità, per questo Virginia Mariani preferisce parlare ai suoi alunni e alunne di diversabilità, quando affronta con le giuste parole queste tematiche. Immagini, parole, suoni, gesti sono l’alfabeto del pensiero e dare libero sfogo alla comunicazione che sgorga ricca e complessa dalla mente dei più piccoli e delle più piccole, come mostrato dai bellissimi lavori della classe di Rosa Perupato, rende capaci di esorcizzare paure e demoni di questi drammatici mesi. I bambini e le bambine con la loro semplicità e genuinità hanno preso il meglio dalla tragica situazione. Nessuno ha parlato di morte. La scrittura è stata uno strumento importante perché ha demonizzato la drammaticità del momento, sublimandola nell’arte. Spazi e immaginari più liberi e nuovi richiedono sforzo e impegno come quelli profusi da Anna Maria Mozzoni una delle figure più importanti del risorgimento femminile, e noi abbiamo un bisogno enorme di risorgimento, di nuove idee, per ricostruire il reale e ricostruirci nella nostra interiorità, per sapere coraggiosamente agire e reagire contro le ingiustizie come Pina Maisano Grassi. Queste due Giuste, che hanno sfidato l’immaginario esistente per creare qualcosa di nuovo pagando un caro prezzo, sono al centro di due articoli proposti in questo numero. Chiudiamo questa rassegna con i due racconti proposti in Iuvenilia, ricchi di speranza e positività, l’accettazione della diversità propria e altrui è al centro delle due storie. Il primo narra di un protagonista che, inizialmente timoroso nel manifestare il proprio orientamento sessuale, prende via via sicurezza attraverso il sostegno delle persone che lo approvano e finisce per farsi accettare, grazie alla propria determinazione, dai suoi stessi genitori. Un bellissimo regalo per questo Pride mancato. Il secondo allarga il discorso all’inclusione per chiunque sia discriminato a causa dell’aspetto fisico e dell’etnia. Nuovi racconti per nuovi immaginari. Le parole cambiano il pensiero, lo strutturano, rendono più facili o meno facili determinati schemi comportamentali che possono aprirci o chiudere all’altro. Avere cura delle parole, non è un esercizio per linguiste/i incallite/i, significa invece cambiare l’immaginario, lo spazio del nostro agire. Cambiare parole significa cambiare il mondo.

(https://www.youtube.com/watch?v=7pzO5hRdwzM)

Le mie parole sono sassi                                                                                                              Precisi aguzzi pronti da scagliare                                                                                                      Su facce vulnerabili e indifese                                                                                                        Sono nuvole sospese                                                                                                                      Gonfie di sottointesi                                                                                                                            Che accendono negli occhi infinite attese                                                                                Sono gocce preziose indimenticate                                                                                                  A lungo spasimate e poi centellinate                                                                                          Sono frecce infuocate che il vento o la fortuna sanno indirizzare                                        Sono lampi dentro a un pozzo cupo e abbandonato                                                                   Un viso sordo e muto che l’amore ha illuminato                                                                      Sono foglie cadute                                                                                                                  Promesse dovute                                                                                                                              Che il tempo ti perdoni per averle pronunciate

Samuele Bersani – Le mie parole

 

Editoriale di Antonio Clemente

OeR22asbDocente di Italiano, storia e geografia, appassionato di Linguistica e Didattica, laureato magistrale in Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica. Ho una seconda Laurea magistrale in Scienze dell’informazione, della Comunicazione e dell’Editoria. Cofondatore di Vitaminevaganti e Responsabile del progetto editoriale di Vitamineperleggere.

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